Libri e caratteri in Francia

Due territori nei quali la grafica francese degli anni ’50 e ’60 ha dato contributi particolarmente interessanti sono stati la grafica editoriale – con interpreti d’eccezione come Pierre Faucheux e Robert Massin – e il disegno di caratteri, in cui eccelle il lavoro di Roger Excoffon.

Il parigino Pierre Faucheux (1924-1999) con i suoi progetti per il Club Français du Livre, realizzati a partire dal 1946, rivoluzionò la progettazione del libro, uscendo dai canoni e rimettendone in discussione la struttura: i suoi erano “libri-oggetto”, di cui ogni parte veniva progettata in rapporto all’insieme, creando una scansione dinamica degli spazi. Per questo i caratteri tipografici costituivano uno degli strumenti prediletti di Faucheux: lavorando con variazioni di dimensione e di stile, egli cercava di trovare un equivalente visivo del testo del libro.

Pierre Faucheux manifestò molto presto il suo interesse per i libri. Fu ammesso all’esame d’ammissione per l’École Estienne nel 1938; dopo la sua formazione, fu assunto nel 1942 da Paul Faucher (1898-1967), un grande rinnovatore dell’editoria giovanile e un pioniere nel campo dell’istruzione e pedagogia.
Si unì al Club Français du Livre nel 1946, rompendo con le consuetudini editoriali. Consapevole delle risorse dell’espressività tipografica, Faucheux esplorò le possibilità e dellte straordinaria visibilità alla lettera sulla pagina. L’incontro con Le Corbusier consolidò il suo interesse per l’architettura. La scrittura del libro e l’organizzazione dello spazio architettonico furono quindi essenziali come le due dimensioni principali della sua produzione professionale. Dal 1954 al 1964, è stato direttore artistico del Club des libraires de France. Ogni lavoro veniva letto attentamente prima di essere interpretato nello stile che meglio lo esprimeva. Così, per Les Caractères de l’Imprimerie nationale (1990), Faucheux identificò gli autori scegliendo i caratteri tipografici del loro tempo. Questo interesse si accompagnò con la ricerca di documenti iconografici originali, un approccio che rivoluzionò l’illustrazione tradizionale delle opere destinate al grande pubblico.

“Le graphisme en soi n’existe pas. Comme, il n’y a pas de cloisons étanches, je veux être graphiste, écrivain, éditeur, photographe, metteur en scène”
Robert Massin

Recentemente venuto a mancare (8 febbraio 2020), il grafico Robert Massin (1925-2020) fu allievo di Faucheux, con il quale lavorò a partire dal 1946. Ne continuò e sviluppò le idee nei suoi progetti per il Club du Meilleur Livre e in seguito per le edizioni Gallimard. Massin è conosciuto inoltre per la sua collaborazione con il drammaturgo Eugène Ionesco (1909-1994), esponente del teatro dell’assurdo, per il quale realizzò La cantatrice chauve e Délire à deux.

Massin è stato una figura di spicco nell’ambito della tipografia e della grafica contemporanea, in particolare in campo editoriale. Per Massin l’arte doveva comprendere tutte le discipline e, grazie all’impiego di una tipografia espressiva, riuscì a rendere visibile nelle sue creazioni questa integrazione. Per questo motivo Massin è stato spesso visto come un “interprete”: le sue opere infatti sono vere e proprie interpretazioni tipografiche di lavori di altri artisti. Tra i suoi lavori più conosciuti: La Cantatrice chauve (1964) e Délire à deux di Eugène Ionesco.

La cantatrice chauve è stata la prima opera teatrale scritta da Ionesco. La prima rappresentazione ebbe luogo l’11 maggio 1950 al Théâtre des Noctambules e fu pubblicata in prima edizione il 4 settembre 1950 dal Collège de Pataphysiques.

L’idea della pièce venne a Ionesco quando cercò di imparare l’inglese usando il metodo Assimil. Colpito dal contenuto dei dialoghi – molto semplici e sobri oltre che strani – nonché dalle frasi non correlate, decise di scrivere un pezzo assurdo dal titolo “L’anglais sans peine“. Ma questo titolo non piacque al regista; fu durante una prova che si cambiò il titolo della commedia: l’attore che interpretava il ruolo del pompiere invece di dire “institutrice blonde” esclamò “cantatrice chauve” e Ionesco ne fu entusiasta.

Grazie a una doppia trascrizione tipografica e foto-grafica, il lettore assiste a una rappresentazione drammatica attraverso il solo mezzo del libro: ogni attore, in La Cantatrice Chauve – la sua immagine, la sua dizione, il timbro della sua voce – viene interpretato da un carattere tipografico. I silenzi, le evoluzioni degli attori, i giochi teatrali, tutto ciò che costituisce il fascino visivo di uno spettacolo trova il suo equivalente nel libro, che trasforma l’opera teatrale in un’unione di parole e immagini. Questa edizione, limitata e numerata, include anche una scena che non è mai stata eseguita.

Grafico e disegnatore di caratteri di successo, Roger Excoffon (1910-1983) è stato direttore artistico della Fonderie Olive di Marsiglia fino al 1959. In quegli anni ha potuto progettare numerosi caratteri, tra cui i più conosciuti sono: Mistral, Choc, Banco, Antique Olive. I suoi caratteri hanno ottenuto particolare successo nella titolazione e nella grafica pubblicitaria.
Il suo talento nel disegno di caratteri è evidente soprattutto nei font che riprendono la scrittura manuale, come ad esempio il Mistral, dove Excoffon ha allineato i caratteri in modo irregolare sulla linea di base, collegando le minuscole tra di loro.
Excoffon ha segnato soprattutto gli anni cinquanta con i suoi caratteri tipografici, vobranti e innovatori. Meno conosciuta è la sua attività come grafico e, soprattutto nei suoi ultimi anni, come artista. Dal 1953 al 1971 lavorò come direttore artistico per Air France, per cui curò l’immagine aziendale e ridisegnò il logo nel 1958, utilizzando un font da lui stesso disegnato: L’Antique Olive Nord.

Il Mistral è senza dubbio il carattere più famoso di Excoffon. Creato a partire dalla propria scrittura manuale, il Mistral è un font spontaneo e organico.

1968 Grenoble
Una delle novità dell’edizione invernali dei Giochi Olimpici del 1968 fu il fatto che furono trasmessi in televisione e a colori. Fu anche l’anno dell’apparizione della prima mascotte utilizzata in un contesto del genere: lo sciatore stilizzato da Aline Lafargue: “Schuss”, dal nome di derivazione tedesca (e che è anche uno stile di sciata), con la grande testa rossa e il corpo saettiforme. Il personaggio fu utilizzato su diversi pali indicatori e segnaletici: venne così inaugurata la tradizione di accompagnare ogni edizione dei giochi con una mascotte portafortuna.

Roger Excoffon firmò il marchio e il manifesto dell’evento. Disegnò anche una serie di pittogrammi che diedero una nuova impronta nella grafica al disegno delle icone per gli sport olimpici, influenzando probabilmente anche la grafica delle olimpiadi in Mexico.
Nel marchio, il fiocco di neve sembra quasi un ricamo al tombolo, una tecnica di ricamo comune fra i paesi della Val d’Aosta e della Savoia, nonché nelle Alpi francesi. Nel manifesto i cinque cerchi si animano per una discesa a rotta di collo sulle piste di neve e il movimento un po’ fumettistico ne rimarca la velocità dei discesisti.

Fonti e approfondimenti