Blast e il Vorticismo

Long live the Vortex!

Long live the great art vortex sprung up in the centre of this town!
We stand for the Reality of the Present–not for the sentimental Future, or the sacripant Past.
We want to leave Nature and Men alone.
We do not want to make people wear Futurist Patches, or fuss men to take to
pink and sky-blue trousers.
We are not their wives or tailors.
The only way Humanity can help artists is to remain independent and work
unconsciously.
WE NEED THE UNCONSCIOUSNESS OF HUMANITY-their
stupidity animalism and dreams.
We believe in no perfectibility except our own.
Intrinsic beauty is in the Interpreter and Seer, not in the object or content.
We do not want to change the appearance of the world, because we are not
Naturalists, Impressionists OR Futurists (the latest form of Impressionism), and do
not depend on the appearance of the world for our art.
WE ONLY WANT THE WORLD TO LIVE, and to feel it’s crude
energy flowing through us.
It may be said that great artists in England are always revolutionary, just as
in France any really fine artist had a strong traditional vein.
Blast sets out to be an avenue for all those vivid and violent ideas that could
reach the Public in no other way.
Blast will be popular, essentially. It will not appeal to any particular class,
but to the fundamental and popular instincts in every class and description of people,
TO THE INDIVIDUAL The moment a man feels or realizes himself as an
artist, he ceases to belong to any milieu or time, Blast is created for this timeless
fundamental Artist that exists in everybody.
The Man in the Street and the Gentleman are equally ignored.
Popular art does not mean the art of the poor people, as it is usually supposed
to. It means the art of the individuals.
Education (art education and general education) tends to destroy the creative
instinct. Therefore it is in times when education has been non-existant that art
chiefly flourished.
But it is nothing to do with ‘‘the People”.
It is a mere accident that that is the most favourable time for the individual to
appear.
To make the rich of the community shed their education skin, to destroy polite-
ness standardization and academic, that is civilized, vision, is the task we have set
ourselves.

Long live the Vortex! (“Lunga vita al vortice!”) è il manifesto introduttivo del movimento vorticista, che elenca in brevi paragrafi ciò a cui la corrente si opponeva (futurismo, romanticismo, naturalismo, impressionismo e altro), così come ciò che perseguiva. Diversamente da altre avanguardie, l’obiettivo dei vorticisti non era quello di effettuare il cambiamento ma di sfruttarlo; Lewis affermava: “VOGLIAMO SOLO CHE IL MONDO VIVI e che senta la sua energia grezza fluire attraverso di noi” (WE ONLY WANT THE WORLD TO LIVE, and to feel its crude energy flowing through us), e ancora: “Noi sosteniamo la realtà del presente, non o il sentimentale Futuro, o il passato sacrilego” (We stand for the Reality of the Present—not or the sentimental Future, or the sacripant past).
Sulla rivista del gruppo fu pubblicato anche Our Vortex, un pezzo in quattro parti incentrato sulla carica dell’artista vorticista. Qui Lewis affermò: “Non c’è presente, c’è passato e futuro, e c’è arte” e “Il Vorticista è al suo massimo punto di energia quando è più immobile” (There is no Present—there is Past and Future, and there is Art,” and “The Vorticist is at his maximum point of energy when stillest). I vorticisti condividevano il fascino dei futuristi per il dinamismo e l’industria ma rifiutavano la celebrazione del progresso industriale. Il Vorticismo, mirando a catturare il movimento all’interno dell’immagine, “orgoglioso dei suoi lati levigati” (proud of its polished sides), cercò l’immobilità al centro del movimento, mentre il Futurismo tentava di catturare il movimento stesso.

Il Vorticismo fu un movimento culturale nato in Inghilterra nel 1913 e che – appunto attraverso la raffigurazione di forme a vortice – voleva esprimere i concetti di energia e di forza, introducendo il movimento e il dinamismo in pittura. Si trattò di un raggruppamento artistico di breve durata (dal 1913 al 1915) ma che rivestì una relativa importanza, dato che si trattò del primo movimento astrattista inglese, sviluppatosi parallelamente alle iniziali manifestazioni non figurative in Europa. Si trattò di una corrente decisamente iconoclasta, che attaccò la cultura tradizionale similmente ad altre avanguardie e si formò e modellò – almeno in parte – in risposta alle nuove teorie artistiche, come quelle del Futurismo italiano. Anche se i Vorticisti furono chiaramente influenzati dai futuristi, rispetto a questi presentavano alcune differenze e piuttosto che celebrare il movimento e la velocità di industrie e macchine moderne, i Vorticisti si concentrarono sul puro potenziale energetico che derivava dalla modernità.

Il fondatore del movimento Percy Wyndham Lewis (1882-1957) vedeva l’Inghilterra come il centro di un vortice, un occhio del ciclone che rappresentava la massima efficienza possibile. I vorticisti amavano e cantavano l’energia prodotta dalla modernità e dalla noia violenta, reazione alla stagnante cultura ancora presente, secondo Lewis, nella Gran Bretagna dell’epoca.

La rivista vorticista BLAST venne pubblicata solo per due uscite. La prima, BLAST: The Review of the Great English Vortex apparve nel luglio 1914, mentre la seconda BLAST: War Number nel luglio 1915. Il primo numero costituì soprattutto un veicolo per diffondere il manifesto del neonato movimento e una lunga lista di cose da “far esplodere” (to blast appunto): il mite, l’addomesticato e il provinciale; e “benedire” (to bless): navi, porti inglesi, ponti e parrucchieri. Oltre a curare l’impaginazione e a mettere a disposizione alcune illustrazioni, Lewis contribuì anche ai testi.

Lo stampato voleva essere “un ariete destinato a spazzare via idee morte e nozioni logore”. I suoi blocchi di testo in grassetto, disposti sulla pagina in modi nuovi rispetto all’impaginazione tradizionale, erano l’esatto opposto dell’ornato decorativo vittoriano. Il manifesto includeva appunto liste di cose che, secondo gli autori, dovevano essere fatte esplodere (BLAST) o benedette (BLESS), includendo deliberate contraddizioni e opposizioni retoriche, infatti molte delle cose che si volevano far saltare in aria erano pure benedette. I vorticisti si proclamavano mercenari, soldati senza fedeltà nazionale e senza causa; partivano da dichiarazioni opposte e ambigue, attaccando e mescolando estremi opposti (“Vogliamo l’umorismo solo se ha combattuto come una tragedia; Vogliamo la tragedia solo se può contrarre i muscoli laterali come le mani sulla pancia e portare in superficie una risata come una bomba”). Tali affermazioni non solo supportavano un’immagine di pura energia ribelle ma la allontanavano anche dalla fedeltà nazionalista futurista e quindi dal fascismo.

La Gran Bretagna dichiarò guerra alla Germania il 4 agosto 1914, più o meno un mese dopo l’emissione del primo numero della rivista. La seconda uscita annunciò prima di tutto la morte dello scultore Henri Gaudier-Brzeska (1891-1915), uno dei primi Vorticisti, ucciso in guerra. Il movimento terminò pochi anni dopo il suo inizio, quando molti dei suoi membri furono chiamati a prestare servizio in guerra.

Oltre a essere fondatore del movimento vorticista e curatore di BLAST, Lewis fu scrittore, pittore e critico. Fu anche un grande viaggiatore e studiò arte a Parigi, città in cui frequentò le lezioni di Henri Bergson sulla filosofia del processo, che probabilmente lo influenzarono nella creazione dei suoi primi lavori pittorici; un altro notevole ascendente su di lui fu l’opera di Nietzsche. Nato in Canada, nel 1908 Lewis si trasferì a Londra dove risiedette per gran parte della sua vita. Nel 1912 espose il suo lavoro alla seconda mostra postimpressionista e lo stesso anno ricevette l’incarico di produrre un murale decorativo e altri progetti per The Cave of the Golden Calf, un night club all’avanguardia in Heddon Street. Dal 1913 al 1915 l’artista sviluppò il caratteristico stile astratto-geometrico per cui è conosciuto ancora oggi, cercando di combinare le strutture cubiste con la vivacità dell’arte futurista.


A Londra Lewis lavorò brevemente per il critico e artista Roger Fry (1866-1943), presso gli Omega Workshops, un laboratorio sperimentale di design per interni fondato nel 1913 e chiuso nel 1919 per motivi finanziari. Dopo una lite con Fry, Lewis lasciò il laboratorio, fondando uno spazio alternativo con altri artisti con cui aveva collaborato in Omega: il Rebel Art Center. Quest’ultimo operò per soli quattro mesi ma fu all’origine del gruppo vorticista e della pubblicazione BLAST. Nel manifesto Lewis espose formalmente l’estetica del movimento, distinguendola così dalle altre avanguardie. Lewis scrisse anche la commedia Enemy of the Stars (“Il nemico delle stelle”), inclusa nella prima uscita. Si trattava di un testo piuttosto insolito, una delle prime opere teatrali moderniste inglesi pubblicate, ancor più degna di nota se si pensa che fu scritta da un artista pittorico.


The Omega Workshops Ltd. fu fondata da alcuni membri del Bloomsbury Group, un raggruppamento di artisti e intellettuali londinesi. I Workshop furono aperti con l’intenzione di fornire un’espressione grafica al Bloomsbury Group, strettamente legati alla casa editrice Hogarth Press. Roger Fry credeva fermamente che gli artisti potessero progettare, produrre e vendere le proprie opere, e che gli scrittori potessero anche essere i loro tipografi ed editori. Oltre a fornire una vasta gamma di prodotti, come mobili, murales, mosaici, vetrate e tessuti, gli Omega Workshops offrivano soluzioni di interior design per varie tipologie abitative.

BLAST 1 fu redatta in gran parte da Lewis stesso, con i contributi di Pound, Gaudier-Brzeska, Epstein, Spencer Gore, Wadsworth e Rebecca West, includendo anche un estratto dal romanzo di Ford Madox Hueffer, The Saddest Story, poi reintitolato The good soldier. La prima edizione fu stampata in formato folio (215,9 x 330,2 mm) con il titolo obliquo nero sulla copertina rosa. All’interno della rivista, Lewis utilizzò una serie di audaci innovazioni tipografiche per coinvolgere il lettore, ricordando per certi versi le sperimentazioni di Marinetti e altri futuristi. Piuttosto che con i più convenzionali caratteri graziati, la maggior parte del testo fu impostata con caratteri sans-serif. Le venti pagine iniziali contenevano il manifesto vorticista, scritto dallo stesso Lewis e firmato da: Wyndham Lewis, Edward Wadsworth (1889-1949), il poeta americano Ezra Pound (1885-1972), William Roberts (1895-1980), la pittrice Helen Saunders (1885-1963), l’artista e musicista Lawrence Atkinson (1873–1931), l’artista Jessica Dismorr (1885-1939) e il francese Henri Gaudier-Brzeska (1891-1915). Lo scultore Jacob Epstein (1880-1959) scelse di non firmare il manifesto, anche se il suo lavoro venne incluso nella pubblicazione. Nella rivista apparve anche un commento positivo al saggio Lo Spirituale nell’arte di Kandinsky.

Tra i firmatari del manifesto vorticista vi fu Jessica Stewart Dismorr (1885-1939), che frequentò la Slade School of Art dal 1902 al 1903 e in seguito studiò arte a Parigi. La Dismorr incontrò Wyndham Lewis nel 1913 e aderì al gruppo, firmatandone il manifesto. Pochi dei suoi lavori di quel periodo sono sopravvissuti, nonostante ciò l’artista partecipò a quasi tutti i movimenti d’avanguardia attivi a Londra tra il 1912 e il 1937, continuando a lavorare in maniera completamente astratta anche durante gli anni ’30. Espose con la Allied Artists Association, la Seven and Five Society e il London Group. Fu una delle due donne membri del movimento vorticista e fu l’unica artista donna a contribuire al Group X, un tentativo di far rivivere il raggruppamento vorticista. Altri artisti associati al Gruppo X furono: William Roberts, Cuthbert Hamilton e Edward McKnight Kauffer. Le poesie e le illustrazioni della Dismorr apparvero in diverse pubblicazioni d’avanguardia oltre a BLAST, per esempio nella rivista Rhythm e in un’edizione di Axis, sottolineando non solo i legami tra l’artista con il fauvismo e con l’espressionismo tedesco ma anche con la danza moderna, in particolare Isadora Duncan e il Ballet Russe.

Il primo numero di Rhythm uscì nell’estate 1911, incentrato principalmente sulla letteratura, la musica, l’arte e il teatro. Uscì come trimestrale fino alla primavera del 1912, quando iniziò a pubblicare mensilmente. L’ultimo numero sotto il titolo Rhythm fu pubblicato nel marzo 1913; nel maggio dello stesso anno la rivista riprese le pubblicazioni con il nome di The Blue Review. Dopo aver pubblicato ulteriori numeri nel giugno e luglio 1913, la rivista cessò la pubblicazione. La Dismorr disegnò illustrazioni per Rhythm già nel 1911 ma rientrò poi a Londra dove incontrò Wyndham Lewis e si unì così al suo Rebel Art Center, firmando in seguito il manifesto Vorticista ed esponendo con il gruppo. Per la rivista BLAST di Lewis pubblicò anche poesie e prosa. Durante la prima guerra mondiale Dismorr prestò servizio come volontaria in Francia e dopo la guerra il suo lavoro si fece sempre più astratto. Fu eletta membro del London Group nel 1925 ed espose con l’Allied Artists’ Association nella loro mostra del 1937.

Edward Alexander Wadsworth (1889-1949) fu un incisore e pittore che dipinse quasi sempre a tempera, da panorami costieri e scene di vita quotidiana a quadri astratti. I primi lavori di Wadsworth furono inseriti nella mostra sul secondo Post-Impressionismo di Roger Fry, allestita nel 1912. Poco tempo dopo l’artista, entrato nel frattempo in amicizia con Wyndham Lewis, cambiò stile realizzando alcune opere di derivazione futurista. Anche se partecipò attivamente al comitato che nel 1913 organizzò una cena in onore del futurista italiano Filippo Tommaso Marinetti, Wadsworth fu allo stesso tempo uno degli artisti britannici più critici nei confronti dei futuristi italiani. Nel giugno del 1914 Wadsworth fu nel gruppo di artisti, insieme a Lewis, che fischiarono la rappresentazione di “Zang Tumb Tumb” di Marinetti.

La copertina del secondo numero di BLAST mostrava una xilografia di Wyndam Lewis stampata su carta di colore beige chiaro. L’uscita intitolata “The War Number” conteneva diciassette illustrazioni – principalmente xilografie – stampate a un colore dei seguenti artisti: Wyndham Lewis, Jessica Dismorr, Frederick Etchells, Gaudier-Brzeska, Jacob Kramer, CRW Nevinson, William Roberts, H. Sanders, Shakespeare e Edward Wadsworth.
Guardando il secondo numero di BLAST, la differenza più evidente rispetto al primo è l’assenza di colore in copertina, così come l’utilizzo di un’illustrazione. Il 1915 fu un anno difficile, la guerra portò a una carenza di inchiostro, oltre a un deficit di personale e di capitale. I Vorticisti semplicemente non potevano disporre dello stesso materiale che avevano prima.

Con la guerra un nuovo argomento veniva affrontato e i Vorticisti fissarono il loro sguardo sul fronte occidentale. I disegni contenevano ancora tutto la pesantezza e l’intensa spigolosità di quelli nel primo volume ma il numero concentrava tutto sulla guerra. Non più opere teatrali e storie ma critiche pungenti al mondo in generale accanto a poesie infuocate che lodavano il grande meccanismo alla base di tutto. Se BLAST 1 poneva l’Italia (Marinetti e gli artisti futuristi) nel mirino della critica, l’editoriale di BLAST 2 spostava lo sguardo verso la Germania. Lewis si dichiarava consapevole dell’ossessione tedesca per il conflitto e il dominio, ammettendo che il vorticismo aveva ereditato intellettualmente gran parte del lavoro tedesco sull’astrazione e le macchine come soggetto nelle arti. In questo modo il Vorticismo cercava di ritirarsi dal nazionalismo dell’epoca, pur mantenendo l’idea che il movimento fosse unicamente inglese. Lewis promise che il terzo numero di BLAST avrebbe incluso alcune sue note dal fronte ma – sebbene abbia servito come artigliere nella Royal Artillery e come artista di guerra per l’esercito canadese – Lewis fu uno degli ultimi vorticisti ad arruolarsi e non pubblicò mai le note dal fronte promesse. In realtà, nessun terzo numero venne mai pubblicato.

Fonti e approfondimenti