Ed Fella

Edward (Ed) Fella è nato nel 1938 a Detroit, nel Michigan, da una famiglia di ceto medio. Sempre a Detroit frequentò la Class Technical High School dove studiò tipografia, illustrazione e tecniche grafiche in generale. Si diplomò nel 1957 e cominciò subito a lavorare presso uno studio di grafica pubblicitaria. Per ben trent’anni, dal 1957 al 1987, si occupò di grafica commerciale, lavorando come freelance principalmente per clienti legati al commercio di veicoli e produttori di sanitari.
Già tra gli anni ’60 e ’70 ebbe la possibilità di entrare in contatto con la vita artistica e culturale di Detroit, come alternativa al lavoro quotidiano in studio, lavorando per la Detroit Focus Gallery. Nei progetti realizzati per la galleria, Fella trovò una spinta per dare sfogo alle sue sperimentazioni, spesso considerate folli, anarchiche e prive di regole.

Contesto
A partire dagli anni ’60 fermentavano negli USA molti e rilevanti movimenti artistici e culturali. Fenomeni che mostravano un atteggiamento che negli USA aveva radici lontane: il sogno di una rivendicazione di una cultura autogena, immigrante, dalle rozze origini euro-popolari, e non certa quella dei nativi marginalizzati. Era parte del culto di una American Civilization che nel XX secolo ha dato i suoi frutti più originali e interessanti, soprattutto nell’ambito “popolare”, se così si può dire: i comics, i cartoons, il cinema, la grafica e il design. In particolare il graphic design americano mostrava – e mantiene tuttora – una forte attrazione per il “popolare”, soprattutto nelle accezioni più caserecce e artigianali. La continuità di getto della vena vernacolare americana nella grafica si riscontra in sede storica: in un interno filone sia di illustratori (Milton Glaser per esempio), sia di progettisti di caratteri, da Herb Lubalin a molti dei presenti in cataloghi di fonderie digitali quali per esempio Emigre o T26.

Già all’epoca dei suoi primi lavori pubblicitari, fermentava in Fella lo spirito creativo che alla fine è emerso del tutto. Da sempre Fella ha letto voracemente: sin da giovane prendeva lezioni serali di letteratura moderna; collezionava tutti i tipi di musica; era (ed è tuttora) un prolifico fotografo; si abbonò a numerose riviste d’arte.
Fella ricorda come anche l’istruzione che aveva ricevuto durante gli studi superiori avesse posto delle buone basi per il suo sviluppo successivo. La Cass Technical High School era una scuola pubblica ma insegnava un metodo vicino a quello della Bauhaus, in un periodo in cui le scuole d’arte a Detroit erano invece più prossime alle Belle Arti. “Quindi in realtà ho ricevuto un’istruzione più avanzata al liceo di quella che avrei fatto se fossi andato al college” afferma Fella. E una delle conquiste della Bauhaus è stata sicuramente quella di eliminare il confine tra le cosiddette arti “alte” e quelle “basse”.

Il lavoro sulla tipografia per il quale Fella è ora maggiormente conosciuto affonda perciò le sue radici proprio nella sua attività come libero professionista. Come altri freelancers, tra un incarico e l’altro, Fella sperimentava varie tecniche, abbinando materiale riprodotto meccanicamente con i suoi schizzi. Creava collage intricati e spesso stravaganti per il suo portfolio, e il lavoro sperimentale divenne presto la sua vera passione.

Fu durante i primi anni ’70 che Fella incontrò le due persone che sarebbero diventate fondamentali nella sua decisione di diventare un designer exit-level, come si definisce lui: la prima fu Katherine McCoy – con la quale lavorò presso l’agenzia Designers & Partners -, la seconda invece Lorraine Wild che venne assunta come stagista nello stesso studio nel 1973.
Nel 1985 Ed Fella decise di ritirarsi dal settore commerciale e si iscrisse alla Cranbrook Academy of Art, dove la McCoy era andata a lavorare come responsabile del dipartimento di design. Fella terminò gli studi nel 1987, ottenendo il suo MFA (Master of Fine Arts) in design; lo stesso anno fu assunto come insegnante presso il California Institute of Technology.

Fella ha dato libero sfogo a quello che il suo pensiero o ingegno chiedeva. Il suo lavoro è noto per aver rotto ogni regola tipografica: esso si basa appunto sulla decostruzione estrema della grafica e della tipografia. Fella ha distorto i caratteri, scrivendo a mano in vari spessori, con curve e linee; ancor prima che esistessero i caratteri digitali e il desktop publishing, Fella già decostruiva le parole e modificava i font, lavorando con fotocopiatrice e taglierino. Ogni sua creazione è quindi unica e diversa dalla precedente, benché chiaramente riconoscibile come sua.
In molti suoi lavori si possono riscontrare le estreme propaggini delle “parole in libertà” futuriste, e delle sperimentazioni dada e surrealiste. La traccia manuale è comunque sempre ben visibile nei suoi caratteri, come per esempio nel font Outwest, disegnato per Emigre nel 1993.

Fella ha realizzato molti libri e pubblicazioni che hanno contribuito a ispirare studenti e giovani designer nel rompere le regole della grafica tradizionale. Il suo lavoro mescola arte e cultura popolare in un’unica comunicazione. Secondo Lorraine Wild il lavoro di Fella ha segnato un cambiamento epocale nel graphic design americano, introducendo ambivalenza e ambiguità nei molteplici significati della tipografia.

Una sua pubblicazione intitolata Letters on America (2000) documenta una parte della ricerca di Fella sulla tipografia. Il libro è stato curato da Lewis Blackwell e Lorraine Wild stessa, e raccoglie Polaroid di grafiche e parole scattate da Ed in tutti gli Stati Uniti, nonché alcuni lettering disegnati da lui stesso. Il libro è un vivace racconto delle lettere e delle immagini vernacolari americane, nonché una buona piattaforma per vedere il lavoro di questo grafico.

Nelle grafiche di Fella si possono ravvisare tangenze con la visione surrealista di diversi progettisti ed artisti contemporanei e del passato, da Pierre Facheux a Roman Cieslewicz. Per il grafico americano il principio del collage è riassumibile nell’affermazione “la giustapposizione è tutto!”
Nei suoi progetti realizzati dopo l’esperienza nel settore commerciale, il materiale tipografico mostra una notevole versatilità, come se le forme delle lettere fossero in continuo mutamento e stessero sgorgando dal suo inconscio. Fella stesso riconosce l’importanza dell’automatismo nel suo lavoro: “l’intera idea non è pensare ma attingere al subconscio attraverso una sorta di scrittura automatica, una pratica surrealista”.

Fella fu insignito del Chrysler Award nel 1997 e ricevette la medaglia AIGA nel 2007.

Fonti e approfondimenti