Le fanzine. Tra cultura, subcultura e controcultura

Tutte le società possiedono una o più culture “dominanti”, accanto alle quali possono tuttavia vivere sottoculture (dette anche “subculture”) e controculture. In genere le sottoculture condividono i valori principali della cultura tradizionale ma possiedono caratteristiche proprie che in un certo modo le differenziano. D’altro canto, il termine “controcultura” definisce tendenze che non condividono la cultura dominante, anzi vi si oppongono. Subculture e controculture possono entrambe accomunare persone con caratteristiche simili, come per esempio: età, etnia, classe sociale, credo religioso, politica, abbigliamento, gusti musicali o altro. Questi gruppi possono quindi rappresentarsi attraverso forme espressive a volte definite nell’ambito di una classe sociale, di una minoranza (linguistica, etnica, politica, religiosa) o di un’organizzazione.

Usi & Costumi, le sottoculture giovanili negli anni ’80, 1986

Underground Press
I termini “underground press” e “stampa clandestina” si riferiscono in genere a pubblicazioni prodotte senza l’approvazione ufficiale, illegalmente o contro la volontà di un gruppo dominante (governativo, religioso o istituzionale). Ad esempio nell’Europa fascista e nazista operava una fiorente stampa clandestina, di solito associata alla resistenza. Nel contesto specifico post seconda guerra mondiale, l’espressione “stampa clandestina” è stata utilizzata spesso per riferirsi a giornali pubblicati e distribuiti in modo indipendente, associati alle tendenze controculturali, soprattutto tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70. Alcuni esempi interessanti includono il samizdat e il bibuła, rispettivamente in Unione Sovietica e in Polonia.

Il samizdat: Tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 esplose in Unione Sovietica e nei Paesi del Blocco orientale il fenomeno dei samizdat: pubblicazioni dichiarate illegali e censurate dalle autorità, in quanto considerate ostili al regime (in russo samizdat significa “edito in proprio”; da сам, “da sé” e издать, “pubblicare”). Ben presto quello che iniziò come un fenomeno spontaneo e irregolare diventò un canale di distribuzione alternativo, nonché il principale (e quasi unico) veicolo del nascente dissenso sovietico.

Il samizdat rappresenta un fenomeno unico nel suo genere. Riprodurre autonomamente (a mano o con la macchina per scrivere, di rado col ciclostile) testi che la censura statale non avrebbe mai approvato, non era un’attività che riguardasse solo la letteratura, anzi: in esso confluirono documenti di ogni genere, proteste e appelli, versi, romanzi e saggi filosofici. Il 20% circa dei testi dell’Arkhiv Samizdata, la più grande raccolta di testi del samizdat, è di argomento religioso, prevalentemente scritto da autori cristiani (ortodossi, cattolici, riformati) e in misura minore buddisti.

Bibuła: La stampa clandestina polacca (in polacco bibuła, col significato letterale di “carta semitrasparente”), ha una lunga storia di lotta contro la censura dei regimi oppressivi. Circolava già dal XIX e continuò nel XX secolo, anche sotto l’occupazione straniera del paese, così come durante il governo filo-sovietico. In tutto il blocco orientale la bibuła, pubblicata fino al crollo del comunismo, era nota anche con il termine sovietico samizdat.
Come successe per il nazismo, anche nel sistema comunista, la stampa fu uno dei principali strumenti di demagogia. Era supervisionata da rappresentanti del partito e l’intero processo, dalla creazione alla diffusione, era strettamente controllato e sottoposto all’ideologia prevalente, sia in termini di profilo tematico (autori e contenuto trasmesso), sia nelle modalità distributive. Nonostante un così rigido sistema, gruppi e singoli hanno saputo combattere il sistema imposto attraverso la stampa e l’esperienza acquisita durante la seconda guerra mondiale servì in seguito per creare nuovi periodici clandestini, principalmente di natura politica. Tra i vari esempi di bibuła è possibile citare: Krucjata (“Crociata”), Orzeł Biały (“Aquila bianca”) e Strażnica (“La torre dell’orologio”). Uno dei periodici più importanti di quel periodo era il bisettimanale “Robotnik”, il cui redattore capo era Jan Lityński (1946-2021). 

Robotnik fu pubblicato dal Partito Socialista Polacco (PPS) e distribuito nella maggior parte delle principali città e cittadine della Polonia. La rivista fu pubblicata per la prima volta il 12 luglio 1894 a Lipniszki in 1.200 copie, dalla filiale locale dell’allora illegale PPS. La pubblicazione durò fino al 1939.
L’attuale Partito Socialista Polacco (rifondato nel 1989) ricominciò la pubblicazione dello stampato, sotto il nome di Nowy Ronotnik, dal 2003 al 2006.

Le fanzine
Una fanzine, detta anche in italiano “rivista amatoriale” o “fanzina”, è una pubblicazione non professionale e non ufficiale, prodotta da entusiasti di un particolare fenomeno culturale per il piacere di condividere i propri interessi (fandom) con altri. Quest’ultima è una parola macedonia composta da fan (da fanatic, “ossessionato”) e dal suffisso -dom (come in kingdom o dukedom, e cioè “regno”, “ducato”): una traduzione approssimativa potrebbe essere quindi “regno degli ossessionati”. Il termine indica in genere una sottocultura formata da una comunità di appassionati (fan appunto) che condividono un interesse comune. Questo può essere di varia natura: un hobby, un libro, una saga, un autore, un genere cinematografico, una moda o altro.
Anche il termine inglese fanzine (spesso detta anche semplicemente zine) è una parola macedonia nata dalla contrazione delle parole fanmagazine (rivista). Fu coniato per la prima volta in una rivista amatoriale di fantascienza dal campione di scacchi Russ Chauvenet (1920-2003) nell’ottobre 1940 e – dopo essere diventato popolare all’interno di quel fandom – venne adottato anche da altre comunità.

Louis Russell Chauvenet (1920-2003)
È stato uno dei fondatori di SF Fandom e di The Stranger Club di Boston. Assieme a Damon Knight e Art Widner co-fondò l’N3F (The National Fantasy Fan Federation, anche abbreviato in NFFF) mentre nell’ottobre del 1940 pubblicò la sua fanzine Detours. Fu proprio lì che Chauvenet utilizzò la parola “fanzine” per la prima volta. Chauvenet diventò sordo nel 1930 all’età di 10 anni, dopo aver sofferto di meningite. Frequentò il Central Institute for the Deaf and Wright Oral School, prima di diplomarsi alla Belmont Hill Preparatory School. Andò poi ad Harvard, al Boston College e all’Università della Virginia, laureandosi in biologia nel 1943 e ottenendo un master in chimica nel 1948. Dal 1943 al 1946 fu impiegato presso la Calco Chemical Company nel New Jersey, dopodiché lavorò con i computer come impiegato civile del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti dal 1948 fino al suo pensionamento.
La sua fanzine Detours fu pubblicata nel 1940 e proprio nel primo numero della rivista (ottobre 1940) fu adoperata la parola fanzine: «We hereby protest against the un-euphonius word fanmag (…) and announce our intention to plug fanzine as the best short form of fan magazine.».

Caratteristiche delle fanzine
Forse la caratteristica principale delle zine, è che non esistono delle peculiarità costanti. Normalmente editori, curatori, redattori degli articoli e autori delle illustrazioni non ricevono alcun compenso. Tali pubblicazioni spesso circolano gratuitamente o a un prezzo nominale, al fine di ammortizzare le spese di produzione. Le copie vengono volentieri scambiate con altre pubblicazioni analoghe o date in cambio di contributi artistici, articoli o lettere di commento, pubblicati poi sulle stesse riviste. Si tratta di pubblicazioni estremamente variegate ed eterogenee, nei formati, nell’estetica e per quel che riguarda le tematiche: a volte hanno l’aspetto di mini riviste, ma possono assumere molteplici forme e diversi formati.
Le fanzine sono il frutto di produzioni indipendenti e possono essere realizzate sia da una sola persona che da collettivi. Questo consente anche alle voci periferiche di esprimersi al di là dei vincoli dell’editoria mainstream, proponendosi come alternative al mondo gerarchico e mercificato dei media ufficiali, permettendo inoltre agli autori di assumere il controllo del processo di pubblicazione. Le fanzine forniscono un veicolo per idee, espressione e arte; costruiscono connessioni tra le persone e all’interno dei gruppi e forniscono modalità di comunicazione oltre a diffondere informazioni. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di pubblicazioni non commerciali, che vengono stampate in piccole tirature e distribuite attraverso determinati canali per un pubblico di nicchia. Ci sono eccezioni a ogni regola e sebbene molte fanzine presentino caratteristiche comuni, non esiste una definizione univoca di fanzine. Queste rappresentano la reazione di un individuo o più persone organizzate a un sistema dell’informazione reputato insoddisfacente. Tradizionalmente sono per lo più composte e riprodotte artigianalmente usando comuni strumenti da ufficio, anche se alcune si sono evolute in pubblicazioni professionali. Numerosi autori, illustratori e fotografi ora noti sono stati pubblicati per la prima volta su riviste amatoriali di questo tipo. Le tematiche possono essere le più disparate: alcune fanzine trattano di musica, altre raccontano storie; molte sono incentrate su una subcultura, o elencano collezioni personali, altre ancora sono fumetti autoprodotti.

Le origini
Da quando esiste la stampa “ufficiale”, esiste anche quella del dissenso o semplicemente quella volta a esprimere un punto di vista personale, un’opinione, un credo, un’estetica. Il 31 ottobre del 1517 Martin Lutero affisse sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg un documento con 95 tesi in cui criticava la prassi della vendita delle indulgenze e il ruolo delle autorità ecclesiastiche, in particolare del Papa. L’affissione di un tale documento avvenne in vista di una pubblica assemblea in cui Lutero avrebbe difeso le proprie affermazioni, una prassi allora corrente nei centri universitari. Per citare un altro esempio, Common Sense di Thomas Paine era un pamphlet pubblicato per la prima volta il 10 gennaio 1776 e rivolto a tutti i cittadini delle colonie, mirante a convincere della necessità di ottenere un’indipendenza immediata dall’Impero britannico. Paine scrisse la sua richiesta di indipendenza in uno stile schietto e familiare che ebbe un enorme successo; al prezzo di 2 scellini, Common Sense vendette più di 120.000 copie in tre mesi su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Estetiche delle fanzine e mezzi di riproduzione
Con la sigla DIY (Do It Yourself) ci si riferisce in genere a un’etica anticonsumista e autoprodotta, che prevede lo svolgimento di attività senza l’aiuto di esperti pagati. Il fai-da-te promuove l’idea che chiunque sia in grado di acquisire le conoscenze richieste per svolgere una certa varietà di compiti invece di affidarsi a dei tecnici. Il termine può riferirsi a una gran varietà di discipline. Piuttosto che sminuire o mostrare disdegno per coloro che si dedicano al lavoro manuale o ai mestieri qualificati, il fai-da-te sostiene l’individuo medio alla ricerca di tali conoscenze e competenze. Al centro di queste convinzioni vi è l’empowerment degli individui e delle comunità, incoraggiando l’impiego di approcci alternativi di fronte a ostacoli burocratici o sociali per raggiungere i loro obiettivi.

Il DIY è un’etica nata e diffusa all’interno della cultura punk, che propugna il rifiuto per le major della distribuzione musicale, ritenute capitaliste, espresso nello slogan DIY not EMI, e la formazione di etichette indipendenti con cui pubblicare i propri album. Tra le etichette più importanti nate da quest’etica: Flat Earth Records, Loony Tunes Records, Profane Existence e Crass Records, mentre tra i gruppi più noti si segnalano Crass e Fugazi. IL DIY è diffuso principalmente nell’anarcho punk e nell’hardcore punk, e l’etichetta simbolo può essere considerata la Crass Records, che ha pubblicato moltissimi gruppi degli anni ’80 fra cui Flux of Pink Indians, Rudimentary Peni e Conflict. Dall’autoproduzione dei dischi poi l’etica del DIY si è anche espansa, per abbracciare sempre più aspetti della vita quotidiana e della commercializzazione. Un altro aspetto importante del DIY è la produzione e distribuzione di fanzine che miravano a diffondere notizie e idee della scena punk. Col tempo poi si è arrivati anche a magliette, toppe, spille e beni di consumo materiali, quali saponi e oggetti per la cura del corpo. Grazie all’hardcore americano dei primi ’80, il DIY ha avuto una larghissima diffusione tra i gruppi e i giovani, fino a diventare una vera e propria scelta non solo musicale, ma di vita.

Il ciclostile: Le prime zine erano scritte a mano o a macchina e stampate usando sistemi di riproduzione semplici ed economici, come per esempio la carta carbone. Di queste pubblicazioni veniva prodotto un numero di copie molto ridotto e di conseguenza la loro circolazione era relativamente limitata. L’uso del ciclostile consentì un grosso salto in avanti dell’editoria amatoriale: molte fanzine italiane fino ai primi anni ’80 furono stampate in ciclostile, per esempio The Time Machine, Vox Futura (fino al 1981) e Intercom (fino al 1987). Fino agli anni ’80 questo fu infatti il sistema di riproduzione più economico, diffusissimo nonostante la bassa qualità che poteva garantire. Il ciclostile era stato inventato nel 1881 da un ex agente di cambio ungherese emigrato negli USA, David Gestetner (1854-1939). Usando uno speciale foglio di carta cerata – sul quale si scriveva utilizzando un’apposita penna o la macchina da scrivere – veniva prodotta una matrice usata poi per la produzione a bassissimo costo di piccole tirature. La qualità di questo tipo di stampa era scarsa, ma per riviste che pubblicavano articoli o racconti, quindi sostanzialmente testo, più della qualità era importante la leggibilità. I disegni e la grafica erano più complicati da realizzarsi, quindi i titoli venivano spesso composti con il normografo, mentre nel caso di copertine illustrate, la stampa di queste ultime era normalmente realizzata con tecniche diverse.

La macchina da scrivere: La fanzine di fantascienza Intercom ovviò alle carenze grafiche del ciclostile evitando l’uso del normografo e sfruttando invece la macchina da scrivere. In alcuni numeri sono presenti soluzioni formali ingegnose, che ricordano l’ASCII Art.

Le fotocopie: Il crollo dei prezzi della xerografia portò alla nascita di fanzine di migliore qualità grafica fin dalla fine degli anni ’70, aumentando anche di molto la velocità di realizzazione; di conseguenza la produzione si faceva ancora più semplice e alla portata di tutti.

Collage: Con la generale riscoperta dell’analogico, della manualità e delle classiche tecniche di composizione e grafica, è recentemente tornata alla ribalta la pratica collage, un’estetica economica perfetta per la filosofia alla base delle fanzine. Con l’avvento del personal computer e dei software di grafica, la realizzazione delle pubblicazioni amatoriali è stata maggiormente agevolata, rendendo a volte molte fanzine quasi indistinguibili dalle riviste professionali. Dal 2000 si è diffusa sempre più l’attività dei servizi di stampa online, che permettono spesso di avere un buon rapporto qualità-prezzo anche con una scarsa tiratura e tempi ristretti per la produzione. Vedi per esempio: https://oltrecollage.bigcartel.com/

La stampa Risograph
Un ultimo fenomeno nel mondo della stampa delle fanzine è la stampa risograph, una tecnica di stampa che permette di stampare poche copie ad un prezzo contenuto (fotocopiatrice) fornendo un risultato all’apparenza artigianale/ artistico simile alla serigrafia. Es.: https://sbadato.bigcartel.com/

Digitale e stampa offset
Con l’avvento del personal computer e dei software di grafica, la realizzazione di pubblicazioni amatoriali è stata maggiormente agevolata, rendendo a volte alcune fanzine quasi indistinguibili dalle riviste professionali. Dal 2000 si è diffusa sempre più l’attività dei servizi di stampa online, che permettono spesso di avere un buon rapporto qualità-prezzo anche con una scarsa tiratura e tempi ristretti per la produzione. Alcuni esempi: www.facebook.com/macondopress/ e https://bolopaper.com/

Webzine
Dagli anni ’90 le fanzine tradizionali stampate su carta hanno cominciato a cedere il passo alle cosiddette webzine (dette anche e-zine), ovvero fanzine digitali condivise sul web, più facili da produrre e con meno costi rispetto alle versioni stampate, ma soprattutto con una diffusione assai maggiore grazie alla capillarità della rete, superando confini geografici e politici. In generale una webzine è una rivista pubblicata sotto forma di sito web o blog, a volte senza una versione stampata. Come la sua sorella su carta, la e-zine può essere gratuita o a pagamento. Si parla di una webzine interattiva quando i visitatori possono commentare gli articoli o di una webzine collaborativa quando gli utenti possono pubblicare i loro articoli o le loro illustrazioni. Anche un file scaricabile – contenente notizie, articoli, interviste o illustrazioni – può essere una webzine. Come le fanizine stampate, le webzine sono spesso tematiche e progettate da appassionati, che a volte lavorano in team. I temi affrontati ruotano di frequente attorno a temi poco trattati dai media tradizionali: fumetti, musica alternativa, giochi di ruolo ma anche cinema, storia, Internet, moda, ecc.

Pochi criteri oggettivi differenziano una webzine amatoriale da un sito web: il numero dei contributori, la loro passione, la qualità tecnica della produzione. Di solito una webzine dovrebbe possedere un contenuto originale e presentare una pubblicazione relativamente regolare. In Francia, la prima webzine è stata Cybersphère, creata e sviluppata nel 1995 ma chiusa già nel 1996. Altri siti web amatoriali, lanciati nello stesso periodo, sono ancora online oggi – come ad esempio webzine dedicate alla musica classica, ConcertoNet (1997), Forumopera, Altamusica e ResMusica (1999).

Gli inizi
The Comet: Benché stampati “autoprodotti”, relativi a determinati gruppi e sottoculture, ci siano sempre stati, si fa risalire tradizionalmente l’inizio delle fanzine ai cosiddetti science fiction magazines. Queste prime pubblicazioni sono anche conosciute con i termini fanmags e letterzines. La prima zine di fantascienza fu The Comet, pubblicata nel 1930 da un gruppo di appassionati membri del club Science Correspondence Club of Chicago.

Amazing Stories: Fu la prima rivista del genere ben strutturata e organizzata, definita per questo prozine (anche questo termine fu coniato da Chauvenet riferendosi a riviste pubblicate professionalmente e contenenti storie di fantascienza). Amazing Stories venne stampata dal 1926 (fino al 2005!) e fu lo scrittore e inventore Hugo Gernsback (1884-1967) che propose per primo l’idea di pubblicare le lettere dei lettori sulla rivista, dando così origine alle prime comunità di fan del genere fantascienza. Gernsback non solo pubblicò Amazing Stories ma fu lui a coniare il termine science-fiction.

Modern Electrics: Anche questo fu un magazine creato da Gernsback, che ne iniziò la pubblicazione nell’aprile 1908. Lo stampato era inizialmente volto a fornire informazioni per la vendita per corrispondenza di componenti radio, nonché per promuovere l’hobby dei radioamatori. In seguito divenne però un canale di comunicazione anche per storie di fantascienza. La prima fiction apparve nel numero di aprile 1911 e in 12 puntate pubblicò il romanzo di fantascienza Ralph 124C 41+ dello stesso Gernsback. La tiratura della rivista aumentò rapidamente, partendo dai 2.000 esemplari iniziali, per raggiungere nel 1911 le 52.000 copie.

The Electrical Experimenter: Subentrò a Modern Electrics nel maggio 1913 ed era una pubblicazione a carattere tecnico-scientifico pubblicata mensilmente. The Electrical Experimenter continuò a essere stampata fino al mese di luglio del 1920, concentrandosi su articoli riguardanti la radio, la scienza e le invenzioni. Anche questa rivista fu curata da Gernsback fino al 1929, momento in cui la sua casa editrice Experimenter Publishing fu costretta alla bancarotta; dopodiché la pubblicazione venne curata da Arthur H. Lynch.

Sotto la direzione di Gernsback, tra l’agosto 1917 e il luglio 1919, Nikola Tesla scrisse cinque articoli per la rivista, e pubblicò anche parti della sua autobiografia in diversi numeri del 1919.

Science and Invention: Nel 1918 la dicitura Science and Invention appariva già sulla copertina di The Electrical Experimenter come sottotitolo; divenne il titolo vero e proprio della fanzine nel 1920.

Raymond Douglas Bradbury
Già dagli anni ’30 del ‘900, le fanzine divennero parte integrante del fandom di fantascienza. Le prime furono spesso prodotte o sponsorizzate dagli stessi club di fantascienza e servirono da piattaforma per far circolare saggi, storie e recensioni di fantascienza e riflessioni sul fandom stesso. È il caso di Futuria Fantasia, nata come progetto rivolto ai membri della Los Angeles Science Fiction League (LASFL). Raymond Douglas (Ray) Bradbury (1920-2012) si unì al LASFL nel 1937 e presto ne divenne un membro di spicco. Nel 1938, su sollecitazione del collega scrittore Forrest J. Ackerman, Bradbury concepì l’idea per la sua rivista e, con il supporto di Ackerman, fu in grado di convincere il club a finanziare il suo nuovo progetto editoriale.
Bradbury fu un innovatore del genere fantascientifico, lavorando anche come sceneggiatore cinematografico.
Nel 1950 raccolse in un unico volume le sue Cronache marziane, che ottennero un vasto successo internazionale. L’anno successivo seguì il suo romanzo breve Gli anni del rogo (The Fireman) sulla rivista Galaxy Science Fiction, ampliato nel 1953 nel capolavoro per cui è maggiormente ricordato: Fahrenheit 451, da cui è stato tratto il film omonimo di François Truffaut del 1966.

Futuria Fantasia: Fu una fanzine di fantascienza creata da Bradbury nel 1938, quando lo scrittore aveva solo 18 anni. Sebbene siano stati pubblicati solo 4 numeri della rivista, la lista di scrittori e illustratori che parteciparono arrivò a includere: Hannes Bok, Forrest J. Ackerman, Henry Kuttner, Damon Knight e Robert A. Heinlein.

Il primo numero di Futuria Fantasia venne pubblicato nel giugno 1939 e fu accolto bene. Henry Hasse, uno scrittore pulp di Seattle, scrisse a Bradbury perché desiderava contribuire al primo numero; partecipò anche al secondo e terzo numero con lo pseudonimo di Foo E. Onya.

Le copertine di Futuria Fantasia furono illustrate da Hannes Bok (1914-1964), che sarebbe diventato famoso per il suo lavoro su riviste pulp e di fantascienza come Weird Tales, Other Worlds e The Magazine of Fantasy & Science Fiction. Il secondo numero della fanzine fu stampato frettolosamente e presentava diversi errori, inclusi i riferimenti a tre articoli che erano stati eliminati prima della pubblicazione. All’interno vi era anche una storia di Bradbury, pubblicata anonima: “The Pendulum”, che divenne la base per il suo primo pezzo professionale. Per la terza uscita della rivista, Bradbury arrivò ad avere qualche problema finanziario; ogni numero costava infatti dieci centesimi, benché cento esemplari avessero un costo di produzione di venticinque dollari. Inoltre Russel Hodgkins aveva tagliato i fondi, costringendo Bradbury a cercare una nuova fonte di finanziamento. Bradbury riuscì comunque a raccogliere abbastanza denaro per pubblicare il quarto numero, che fu però l’ultimo.

Lewis Carroll
Il reverendo Charles Lutwidge Dodgson (1832-1898), più conosciuto con lo pseudonimo di Lewis Carroll, è stato uno scrittore, matematico, logico, pastore anglicano e fotografo inglese. I suoi scritti più famosi sono Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie e il suo seguito Attraverso lo specchio, così come le poesie La caccia allo Snark e Jabberwocky, tutti considerati all’interno del genere delle sciocchezze letterarie. 

The Rectory Umbrella e Mischmasch sono un pot-pourri che rivela e prefigura alcuni interessi di Carrol. The Rectory Magazine includeva saggi, poesie e racconti, nonché illustrazioni disegnate e colorate a mano. Il senso dell’umorismo e della parodia, che appaiono in gran parte del lavoro successivo di Carroll, sono già evidenti in The Rectory Magazine, completato quando l’autore aveva solo 18 anni. Un’edizione stampata in facsimile di The Rectory Magazine è stata riproposta nel 1975 dalla University of Texas Press.

La psichedelia
Room East 128. Chronicle: Il designer italiano Ettore Sottsass (1917-2007) ha saputo rinnovare con il proprio lavoro la cultura del design e dell’architettura inventando un alfabeto di forme, colori ed emozioni nuove. Sottsass fu amico e compagno di strada di alcuni scrittori della Beat Generation negli anni ’60, protagonista dell’avanguardia radicale negli anni ’70 e inventore di Memphis, ma fu anche autore di alcune interessanti fanzine.
Nel 1962 il designer si trovava in un ospedale della California, in via di guarigione dopo che si era temuto per la sua vita a causa di un virus. Roberto Olivetti, per cui lavorava Sottsass, gli aveva consigliato l’ospedale di Palo Alto in California, dove lo avrebbero potuto curare. Annoiato dalla lunga degenza, sotto consiglio della sua compagna Fernanda Pivano (1917-2009), Sottsass decise di redigere una sorta di “diario di bordo del paziente Sottsass”, un registro personale e anche una lettera agli amici lontani. Iniziò quindi a darsi da fare con il materiale che poté recuperare in ospedale grazie al vicino di stanza: lì stava un ragazzino malato di undici anni, il cui padre aveva un negozio di materiali per ufficio. Ecco nascere Room East 128. Chronicle.

Sul terzo numero (19 luglio 1962) era riportato, in italiano e in inglese: “Questo numero è dedicato – diciamo così – alla volgarità quotidiana, alla noia, e a tutte le fesserie che circolano dotate di retorica. (…) Del primo numero di questa specie di giornale sono state tirate 30 copie con una macchinetta portata da San Francisco da Dario Haim nella stanza dell’ospedale di Palo Alto. La macchinetta l’ha fatta andare la Bobbitt Suda – di notte – mentre la Nanda con lo sguardo assente del vero apprendista tipografo passava i fogli uno per uno. È venuta fuori una cosa un po’ fessa e un po’ patetica come le torte fatte in casa, crude di dentro e bruciate di fuori. / Solo chi ci vuole molto bene ci ha perdonato quella torta. / Del secondo sono state tirate 90 copie su carta da 20 once e 10 copie su su carta da 30 once, nella tipografia del signor Van Valkenburgh di Palo Alto, Calif. È venuto un po’ meglio. Adesso sembra una torta comprata in periferia. / Del terzo numero – questo qui – sono state tirate 140 copie su carta da 20 once e 10 copie su carta da 30 once”. Le pagine erano state stampate in ciclostile (compresa la copertina).

Pianeta Fresco: Si tratta di una delle più note riviste del movimento beat italiano. Anche questa fu fondata nel 1967 a Milano da Fernanda Pivano e dal marito Ettore Sottsass, con la collaborazione del poeta statunitense Allen Ginsberg (1926-1997), che fu tra l’altro l’ideatore del titolo. Il primo numero fu pubblicato nel dicembre del 1967 dalla casa editrice d’arte dello stesso Sottsass, le Edizioni East 128, in sole 275 copie. Il secondo e il terzo numero – con i quali si concluse la breve esperienza della rivista – furono stampati nel 1968 in un unico fascicolo, intitolato Tecnologia del decondizionamento, anch’esso prodotto in poche centinaia di copie, in cui la data di pubblicazione indicata è quella dell’equinozio d’inverno, probabilmente riferita ai primi mesi dell’anno.

Ispirata alle riviste underground d’oltreoceano, Pianeta fresco prese a modello soprattutto il San Francisco Oracle sia per la grafica sia per i contenuti. Era affiliata al circuito dell’Underground Press Syndicate che, sulla base del principio della libertà di stampa, permetteva di ripubblicare in diverse sedi editoriali i testi su testate internazionali underground. Gli argomenti principali della rivista vertevano sulla non violenza e altri temi della cultura beat, come il rifiuto dell’autorità, l’antimilitarismo, le esperienze lisergiche e lo spiritualismo.

Pianeta Fresco era una pubblicazione psichedelica che poco aveva a che fare con le altre riviste di controcultura che esplosero in Italia negli anni ’70, come Re Nudo, Fallo, Puzz, Tampax. Alla rivista collaborarono artisti del calibro di Paul McCartneyMichelangelo Pistoletto e William Burroughs.

San Francisco Oracle: Si trattava di un magazine clandestino, pubblicato in 12 numeri dal 20 settembre 1966 al febbraio 1968 nel quartiere di Haight-Ashbury. Fu fondato da Allen Cohen (1940-2004), che ne fu l’editore, e da Michael Bowen, l’art director. Il San Francisco Oracle combinava contenuti come poesia, spiritualità e interessi multiculturali con un design psichedelico, riflettendo e plasmando lo spirito della controcultura californiana mentre si sviluppava nell’Haight-Ashbury. Si tratta di un bell’esempio di grafica psichedelica all’interno della produzione underground e divenne presto nota per la sua grafica sperimentale e alla moda. Al magazine collaborarono anche importanti artisti, tra cui Bruce Conner e Rick Griffin, oltre a scrittori beat come Allen Ginsberg, Gary Snyder, Lawrence Ferlinghetti e Michael McClure.

Generi e fandom
Spockanalia: Il primo numero di questa fanzine, dedicata al celebre personaggio di Star Trek, fu pubblicato nel 1967, seguito da altre quattro uscite di cui l’ultima del 1970. Parte del materiale della rivista fu successivamente stampato e adattato anche in libri ufficiali sulla serie.

Spockanalia raccoglieva storie, poesie, articoli, disegni e lettere. Si trattava della prima fanzine su Star Trek, stampata quando la serie era ancora alla sua prima stagione, curata da Devra Michele Langsam e Sherna Comerford. Originariamente pensata come pubblicazione “one-shot”, proseguì fino al quinto numero, dopo che gli editori furono inondati di materiale in seguito alla distribuzione della prima uscita.

La diversificazione
Dopo gli inizi caratterizzati dal genere fantascientifico, le fanzine si sono diversificate e suddivise in categorie e sottogeneri disparati, dai personaggi famosi del mondo televisivo ai vari generi musicali.

Slash: È stata una fanzine americana punk rock, pubblicata da Steve Samiof e Melanie Nissen dal 1977 al 1980. La rivista aveva un formato tabloid ed era incentrata sulla scena punk di Los Angeles. Con una distribuzione relativamente ampia per una zine, Slash contribuì a portare la scena underground di Los Angeles alla ribalta. Nel 1979 la fanzine dette anche vita alla Slash Records, un’importante etichetta discografica punk.

The Fix
È stata una fanzine che aveva come oggetto la serie Starsky & Hutch. La sua durata è stata decisamente lunga, influenzando profondamente il mondo delle zine (il primo numero fu stampato nel 1987, mentre l’ultima uscita risale al 2002). Pubblicato ogni 4 mesi, The Fix non era una “letterzine” in senso tradizionale, come Frienz o The Who Do We Trust Times; oltre alle lettere dei fan, la rivista conteneva anche narrativa, vignette e poesie.

Starsky & Hutch, Sigla, 1979

Le fagzine (anche note come queer zine o gay fanzine) sono pubblicazioni indipendenti, prodotti della cultura gay alternativa. Come fanzine, anche il termine fagzine è una parola macedonia, formata dalla contrazione della parola inglese “faggot” (appellativo dispregiativo per gli omosessuali) e “magazine” (rivista). In termini di estetica e contenuto, le fagzine si distinguono deliberatamente dal mainstream gay, percepito come uniformante e omologante. Sebbene le fagzine siano state a lungo categorizzate all’interno dell’universo underground, molti giornalisti e fotografi, anche famosi, sono emersi dall’ambiente fagzine.

La rivista underground newyorchese Straight to Hell Magazine: The Manhattan Review of Unnatural Acts (S.T.H.), fu fondata nel 1971 da Boyd McDonald (1925-1993) ed è considerata la prima fagzine, caratterizzata dalla struttura poco impegnativa, da un’estetica improntata sull’erotismo e contenente opinioni politiche radicali. Altre fagzine sono state la breve Folsom di Jim Moss, pubblicata a San Francisco nel 1980, e la rivista parigina Gai pied di Didier Lestrade e Misti Gris, pubblicata dal 1980 al 1987, e il cui nome fu suggerito da Michel Foucault. Il layout e la tipografia della rivista sono ora considerati rivoluzionari per molte riviste mainstream successive. Anche fotografi affermati come Pierre & Gilles e Walter Pfeiffer hanno pubblicato i loto primi lavori all’interno di fagzine.

Fanzine e fumetti

Nel 1936 lo scrittore David Kyle (1919-2016) pubblicò The Fantasy World, forse la prima fanzine a fumetti pubblicata in tre numeri dal 1936 al 1937.

Horror fanzine
La diffusione del cinema horror portò allo sviluppo di uno specifico genere di zine che lentamente si distaccò dal mondo della fantascienza per ritagliarsi un proprio pubblico. A partire dagli anni ’60 sono state numerose le fanzine dedicate a registi, attori e film horror.

Fanzine musicali
Il giornalista Paul Williams (1948-2013) era un fan della fantascienza e già da ragazzo iniziò quindi a produrre fanzine in ciclostile; oltre a ciò distribuì una serie di critiche e commenti (inizialmente suoi) sulla scena musicale rock. Crawdaddy! fu la prima fanzine americana a occuparsi di critica musicale rock e venne creata nel 1966, quando Williams era ancora studente, in risposta alla crescente domanda di ragazzi che gli chiedevano informazioni sui musicisti. L’elenco dei collaboratori arrivò a includere nomi quali John Lennon, Tim O’Brien, Michael Herr, Gilda Radner, Dan Aykroyd, PJ O’Rourke e Cameron Crowe, oltre a scrittori del calibro di William Burroughs, Paul Krassner, David G. Hartwell, oltre a Paul Williams stesso. Il nome Crawdaddy! fu dato in omaggio al leggendario club inglese dove i Rolling Stones avevano tenuto il loro primo concerto. Nel 2006 la rivista Crawdaddy! fu venduta alla società Wolfgang’s e oggi è una webzine giornaliera.

I primi numeri di Crawdaddy! mostravano il tipico look da fanzine, stampati con ciclostile o fotocopie, assemblati a mano e pinzati. Sul numero 4 fu pubblicato un articolo di sei pagine scritto dallo stesso Williams su Bob Dylan.

Punk
La grafica tipica delle fanzine punk mostra in genere un ampio utilizzo di lettering manuale, o con macchina da scrivere, e fotografie in bianco e nero, con poca attenzione all’eleganza del layout. Una delle prime zine legata a questo genere musicale è stata appunto Punk, fondata a New York dal fumettista John Holmstrom (1954), Ged Dunn e Legs McNeil. Il primo numero uscì nel mese di gennaio 1976, contribuendo ad associare la parola “punk” a band come quella dei Ramones. Altre fanzine del genere furono: Search & Destroy (poi REsearch), Flipside e Slash.

Fu grazie a Punk che la scena musicale – legata allo storico locale CBGB di New York – cominciò a essere conosciuta un po’ in tutti gli USA, contribuendo alla diffusione di tendenze e stili. Punk pubblicò 15 numeri tra il 1976 e il 1979, oltre a un numero speciale nel 1981, più altri numeri successivi nella sua “seconda vita”, dopo il 2000. La rivista ospitava scrittori tra cui: Mary Harron, Steve Taylor, Lester Bangs, Pam Brown; artisti: Buz Vaultz, Anya Phillips e Screaming Mad George; fotografi: Bob Gruen, Barak Berkowitz, Roberta Bayley e David Godlis. Dopo che Dunn se ne andò, all’inizio del 1977, e McNeil lo seguì poco dopo, Bruce Carleton divenne il direttore artistico (dal 1977 al 1979), mentre Ken Weiner e Elin Wilder (uno dei pochi afroamericani coinvolti nella scena punk), furono aggiunti al team.

Sniffin’ Glue
La prima punkzine stampata in UK fu Sniffin’ Glue, ideata e prodotta da Mark Perry, che fondò anche la band Alternative TV nel 1976. Perry stampò il primo numero fotocopiato della fanzine a Londra, dopo aver partecipato al concerto dei Ramones che si era tenuto il 4 luglio 1976 alla Roundhouse di Londra. Temendo l’assorbimento della fanzine da parte della stampa musicale mainstream, Perry ne interruppe la pubblicazione già nel 1977.

Perry scriveva a mano e con una macchina da scrivere, stampando in una cartoleria tutte le copie che poteva permettersi, pinzandole e vendendole direttamente ai concerti. Sniffin‘ Glue presentava testi grezzi e raffazzonati, con una grafica volutamente “brutta”; i titoli venivano di solito solo scritti a mano con un pennarello, mentre il linguaggio era spesso volgare, con slang e parole di uso comune.

T.V.O.R.
La fanzine T.V.O.R. nata nel 1981 a Como da Stiv Rottame Valli e Marco Maniglia Medici, divenendo da subito un riferimento per il movimento punk italiano. T.V.O.R. stava inizialmente per True Voice Of Rebels e solo in seguito fu noto piuttosto come Teste Vuote Ossa Rotte. T.V.O.R. è stata più volte definita come una delle migliori fanzine mai uscite del genere punk: originale e innovativa sia nella grafica sia nei contenuti, ricca di foto e di interviste fatte a un numero considerevole di gruppi hardcore punk.

Il primo numero della zine uscì a settembre del 1981, costituito da dieci pagine e stampato con una tiratura di 350 copie. T.V.O.R. partì come esperienza prevalentemente visiva, infatti il suo tempo di lettura doveva equivalere al tempo di ascolto del canonico pezzo punk, ovvero circa tre minuti. Nel terzo numero veniva riportato anche l’elenco delle 30 principali fanzine punk italiane: da Archaeopteryx alla collettiva Punkaminazione, dalla politica Anti-Utopia alla variopinta Echo, che parlava non solo di gruppi ma anche di argomenti come sesso e omosessualità.

La grafica delle zine punk era composta perlopiù da un cut-up di immagini di gruppi musicali, di politici agghindati in modo caricaturale, guerriglie urbane, slogan punk e “A” cerchiate. I tempi di lettura degli articoli coincidevano approssimativamente con l’ascolto di un brano punk, risultando così semplici e diretti. I contenuti erano decisamente di qualità: dalle interviste a band storiche, a memorabili foto, a fumetti spietati, flyer e report. Il collage grezzo oltre che agli esperimenti delle avanguardie storiche, rimanda agli esperimenti libertari con il testo dello scrittore William Burroughs.

XEROX
Si trattava di una fanzine punk ideata da Anna Melluso (Rosso Veleno), Paul Haroid e Capt. Vicious, di cui furono stampati sette numeri dal 1979 al 1980. Uno degli intenti iniziali degli autori era quello di promuovere il gruppo Adam & the Ants. Il nome della zine nasceva proprio dal titolo di una loro canzone (Zerox), risultando particolarmente appropriato dato che la fanzine era stampata con una fotocopiatrice. Il riferimento dal punto di vista grafico era Ripped & Torn di Glasgow (https://elpasserotto.it/xerox).

Riot Grrrl
Il movimento Riot Grrrl iniziò nei primi anni ’90, quando un gruppo di donne di Olympia (Washington) tenne una riunione per affrontare il sessismo presente nella scena punk. Il gruppo decise di voler avviare una “rivolta femminile” contro la società, in quanto ritenevano che questa non offrisse alcuna possibilità alle donne.

Riot Grrrl: the ’90s Movement that Redefined Punk

Riot Grrrl sosteneva l’impegno e l’attivismo femminile nella produzione culturale; il gruppo creò una propria fanzine piuttosto che inserirsi in supporti già esistenti. Le band associate alle Riot hanno usato la loro musica per esprimere punti di vista femministi e antirazzisti; gruppi come Bikini Kill, Bratmobile e Heavens to Betsy hanno creato canzoni con testi estremamente personali, che trattavano argomenti come lo stupro, l’incesto e i disturbi alimentari. Poiché Riot Grrrl era sia un movimento politico sia culturale, la sua produzione era piuttosto diversificata e comprendeva scrittura, musica, performance, film, attivismo, fotografia, video e opere d’arte originali, nonché la documentazione di attività e performance.

Fonti e approfondimenti