Grafici autori e insegnanti

Non solo professionisti del settore, ma anche autori di importanti testi e apprezzati insegnanti. La storia è piena di artisti e grafici che hanno condiviso le loro conoscenze insegnando in scuole e scrivendo testi apprezzati da studenti e appassionati di grafica. Senza entrare nel merito di quanto scritto da disegnatori grafici e artisti prima del XX secolo, questo articolo si propone semplicemente di suggerire alcuni importanti scritti e manuali, senza pretendere di esaurire un tema così ampio e complesso. Da Wassily Kandinsky a Johannes Itten, da Paul Rand a Michael Bierut, esiste un’incredibile abbondanza di brillanti studiosi che hanno redatto saggi utili alla pratica e alla comprensione delle discipline grafiche. La maggior parte di questi libri offre approfondimenti duramente guadagnati dai relativi autori, fonte d’ispirazione per i disegnatori grafici e aggiornamento su principi e tecniche chiave del mestiere. Guardare ai professionisti è utile per approfondire le teorie del disegno grafico, per apprendere nuove abilità o semplicemente per “ricaricare le batterie creative”. Qualunque sia la ragione, guardarsi intorno è sempre la soluzione migliore per prendere ispirazione, e conoscere i grafici del passato e del presente è fondamentale per sapere come muoversi in questo settore.

Qui di seguito sono riportati alcuni testi di importanti professionisti del settore grafico e docenti. L’elenco non è assolutamente in ordine d’importanza né cronologico: essendo l’articolo in costante aggiornamento, i libri vengono via via aggiunti.

Johannes Itten: Arte del Colore
L’edizione originale di Arte del Colore, pubblicata per la prima volta nel 1961, fu il risultato di un’intera vita dedicata al colore, sia dal punto di vista artistico sia da quello dell’insegnamento. Il pittore svizzero Johannes Itten (1888-1967) rappresenta una delle massime personalità della storia dell’arte moderna, per l’importanza del suo lavoro nella didattica e per l’attività pittorica, svolte anche all’interno del Bauhaus. I suoi insegnamenti sull’espressione delle proprie emozioni individuali, e sulla conoscenza di forme e del colori, divennero la base di nuove possibilità tecniche espressive e di nuovi valori estetici. L’opera di Itten fu tesa verso la ricerca dei rapporti e delle leggi comuni che governavano pittura e musica. Allievo del pittore Adolf Hölzel (1853-1934) all’accademia di Stoccarda, Itten fu invitato nel 1919 da Walter Gropius a insegnare al Bauhaus, dove rimase come docente per circa due anni. Nel 1926 fondò a Berlino una scuola d’arte, quindi fu chiamato a dirigere la Fläachenkunstschule di Klefeld e successivamente la Kunstgewerbeschule di Zurigo. Fondamentali i suoi scritti teorici Kunst der Farbe (L’arte del colore, 1961) e Mein Vorkurs am Bauhaus (Il mio corso preparatorio al Bauhaus, 1963), che compendiano la sua attività pedagogica e formano una summa delle sue intuizioni, scoperte ed esperienze, sia come artista sia come insegnante. Già mentre sceglieva le tavole da inserire nella sua opera maggiore, Johannes Itten lavorava al progetto di una sua teoria del colore. L’artista intendeva condensare le leggi e le possibilità espressive del colore in un breve testo, indirizzato prevalentemente agli studenti e a tutti i lettori appassionati di questa affascinante tematica. Alla morte dell’autore, Annaliese Itten fu incaricata di selezionare dodici tavole dell’edizione originale per una mostra itinerante sul Bauhaus. A partire da questa selezione, prese forma l’edizione ridotta del testo, che raccoglie e distilla le lezioni di Itten sul colore, sui suoi usi e le sue infinite combinazioni, portando a compimento la “piccola teoria” voluta e progettata da uno dei più influenti maestri del Bauhaus.

Wassily Kandinsky: Punto, linea, superficie (Punkt und Linie zu Fläche)
Pittore e teorico dell’arte, Wassily Kandinsky (1866-1944) è considerato il principale iniziatore dell’arte astratta. Membro di una agiata famiglia borghese, fu inizialmente indirizzato agli studi di legge. Dopo la laurea gli venne offerta una cattedra all’università, ma Kandinsky l’abbandonò presto per dedicarsi completamente alla pittura. Il contatto con la musica (studiò pianoforte e violoncello) si rivelò fondamentale per la sua evoluzione artistica; altrettanto fondamentali furono per lui la mostra degli impressionisti vista a Mosca (in particolare I covoni di Monet) e la rappresentazione del Lohengrin di Wagner al Teatro Bol’soj. Nel 1896 Kandinsky si trasferì a Monaco per intraprendere studi più approfonditi in ambito pittorico; qui entrò in contatto con l’effervescente ambiente artistico che aveva fatto nascere la Secessione di Monaco (1892). Nel 1901 Kandinsky fondò la sua prima associazione di artisti, la Phalanx, mentre nel 1909 fondò Die Neue Künstlervereinigung München. In seguito, nel 1911, fondò insieme all’amico Franz Marc Der Blaue Reiter e nel 1910 pubblicò il suo testo teorico più importante, Lo Spirituale nell’arte, dove proponeva un parallelismo fra le arti, affermando che la musica poteva costituire un valido ausilio per andare oltre la rappresentazione, verso una dimensione più intima e astratta.
Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, Kandinsky rientrò in Russia, dove – dopo la rivoluzione del 1917 – venne chiamato a ricoprire alcuni incarichi: partecipe del clima avanguardistico russo, assisté alla nascita del Suprematismo e del Costruttivismo e poté lavorare anche come insegnante. Tuttavia, avvertita l’imminente svolta “normalizzatrice” del bolscevismo, nel 1921 Kandinsky rientrò in Germania e non fece più ritorno in Russia. Nel 1922 venne quindi invitato da Walter Gropius ad insegnare al Bauhaus di Weimar, invito che accettò con entusiasmo. Nel Bauhaus operavano in quegli anni i più moderni architetti, artisti e designer di tutta Europa. Kandinsky legò in particolar modo con Paul Klee, Alexej von Jawlensky e Lyonel Feininger, con cui fondò il gruppo Die blaue Vier (I quattro azzurri).
«È come un pezzo di ghiaccio entro cui brucia una fiamma» scriveva Kandinsky in una lettera del 1925, alludendo alla sua pittura. Ma lo stesso si potrebbe dire del libro che egli avrebbe pubblicato pochi mesi dopo: Punto, linea, superficie, testo capitale e rinnovatore per la teoria dell’arte. Fra tutti i grandi pittori del ’900 Kandinsky è quello che forse più di ogni altro ha sentito l’esigenza di dare una formulazione teorica ai risultati delle proprie ricerche e di allargarne il significato toccando tutti i piani dell’esistenza. Già nel 1910, quando aveva cominciato ad aprire la strada verso la pittura astratta, Kandinsky aveva scritto Lo Spirituale nell’arte (Über das Geistige in der Kunst), appello a un rivolgimento radicale della vita oltre che al rinnovamento dell’arte. Punto, linea, superficie si presenta invece come un’opera più fredda e tecnica, anche se in realtà è l’espressione più articolata, matura e sorprendente del pensiero di Kandinsky. Alla base del libro sono i corsi che Kandinsky tenne dal 1922 al Bauhaus, in particolare le proprietà fondamentali della forma: quindi innanzitutto “del punto, della linea e della superficie”.

Adrian Frutiger: Adrian Frutiger-Schriften: Das Gesamtwerk
Sono molti i designer che hanno contribuito al rinnovamento continuo della tipografia, ma pochi hanno avuto l’impatto di Frutiger. Il disegno del carattere tipografico dopo il 1950 è stato rivisto in modo significativo dallo svizzero Adrian Frutiger. La sua gamma di caratteri Univers e il carattere OCR-B – leggibile dalla macchina e dichiarato uno standard ISO – costituiscono delle pietre miliari della tipografia. Così come il suo carattere progettato per gli aeroporti di Parigi, ulteriormente sviluppato nel Frutiger: uno standard di qualità per i caratteri tipografici concepiti per la segnaletica. Con i suoi Corporate Types Frutiger ha plasmato le immagini aziendali, come quella della linea cosmetica giapponese Shiseido. Sono stati creati dal progettista circa 50 caratteri tipografici in totale, tra cui Ondine, Méridien, Avenir e Vectora. In un suo studio del 1981, Signs and Symbols: Their Design and Meaning, Frutiger mostra come gli esseri umani esprimano il pensiero attraverso mezzi grafici e perché certe forme e configurazioni di punti e linee vengono percepite e ricordate più facilmente di altre.
Basata su discussioni con Frutiger e su ampie ricerche in Francia, Inghilterra, Germania e Svizzera, la più recente pubblicazione Adrian Frutiger-Schriften: Das Gesamtwerk traccia con precisione l’intera carriera creativa dell’artista tipografico. Tutti i suoi caratteri vengono mappati e analizzati con riferimento alla tecnologia utilizzata e ai font correlati. Caratteri inediti e non realizzati e oltre 100 loghi completano il quadro definito da questo testo.

Armin Hofmann: Graphic Design Manual: Principles and Practice
Il lavoro variegato di Armin Hofmann è riconosciuto per la sua dipendenza dagli elementi fondamentali della forma grafica: punto, linea e forma. Il libro di Hofman voleva essere originariamente un tentativo fondamentalmente nuovo di fornire un approccio metodico alle sfide del disegno grafico, dove immagini e forme vengono analizzati in riferimento alle loro leggi intrinseche. L’edizione completamente rivista di questo classico manuale di graphic design del 1965, include nuove sezioni che adattano i suoi pensieri agli usi tecnologici contemporanei. Soprattutto in tempi di ritorno a forme e schemi geometrici chiari e minimalisti, il ricco corpus di lavori proposto funge da perfetto punto di partenza per la pratica della grafica contemporanea.

Josef Müller-Brockmann: Grid Systems in Graphic Design / Raster Systeme Fur Die Visuele Gestaltung: Ein Handbuch für Grafiker, Typografen und Ausstellungsgestalter
Un “sistema a griglia” è una struttura rigida che dovrebbe aiutare i grafici nell’organizzazione significativa, logica e coerente delle informazioni su una pagina. È uno strumento consolidato che viene ormai normalmente utilizzato in stampa e nel web design per creare elaborati ben strutturati ed equilibrati. Versioni rudimentali dei sistemi a griglia esistevano sin dal Medioevo, ma un gruppo di grafici svizzeri, per lo più ispirati da idee tratte dalla letteratura tipografica, iniziò a costruire un sistema più rigido e coerente per l’impaginazione. Il nucleo di queste idee è stato presentato, per la prima volta in modo sistematico, da Müller-Brockmann, che ha contribuito a diffondere la conoscenza delle griglie in tutto il mondo. Il suo testo fornisce linee guida e regole per il funzionamento e l’utilizzo di sistemi a griglia da 8 a 32 moduli, utilizzabili nei più svariati progetti, trattando anche la griglia tridimensionale. Al lettore vengono fornite indicazioni esatte per l’utilizzo di tutti i sistemi presentati, mostrando esempi di funzionamento corretto a livello concettuale.

In Geschichte der visuellen Kommunikation. Von den Anfängen der Menschheit, vom Tauschhandel im Altertum bis zur visualisierten Konzeption der Gegenwart (1971), Müller-Brockmann traccia una storia della grafica pubblicitaria, spaziandp dagli albori dell’umanità fino al presente. Oltre ad affrontare gli aspetti storico-culturali, il testo tenta soprattutto di rintracciare l’origine delle idee che ispirano il graphic design contemporaneo. La seconda parte del libro tratta la moderna grafica commerciale. Geschichte der visuellen Kommunikation consente a chiunque sia interessato al disegno grafico di relazionarsi sia con quanto fatto in passato sia con le tecniche in uso al momento della pubblicazione.

Wolfgang Weingart: My way to Typography
Fin dagli anni ’70 Wolfgang Weingart ha esercitato un’influenza decisiva sullo sviluppo internazionale della tipografia. Alla fine degli anni ’60 instillò creatività e desiderio di sperimentazione nell’ossificata industria tipografica svizzera e rifletté questo rinnovamento nel suo lavoro. Innumerevoli designer sono stati ispirati dal suo insegnamento alla HfG di Basilea e dalle sue lezioni. In My way to Typography Weingart offre una narrazione insolita e franca dei suoi primi anni di vita e del suo sviluppo come graphic designer. Per la prima volta un testo mostra una panoramica completa delle sue opere negli ultimi quarant’anni, la maggior parte delle quali sconosciute.

Bruno Monguzzi: La mosca e la ragnatela – The fly and the spider
“Boggeri mi chiama nel suo studio e comincia a raccontarmi una storia di ragni e di ragnatele. E con le sue bellissime mani, le mani più belle che io abbia mai toccato, traccia diverse tipologie di ragnatele nello spazio. Finalmente arriva alla grafica e mi dice che spesso la grafica svizzera è perfetta, ma spesso di una perfezione inutile. Utile, la ragnatela, sarebbe diventata solo quando infranta dalla mosca. È così, che grazie a lui, è cominciata questa ricerca del senso nel mio lavoro.” (Bruno Monguzzi, La mosca e la ragnatela)
Nato a Mendrisio nel 1941, Monguzzi si è distinto nel campo del graphic design a livello internazionale. Dopo essersi trasferito a Ginevra e aver studiato arti decorative, ha proseguito la sua formazione a Londra e nel 1961 si è spostato a Milano dove ha avviato una collaborazione con lo Studio Boggeri fino alla sua chiusura nel 1981. Tra i vari lavori in campo grafico, Monguzzi ha curato l’immagine per l’Expo 67 a Montreal, mentre nel 1983 è stato chiamato a Parigi con Jean Widmer per progettare l’identità visiva del Musée d’Orsay. Rientrato in Ticino, Monguzzi ha insegnato per molti anni nelle scuole di arti visive del cantone e dal 1987 al 2004 è stato il grafico del Museo Cantonale d’Arte.

David Carson: 2nd sight
2nd sight è il seguito di The End of Print, la prima monografia sul lavoro grafico di David Carson. Tuttavia – invece di essere semplicemente una raccolta del lavoro prodotto dalla pubblicazione del primo libro – 2nd sight ne costituisce un sequel nel vero senso della parola. Mentre The End of Print mostrava al mondo il nuovo approccio radicale di Carson nel disegno grafico e il suo rifiuto delle tradizionali “regole” della comunicazione, 2nd sight esamina il processo creativo dietro il lavoro e considera le implicazioni più ampie del suo approccio intuitivo al design grafico. L’intuizione è al centro della tesi del libro e il suo significato e la sua influenza sono esplorati sia nella scrittura di Lewis Blackwell sia nei testi evocativi di importanti progettisti e pensatori presenti nel libro. Oltre a presentare il lavoro commerciale di Carson – le sue idee in campo pubblicitario, nella progettazione di riviste, libri, siti web, e film – 2nd sight esamina il lavoro ispirato da mostre, conferenze e workshop. I seminari che Carson ha tenuto nelle scuole di tutto il mondo gettano una luce particolare sul suo processo creativo. Viene quindi esaminato il funzionamento di queste sessioni: il loro scopo principale non è insegnare abilità informatiche o incoraggiare i partecipanti a imitare il maestro, bensì aiutare gli studenti a trovare la propria strada, e i collage realizzati da Carson dei lavori selezionati rendono omaggio ai numerosi grafici che hanno partecipato ai seminari. Infine, una conversazione tra Blackwell e Carson, indaga i metodi di lavoro di quest’ultimo: il collage digitale; il lavoro in bianco e nero; il passaggio da e verso il computer, stampando ogni fase di un progetto prima di svilupparlo ulteriormente; l’equilibrio tra tipografia e immagine. Soprattutto, il rispetto di Carson per l’intuizione e la sua convinzione che essa rappresenti la chiave per un’espressione grafica davvero individuale.

Hans Rudolf Lutz
Hans-Rudolf Lutz nacque a Zurigo nel 1939 e morì nel 1998 nella stessa città. Dopo aver completato l’apprendistato di quattro anni presso la stamperia Orell Füssli di Zurigo, proseguì la carriera con il tipografo Arthur Kümin e poi con lo stampatore Anton Schöb. Lasciò la Svizzera nel 1961 per viaggiare attraverso l’Europa e il Nord Africa ma nel 1963 continuò la sua formazione nel settore tipografico presso la Schule für Gestaltung di Basilea, con insegnanti quali Emil Ruder e Robert Büchler. Dal 1964 al 1966 Lutz fu il leader del gruppo Expression Typographique a Parigi presso lo Studio Hollenstein. (Hollenstein aveva sviluppato la prima macchina per fotocomposizione). A Zurigo Lutz fondò un proprio studio che operava anche come casa editrice: la Hans-Rudolf Lutz Verlag.

Lutz scrisse, illustrò e produsse nove libri sulla comunicazione visiva. Le sua ultime pubblicazioni, Typoundso e Ausbildung in typografischer Gestaltung costituiscono un vero e proprio archivio delle sue opere di design grafico degli ultimi 30 anni. Lavorò inoltre su sedici pubblicazioni di altri designer e scrittori. Lutz fu anche un grande educatore: insegnò presso le principali scuole di design a Zurigo e Lucerna per oltre 30 anni e fondò la sezione di tipografia nella scuola di Lucerna nel 1968. Inoltre fu ospite presso l’Università delle Arti di Brema e alla Rhode Island School of Design.

Mattmüller, Stauffer, Lutz: Experiment F+F, 1971
La F&F (Form und Farbe, form-und-farbe.ch) è un istituto di formazione privato a Zurigo che offre corsi di laurea nel campo delle arti visive e del design.

Ausbildung in typografischer Gestaltung, 1987
Questo libro di Lutz introduce le soluzioni tipografiche sperimentate dall’autore con i suoi studenti durante i suoi 20 anni come insegnante di tipografia. Nelle brevi introduzioni a ciascuno dei cinque capitoli, Lutz delinea in modo essenziale la sua teoria estetica sulla tipografia. Il libro si conclude mostrando il lettering usato per pubblicità esterne, manifesti, segnaletica e messaggi spontanei dipinti su muri, ricordandoci così che le forme definite dai tipografi sono soggette al decadimento e ai cambiamenti ambientali ed estetici.

Typoundso
Il testo esplora il contesto educativo e sociale della tipografia. Il libro è una sorta di continuazione di Ausbildung in typografischer Gestaltung. Nelle oltre quattrocento pagine, i lettori scoprono come le immagini e la tipografia reagiscono al cambiamento sociale e culturale.

Die Hieroglyphen von heute
«Nel 1975, come docente in visita a Edmonton, in Canada, ho notato delle stampe su alcune scatole di cartone messe fuori tra la spazzatura. Presto ritagliarle e raccoglierle divenne un’ossessione. Ho passato quindici anni a rovistare in mucchi di spazzatura in tutto il mondo e ho finito per raccogliere circa 15’000 pezzi. 5000 sono riprodotti in questo libro. Uno dei motivi della loro pubblicazione risiede nella speranza che possano ispirare i designer professionisti ad adottare un approccio più significativo verso i segni…  persone che di solito confondono la semplificazione con la schematizzazione e progettano i loro pittogrammi fino alla a morte. Le informazioni stampate sugli imballaggi di cartone per il trasporto non hanno praticamente alcun effetto sulla vendita di un prodotto, di conseguenza, si tratta di qualcosa di scarso interesse per i designer professionisti. Questi disegni sono creati da persone che fanno un lavoro che teoricamente non richiede alcuna formazione specifica. Anche se ridotti all’essenziale, i loro disegni sono in grado comunque di trasmettere sensualità, sorpresa e informazioni precise. Nel corso degli anni ho imparato ad apprezzare profondamente e, anzi, ad ammirare questi designer. Ed è a loro che dedico il mio libro. (…) Die Hieroglyphen von heute comincia con l’intero spettro delle rappresentazioni, dall’apparato decorativo alla personificazione del prodotto. I 948 loghi aziendali e i marchi che seguono dimostrano le infinite potenzialità di combinare scritte e immagini. Le seguenti sezioni riguardano le istruzioni visive sulla manipolazione dei prodotti imballati nel settore dei trasporti. Il libro si conclude con la raffigurazione di persone, animali, piante, e manufatti di cui gli abitanti del XX secolo, si sono circondati. Se dovessero essere dimenticati, le generazioni future potranno trovarle qui: sono i geroglifici di oggi.»
(Hans-Rudolf Lutz, Die Hieroglyphen von heute)

Bruno Munari: Da cosa nasce cosa
Tra i grandi libri di Munari, questo è quello che forse maggiormente rende felici i lettori per la leggerezza con cui li porta a scoprire che saper progettare non è una dote esclusiva e innata di pochi. C’è in ognuno di noi una creatività che Munari aiuta a sviluppare e a mettere in luce. Bruno Munari (Milano, 1907-1998), pittore, designer e sperimentatore di nuove forme d’arte, ha segnato una svolta fondamentale nella storia del design in Italia e nel mondo. Nella pubblicazione Design e comunicazione visiva. Contributo a una metodologia didattica Munari risponde invece a domande quali: “che cosa è la grafica?”, “chi sono i designer?”, “come funziona la loro logica creativa?”, “quale uso fanno delle tecniche e dei materiali?”

Stefan Sagmeister: Things I Have Learned in My Life So Far
Nel 2006, Stefan Sagmeister pubblicò Things I Have Learned in My Life So Far, un libro nato da una lista che il graphic designer tiene nel suo diario. Con il supporto dei suoi clienti, Sagmeister ha iniziato a trasformare queste massime personali in opere d’arte tipografiche, che sono apparse sui cartelloni pubblicitari, nelle riviste e negli spazi pubblici di tutto il mondo. Il risultato è una miscela intrigante di rivelazione personale, audacia visiva ed esame della ricerca della felicità (quest’ultima trova il suo culmine del documentario The Happy Film e nella mostra The Happy Show). L’edizione rivista e aggiornata di Things I Have Learned in My Life So Far include tutti gli aforismi del primo libro insieme ad altre 48 pagine di nuovi, e incorpora materiale recente dalle mostre di Sagmeister alla galleria Deitch Projects di Soho e all’Institute of Contemporary Art di Philadelphia, così come il suo progetto The Happy Film. Il libro conserva la sua confezione unica anche nell’edizione nuova, con 18 brochure non rilegate e raccolte in un cofanetto tagliato al laser.

John Maeda: Le leggi della semplicità (The Laws of Simplicity)
John Maeda è uno dei più importanti grafici sperimentali al mondo e un’icona della cultura digitale. La sua prima preoccupazione nell’intersezione tra programmazione per computer e arte digitale si è tradotta in una collezione di lavori affascinante, interattiva e straordinariamente bella. Maeda ha aperto la strada a molti degli elementi espressivi che sono oggi prevalenti sul web. Tra i suoi lavori più noti ci sono The Reactive Square, che presenta un semplice quadrato nero sullo schermo di un computer che cambia forma se uno urla contro di esso, e Time Paint, in cui la vernice vola attraverso lo schermo. Maeda ha creato anche calendari innovativi e interattivi, servizi digitali e pubblicità per aziende come Sony, Shiseido e Absolut Vodka.
Il designer è nato nel 1966 a Seattle (Washington), dove suo padre possedeva una fabbrica di tofu. John Maeda era originariamente uno studente di informatica presso il Massachusetts Institute of Technology, dove rimase affascinato dal lavoro di Paul Rand e Muriel Cooper, direttrice del Visible Language Workshop del MIT. Dopo aver completato la laurea e il master al MIT, Maeda studiò in Giappone presso l’Istituto di arte e design della Tsukuba University per completare il suo dottorato di ricerca. Concepito secondo lo stesso criterio di semplicità dichiarato nel titolo, il libro di Maeda Le leggi della semplicità illustra le dieci leggi fondamentali alla base di questo concetto, dalla più semplice (“Riduci”) alla più complessa (“Semplicità significa sottrarre l’ovvio e aggiungere il significativo”): dieci leggi concentrate in poco più di cento pagine, in modo che anche la lettura e il tempo necessario a compierla siano all’insegna della semplicità e diano modo a chiunque di far proprie le linee guida di questa teoria, anche durante la pausa pranzo o un volo di breve durata.

Ruedi Baur: Ruedi Baur Integral
Classe 1956, il graphic designer franco-svizzero ha trascorso la sua infanzia in Francia per diventare apprendista presso Michael Baviera, in Svizzera, e poi laurearsi in disegno grafico nel 1979 alla Hochschule für Gestaltung di Zurigo. Dopo aver fondato l’Atelier BBV a Lione nel 1983, Baur ha co-fondato nel 1989 il network interdisciplinare Integral Concepte, dirigendo gli ateliers Integral Ruedi Baur a Parigi, Zurigo e Berlino.
Baur ha svolto la professione di insegnante dal 1987; dal 1989 al 1996 coordinando il dipartimento di design all’École des Beaux Arts di Lione; nel 1995 è stato nominato professore alla Hochschule für Grafik und Buchkunst di Lipsia; nel 2004 ha fondato l’istituto di ricerca Design 2 context alla Zürcher Hochschule der Künste (ZHdK); dal 2011 ha insegnato presso l’Università di Arte e Design di Ginevra. Tra i suoi numerosi progetti si segnalano in particolare: l’identità visiva del Centre Pompidou, la segnaletica e la C/I del Parc de Chambord, della Cité Internationale di Lione e della Cité Internationale Universitaire di Parigi.
Il libro Ruedi Baur Integral rivela tutto il fascino concettuale e progettuale del lavoro grafico di Ruedi Baur. Cinque anni dopo il successo di Ruedi Baur, Integral et associés, l’autore manifesta nuovamente i principi del suo lavoro e del suo atteggiamento progettuale. Nel più recente Visual Coexistence: Informationdesign and Typography in the Intercultural Field Ruedi Baur e il suo team di ricerca indagano e analizzano la grafica visiva di culture diverse e identificano i loro principi specifici nella rappresentazione. La ricerca è stata preceduta da un ampio caso di studio sulla coesistenza della scrittura cinese e latina, nonché della scrittura araba e latina. Lo studio culmina con l’esame delle condizioni in cui la coesistenza di diversi sistemi di scrittura può migliorare la comunicazione visiva interculturale. L’obiettivo è promuovere la comprensione globale preservando la diversità linguistica e dei sistemi di scrittura.

Jost Hochuli: Detail in Typography (Das Detail in der Typografie)
Jost Hochuli è un tipografo e grafico svizzero, nato a San Gallo nel 1933, autore di importanti testi. Dal 1952 al 1954 Hochuli studiò grafica alla Kunstgewerbeschule di San Gallo e l’anno successivo svolse un anno di apprendistato presso la tipografia Zollikofer & Co., sempre a San Gallo. Nel 1955 si trasferì a Zurigo per frequentare il corso di composizione presso la locale Kusntgewerbeschule, dove si diplomò nel 1958. Lo stesso anno si spostò a Parigi per studiare all’École Estienne con Adrian Frutiger. Nel 1959 tornò a San Gallo per aprire il proprio studio, dedicandosi alla progettazione grafica per aziende e istituzioni. Uno dei suoi primi progetti fu un’efficace campagna elettorale, pubblicata su un articolo di 11 pagine nella rivista Neue Grafik (numero 16, 1963). Nel corso della sua carriera, Hochuli si è concentrato sempre di più sulla progettazione di libri, producendo alcuni dei più bei testi di sempre. Nel 1979 co-fondò la VGS, Verlagsgemeinschaft St. Gallen, di cui fu presidente fino al 2004 e progettista grafico fino al 2011, occupandosi soprattutto di editoria a tema locale e regionale. Dal 1983 al 1998 curò la progettazione dei libri pubblicati da Typotron e dal 2000 è responsabile delle Edizioni Ostschweiz. Nel 2014 fu co-fondatore della fonderia di caratteri digitali ABC Litera con il suo ex studente Roland Stieger e Jonas Niedermann, sviluppando caratteri tipografici come Allegra (2011) e Alena (2012).
Dal 1967 al 1980 Hochuli subentrò al suo ex insegnante Walter Käch – maestro calligrafo e tipografo svizzero, che ebbe come studente anche Adrian Frutiger – nell’insegnamento della tipografia e del graphic design alla Kunstgewerbeschule di Zurigo mentre dal 1980 al 1996 insegnò tipografia presso la Schule für Gestaltung di San Gallo. Membro di ATypI (Association Typographique Internationale) e del Double Crown Club di Londra, ha ricevuto importanti premi tra cui il Premio Gutenberg nel 1999. Molti dei libri da lui progettati sono stati selezionati per le esposizioni Schönste Schweizer Bücher e per Schönste Bücher aus aller Welt. Autore di numerosi articoli e libri sulla tipografia e il graphic design, Hochuli ha pubblicato molti testi tra cui il fondamentale Das Detail in der Typografie, (Compugraphic, 1987, riedito nel 2005) e Bücher machen, (Agfa, 1989, riedito nel 1996). Ha anche pubblicato l’autobiografico Stampati, principalmente libri (Niggli, 2002), Das ABC eines Typografen (Ostschweiz n.12, 2011), Metamorphosis (Ostschweiz n.15, 2014) e Tschicholds Faszikel (Ostschweiz, n.16, 2015).

Michael Bierut: How to use graphic design to sell things, explain things, make things look better, make people laugh, make people cry, and (every once in a while) change the world
Nato a Cleveland nel 1957, Michael Bierut è un graphic designer statunitense. Studiò grafica a Cincinnati e venne assunto alla Vignelli Associates di Massimo e Lella Vignelli, di cui diventò in seguito vice presidente. Dal 1990 entrò a far parte dello studio Pentagram di Londra, lavorando principalmente su identità aziendali e grafica editoriale.
Dal 1998 al 2001 è stato presidente dell’American Institute of Graphic Arts (AIGA) e attualmente è critico di graphic design alla Yale School of Art, redigendo anche il blog Design Observer assieme a Rick Poynor, William Drenttel e Jessica Helfand.
How to use graphic design to sell things, explain things, make things look better, make people laugh, make people cry, and (every once in a while) change the world è sia una monografia sia un manuale. Michael Bierut ha avuto una delle carriere più varie di qualsiasi graphic designer vivente. I 35 progetti che Bierut presenta nel suo libro illustrano la grande ampiezza di attività che il graphic design abbraccia nella contemporaneità: l’obiettivo principale non è quello di dimostrare una singola ideologia, ma l’approccio entusiasticamente eclettico che è stato un segno distintivo della carriera di Bierut. Ogni progetto è raccontato con toni divertenti e mostrato attraverso immagini storiche, schizzi preliminari (comprese riproduzioni a grandezza naturale dei taccuini che Bierut ha conservato per oltre 30 anni), modelli funzionanti e alternative scartate, così come il lavoro finito. Lungo il percorso, il designer fornisce approfondimenti sul suo processo creativo, la vita lavorativa, i rapporti con i clienti e sulle difficoltà che ogni professionista del graphic design deve affrontare per portare idee innovative nel mondo.

Steven Heller: Il libro del Graphic Design (The Graphic Design Idea Book)
Steven Heller è nato il 7 luglio 1950 a New York City e frequentò la Walden School oltre alla scuola militare. Nel 1968 diventò art director della New York Free Press mentre in seguito frequentò alcune lezioni alla New York University. L’illustratore Brad Holland lo convinse che la progettazione della pagina e le scelte tipografiche erano elementi importanti, di cui Heller non si era preoccupato molto in precedenza. Heller progettò quindi varie pubblicazioni, tra cui il tabloid Screw. Nel 1974 fu nominato direttore artistico della pagina editoriale del New York Times, sostituendo Jean-Claude Suares. Diventò editore dell’AIGA Journal of Graphic Design, che sotto la sua cura divenne una piattaforma critica sul graphic design. Nessun tecnicismo o gergo misterioso: The Graphic Design Idea Book – di Heller e Anderson – è un’introduzione chiara e accessibile agli elementi chiave dell’arte della grafica, utili per professionisti e non. 50 maestri della grafica fanno scoprire al lettore un caleidoscopio di tecniche e soluzioni a cui ognuno può ispirarsi e reinterpretare per comunicare il proprio messaggio nel modo più efficace e creativo.

Paul Rand: Thoughts on Design
Uno dei testi fondamentali del design grafico, Thoughts on Design (Pensieri sul design) di Paul Rand è stato ristampato qualche anno fa. Scrivendo all’apice della sua carriera, Rand ha articolato nel suo volume la sua visione pionieristica sul graphic design, che integra perfettamente forma e funzione. La nuova edizione conserva il saggio originale di Rand del 1947 con le modifiche apportate a testo e immagini per la ristampa del 1970 e aggiunge una nuova prefazione informativa e stimolante di Michael Bierut. Rilevante oggi come quando fu pubblicato per la prima volta, questo libro è ormai un classico indispensabile per ogni grafico.

Lars Müller Publishers
È una casa editrice attiva a livello internazionale con sede a Zurigo, nata nel 1983 dalla passione del graphic designer Lars Müller. Questa casa editrice svizzera si è fatta conoscere a livello internazionale grazie alle sue pubblicazioni molto ben curate su argomenti quali: architettura, design, fotografia, arte contemporanea e società. Il programma editoriale riflette i diversi interessi dello stesso Müller, documentando sviluppi storici e fenomeni contemporanei presentando lavori avvincenti nelle arti visive e nella progettazione di oggetti e ambiente ed esplorandone la rilevanza sociale e culturale. Lars Müller lavora a stretto contatto con i suoi editori e autori per produrre pubblicazioni significative di grande indipendenza, secondo i più alti standard.

Fonti e approfondimenti