Polonia: l’arte del manifesto

“Eravamo tutti d’accordo sul fatto che [la direzione della State Film Agency] non si doveva aspettare qualcosa che assomigliasse ai poster giapponesi, americani, russi o svizzeri (…). Stavo cercando di trovare l’essenza del film. Stavo tentando di percepire che impressioni il film avesse esercitasse su di me, che fosse un film lirico, commedia, drammatico, sportivo o di guerra. Volevo illustrare questa essenza con il mio linguaggio, a modo mio”.

In Polonia si sviluppò nel secondo dopoguerra una fiorente scuola del manifesto, grazie ad autori come Henryk Tomaszewski, Jan Lenica, Roman Cieslewicz tra gli altri. I poster, in genere per film o opere teatrali, venivano realizzati su commissione della agenzia statale WAG (l’industria cinematografica polacca fu nazionalizzata nel 1945), per la quale venivano stampati più di duecento poster all’anno solo nel settore del cinema.
Questi manifesti venivano spesso realizzati con le tradizionali tecniche pittoriche e lettering tracciato a mano. Anche il fotomontaggio fu un procedimento molto utilizzato, e quasi sempre si trattava di immagini di grande impatto.

Con il trasferimento a Parigi di Lenica e Cieslewicz nel 1963, lo stile caratteristico del poster polacco esercitò un’importante influenza anche in Francia, in particolare sul gruppo Grapus.

Henryk Tomaszewski (1914-2005) è stato uno dei più importanti disegnatori di poster polacchi. Laureatosi all’Accademia di Belle Arti di Varsavia nel 1939, ha creato nel corso della sua vita svariati poster, copertine di libri, disegni satirici e illustrazioni, lavorato anche come docente tra 1952 e 1985. Nel 1975 Tomaszewski ottenne il titolo di Royal Designer of Art da parte della Royal Society of Arts di Londra e dal 1957 fu membro di Alliance Graphique International (AGI).
Tomaszewski fu una delle figure centrali della Scuola grafica polacca, essendo a capo della sezione grafica dell’Accademia di Belle Arti di Varsavia dal 1952 al 1985.

Ty i ja (“io e te”) è stata la più importante rivista di moda, arte e lifestyle polacca del XX secolo. La rivista fu pubblicata dal 1960 al 1973, fondata da Teresa Kuczyńska, che era a capo del dipartimento moda, e da Roman Juryś, un socialista ideologico che ricopriva il ruolo di caporedattore. I due riuscirono a convincere la lega femminile polacca a pubblicare una rivista mensile che aveva come target donne moderne e colte. All’epoca non esisteva ancora un’economia di libero mercato in Polonia e le riviste potevano essere pubblicate solo sotto l’egida delle istituzioni statali. Ty i ja divenne rapidamente una pubblicazione di culto, ma la sua allocazione cartacea rimase ridotta; le autorità imposero una tiratura limitata a 80.000 copie e ogni richiesta di estensione fu respinta. L’apparizione di Ty i ja coincise con la rinascita delle arti e l’atmosfera di modernità che aleggiava a Varsavia dopo il declino dello stalinismo e del realismo socialista.

Roman Cieślewicz (1930-1996) è stato un artista e fotografo polacco naturalizzato francese. Dal 1943 al 1946 frequentò la Scuola dell’industria artistica a Leopoli, nell’attuale Ucraina, e dal 1947 al 1949 il liceo artistico a Cracovia. Studiò in seguito all’Accademia di Belle Arti di Cracovia fino al 1955. Nel 1963 si trasferì in Francia e lavorò come direttore artistico di Vogue e Elle, insegnando presso l’Ecole Superieure d’Arts Graphiques (ESAG) a Parigi. Nella sua vita ha partecipato a numerose mostre collettive di grafica, manifesti e fotografia e fu anche membro dell’AGI.

Jan Lenica (1928-2001) è stato un disegnatore grafico e fumettista polacco, oltre che un grande animatore, autore di famosi cortometraggi. Diplomatosi presso il Dipartimento di Architettura del Politecnico di Varsavia, Lenica lavorò come disegnatore di poster e collaboratore dei primi film d’animazione di Walerian Borowczyk. Dal 1963 al 1986 visse e lavorò in Francia, mentre dal 1987 si trasferì a Berlino. Oltre a realizzare poster e cortometraggi animati, lavorò anche in qualità di docente per molti anni presso le scuole superiori tedesche e fu il primo professore del corso di animazione all’Università di Kassel, in Germania, nel 1979. Nei suoi film utilizzò spesso la tecnica d’animazione stop motion, tra cui: Adam 2 (1968) e Ubu et la grande grenouille (1976, ma pubblicato in Francia solo nel 1979).

L’artista e graphic designer Filip Pagowski è cresciuto in una famiglia di artisti, da subito a contatto stretto con il disegno grafico: suo padre Henryk Tomaszewski, uno dei fondatori della scuola grafica polacca, e sua madre, Teresa Pągowska, pittrice, sono state figure di spicco dell’arte polacca. Pagowski ha studiato pittura, illustrazione e disegno grafico. A volte Pagowski ha lavorato con suo padre; un risultato di questa collaborazione è stato, ad esempio, il disegno per una copertina della rivista Ty i Ja.

Nato e cresciuto in Polonia, si è trasferito a New York City dove è diventato famoso per le sue illustrazioni spensierate. Ha collaborato con aziende come Comme des Garçons (ha disegnato il logo del cuore per la loro linea “PLAY”), The New York Times e Diane von Furstenberg.

Fonti e approfondimenti