Le tecniche di stampa (2)

La stampa commerciale è diventata un medium estremamente diffuso e utilizzato negli ultimi decenni. Tutte le aziende e istituzioni – dalle più piccole alle più grandi – utilizzano per la loro comunicazione: decorazioni per finestre, lightbox, cartelli, espositori, floor graphics, banner, grafica per veicoli, poster, flyer e molto altro. Distinguere nettamente tra stampa d’arte e stampa commerciale oggi è piuttosto complicato, se si pensa solo alle tecniche. I poster stampati in Francia nella seconda metà del XIX secolo ora sono considerati arte, mentre la stampa digitale e offset sono utilizzate anche dagli artisti contemporanei (si pensi ad esempio al lavoro di Barbara Kruger). D’altro canto la stampa a caratteri mobili nacque principalmente per esigenze commerciali mentre oggi è considerata un mezzo di riproduzione artigianale / artistico di particolare pregio. La distinzione la fa probabilmente l’utilizzo stesso con cui viene concepito lo stampato, e il contesto dove la stampa è applicata.

Stampa a cliché o line block printing
La tecnica “a cliché” o line block printing è un ibrido tra stampa calcografica e stampa a rilievo. Si comincia con il negativo di un disegno al tratto, stampato a contatto su una piastra metallica resa fotosensibile. La luce indurisce questa emulsione, mentre le aree non esposte vengono lavate via con acqua calda. Quando viene inciso con l’acido, il metallo che circonda le linee protette dall’emulsione viene consumato formando un bassorilievo.

Stampa a cliché

La lastra viene quindi inchiostrata, e l’inchiostro aderirà solo sulla superficie in rilievo e non nelle linee incise, similmente alla tecnica xilografica. Poiché il metodo del cliché può stampare solo un tono, tutti i valori vengono creati otticamente, spesso modificando le trame. Dato che le lastre sono inchiostrate allo stesso modo delle matrici a rilievo, di solito vengono applicate su blocchi di legno per aumentare la loro altezza in modo da poter essere utilizzate insieme alla stampa tipografica. Fu grazie all’uso del line block printing associato alla stampa tipografica che questo tipo di illustrazioni divennero molto note. Un gran numero di pubblicazioni commerciali e cartoline utilizzarono i cliché fino agli anni ’50 dello scorso secolo.

Flessografia
La flessografia (o flexographic printing) è un metodo di stampa rilievografica diretta “a rotativa” ed è uno dei più importanti processi di stampa a livello industriale. Il nome di questa tecnica deriva dalla flessione del cliché. Si tratta di un metodo di stampa rilievografica diretta a rotativa. Il processo flessografico presenta tuttavia caratteristiche sia della rilievografia – per la forma di stampa – sia dell’incavografia, per la semplicità del sistema d’inchiostrazione e per la rapidità d’essicazione dell’inchiostro.

Stampa flessografica

La flessografia usa matrici di stampa in materiale elastico: gomma o fotopolimeri, per questo la qualità della stampa è piuttosto scarsa: ciò dipende dalla poca di durezza della gomma stessa. Un miglioramento si può ottenere con l’utilizzo di matrici flessibili fotopolimeriche, ma i risultati non sono paragonabili qualitativamente alla stampa tipografica o alla offset.

Stampa flessografica con cliché fotopolimerico

Stampa a tampone
Detta anche stampa tampografica o pad printing. Si tratta di un procedimento di stampa indiretto, che permette di riprodurre in modo semplice e con buona risoluzione, disegni o scritte sia su superfici piane sia irregolari. La tampografia si può considerare come un’evoluzione industriale del tradizionale ed antichissimo timbro di gomma. Per mezzo di un tampone morbido e flessibile (generalmente in silicone) una pellicola di inchiostro indelebile viene trasferito da una piastra incisa in acciaio o in fotopolimero (cliché tampografico) sulla superficie del supporto. La superficie di stampa può essere non planare grazie al tampone di stampa morbido che si può adattare facilmente alle diverse forme su cui viene pressato. La tampografia permette di stampare con una definizione superiore alla serigrafia, consentendo la riproduzione dei tratti più sottili con nitidezza, anche a più colori e stampando “bagnato su bagnato”. Si possono infatti ottenere ottime stampe anche in quadricromia, utilizzando retinature sui cliche (soprattutto quelli in fotopolimero), simili a quelli utilizzati per la litografia. Questo processo di stampa può essere usato anche per depositare materiali funzionali come inchiostri conduttivi, adesivi, lubrificanti.

Stampa tampografica (pad printing)

La stampa a tampone può essere vista come una combinazione di metodi utilizzati nella serigrafia e nella rotocalco che insieme hanno originato un nuovo sistema. Inizialmente esistevano lastre di rame su cui venivano incise immagini, con un metodo molto simile al processo della fotoincisione. Nel corso dei secoli sono cambiati materiali e metodi, ma il principio cardine è sempre lo stesso: su una lastra (cliché) vengono incise delle cavità con la forma da stampare, le quali vengono poi riempite con l’inchiostro; quindi viene pressato su queste cavità inchiostrate uno stampo di gomma siliconica (il tampone) che “preleva” il colore dalle parti incise; a questo punto il tampone viene pressato sull’oggetto da stampare e vi trasferisce l’inchiostro. Per chiarezza si può suddividere in una serie di fasi:

  • Su un cliché (metallico o polimerico) viene incisa un’immagine, ed il cliché viene montato sulla macchina tampografica.
  • La superficie del cliché viene prima inchiostrata e in seguito ripulita.
  • Il tampone viene premuto contro il cliché e “raccoglie” l’inchiostro “sagomato”.
  • Il tampone viene spostato sull’oggetto da stampare e viene premuto contro di esso fino ad adattarsi alla superficie.
  • Il tampone viene rimosso dall’oggetto rilasciando l’inchiostro sulla superficie.
Tastiera per notebook Zenith Supersport SX: i colori secondari sui copritasti sono ottenuti con stampa tampografica. (Immagine: deskthority.net)

Nella stampa a tampone la grafica viene prima trasferita sul tampone e immediatamente dopo depositata sul supporto da stampare. A differenza della stampa rotocalcografica, il tampone non è la fonte dell’immagine, ma il mezzo di trasferimento della stessa. Con apparecchiature adeguate, si possono riprodurre simultaneamente più immagini e su diversi lati di un oggetto, anche ad altezze differenti, su superfici inclinate o verticali. Alcune aziende producono tamponi atti a stampare su superfici anche a 180°.

Offset
La stampa offset può essere considerata come un’evoluzione della litografia; a differenza di quest’ultima, però, l’offset è una tecnica di stampa indiretta. Fu inventata dallo stampatore statunitense Ira Washington Rubel che nel 1904 scoprì casualmente il principio dell’impressione indiretta e realizzò così una macchina da stampa basata su tre cilindri. Nel primo cilindro è posizionata una lastra di alluminio molto flessibile: questa è la matrice dell’immagine inchiostrata. Il secondo cilindro è rivestito con una tela in gomma di caucciù e riceve l’immagine dalla matrice per poi imprimerla sul foglio. Il foglio scorre quindi tra il cilindrò di caucciù e un terzo cilindro detto cilindro di contropressione che favorisce la corretta stampa dell’immagine premendo il foglio sul cilindro di caucciù. Sopra la matrice lavorano altri piccoli cilindri deputati alla lavorazione dell’inchiostro e alla bagnatura della matrice. L’immagine viene impressa su una lastra metallica che funge da matrice, da qui viene trasferita su un supporto di caucciù e tramite questo impressa infine sul foglio di carta. La gomma permette infatti di stampare con grande precisione anche su superfici non perfettamente lisce.

Stampa offset

Anche nella stampa offset la preparazione della matrice si basa sul principio di repulsione tra acqua e sostanza grasse, come avviene per la litografia o la gumprint. La matrice infatti è piana: le parti di alluminio che non devono contenere inchiostro (dette contrografismi) vengono bagnate da acqua, in questo modo l’inchiostro può depositarsi solo sulle zone che contengono i grafismi, ovvero l’immagine da stampare. La precisione di questo semplice meccanismo appartiene all’ordine dei micron.

Stampa digitale
Si tratta di un termine che contiene al suo interno diverse tecnologie di stampa, di cui la stampa a getto di inchiostro (anche conosciuta col termine inkjet) e la stampa laser sono solo due esempi.

Stampa a getto d’inchiostro

Il comune denominatore tra tutte queste tecnologie è il fatto che l’immagine viene elaborata digitalmente tramite mezzo informatico e impressa quindi sulla carta in maniera diretta o indiretta. 

Stampa laser a colori

Il digitale si affacciò sul mondo della stampa alla fine degli anni ’90 dello scorso secolo. Il vero è proprio boom della stampa digitale si ebbe grazie a una rivoluzione lato software, con la diffusione del formato PDF realizzato da Adobe nel 1993. Nel 1991 il co-fondatore di Adobe John Warnock iniziò la rivoluzione dal cartaceo al digitale con un’idea chiamata The Camelot Project, che si prefiggeva di permettere a chiunque di acquisire documenti da qualsiasi applicazione, inviare versioni elettroniche dei documenti ovunque e visualizzare e stampare documenti su qualsiasi computer. Verso la fine del 1992, dall’evoluzione di Camelot nacque il formato PDF (Portable Document Format). Oggi questo formato è utilizzato in tutto il mondo, consentendo di mandare in stampa file uniformi anche se creati su dispositivi diversi.

HP Indigo
Si tratta di una tecnologia inventata all’inizio degli anni Duemila e che si è diffusa parecchio nella stampa industriale degli ultimi 15 anni. Si tratta di una delle tecnologie digitali più interessanti attualmente; la HP Indigo è stata realizzata dalla multinazionale americana Hewlett-Packard, ereditando gran parte delle sue tecnologie dall’offset, al punto da essere definita da molti “una offset digitale”.
Anche nel caso della Indigo, la stampa avviene attraverso il meccanismo dei tre cilindri principali, la differenza rispetto alla offset è che il cilindro matrice è realizzato digitalmente: le particelle di inchiostro sono caricate elettricamente in un liquido e quindi possono essere posizionate accuratamente sulla lastra usando campi elettrici controllati. Questo vuol dire che virtualmente, ogni frazione di secondo, è possibile cambiare l’immagine contenuta nella matrice.

Stampa Risograph
In giapponese la parola “riso” significa “ideale”. Si tratta di una stampante-duplicatrice, più nota come “Risograph”, che è stata inventata nel 1986 dalla RISO Kagaku Corporation. Questo tipo di stampante funziona più o meno come un ciclostile automatizzato; in sostanza è un metodo di duplicazione attraverso uno stencil (matrice). L’immagine di partenza viene impressa a calore su un sottile foglio di fibra di banana, creando una sorta di telaio simile a quello usato in serigrafia. Da questa matrice si può tirare una elevata quantità di stampe in modo estremamente rapido e con un buon rapporto qualità / prezzo. 

Una chiacchierata sulla stampa Riso – Perfectly Acceptable Press

Non appena si manda in stampa un file, la macchina crea una nuova matrice e la avvolge intorno a un cilindro inchiostrato che, ruotando, permette di stampare in piano anche su carte ad alta grammatura. L’inchiostro attraversa la matrice forata e si imprime sul foglio. Come nella serigrafia, questo processo stampa un colore alla volta. Un’immagine a più colori richiede più passaggi degli stessi fogli dopo aver sostituito il cilindro. All’uscita dalla macchina l’inchiostro è ancora bagnato, quindi è necessario aspettare qualche ora prima di un nuovo passaggio.
Gli inchiostri della stampa risografica sono a base di soia: si tratta quindi di una tecnica di stampa rispettosa dell’ambiente. Sono semi-trasparenti e quindi è possibile sovrapporli per creare nuovi colori. In caso di stampa in policromia, il modello CMYK può solo essere imitato ma a livello economico non conviene. La Risograph non usa un sistema cromatico come il Pantone, ma è possibile trovare delle corrispondenze più o meno precise fra i colori disponibili e i codici Pantone, anche se i colori posso variare a seconda della carta usata e dell’opacità. 

Fonti e approfondimenti

  • AA. VV. (QUADERNI DI LABORATORIO. Sperimentazione e ricerca nei linguaggi incisori), Quaderno 3. Elaborazione e stampa digitale, carborundume e puntasecca su PVC, bulino su rame, Paperback, 2005.
  • AA. VV. (Casa Falconieri), Segno, Spazio, Territorio. Calcografia, stampa digitale, fotografia, video, installazioni, Paperback, 2003.
  • AA. VV. (John Z. Komurki, Luca Bogoni, Luca Bendani), Risomania: The New Spirit of Printing: Risograph, Mimeograph and Other Stencil Duplicators, Arthur Niggli, 2017.
  • Josie Lopez, The Carved Line: Block Printmaking in New Mexico: Block Printmaking in New Mexico, Museum of New Mexico Press, 2017. 
  • Jeff Schewe, Digital Print, The: Preparing Images in Lightroom and Photoshop for Printing, Peachpit Press, 2013.