La grafica cubista e il “caso Picasso”

Ciò che nell’Espressionismo fu furore liberatorio, nel Cubismo fu calcolo e analisi. “Le figure della geometria sono la base del disegno” – scriveva Guillaume Apollinaire nel suo libro Les Peintres cubistes. Méditations esthétiques (1913) – “La geometria, scienza che ha per oggetto lo spazio, la sua misura e i suoi rapporti, è stata in ogni tempo la regola fissa della pittura.” Ma nella pittura cubista non si trattava più la tradizionale geometria euclidea: oltre alle tre dimensioni canoniche, s’introduceva un nuovo valore, il tempo, il quale poteva però essere rappresentato solo come movimento, facendo dello spazio pittorico uno spazio dinamico, nel quale le forme si disponevano intersecandosi e sovrapponendosi. All’epoca divenivano sempre più importanti gli influssi del cinema e le conquiste della scienza, che facevano del mutamento e della “durata reale” un fondamento dell’attività creatrice.

Uno dei germi più importanti nella genesi del Cubismo fu sicuramente il lavoro di Paul Cézanne (1839-1906), tra i primi ad intuire che al di sotto della superficie delle cose – nella struttura invisibile della realtà – si potevano intravedere delle forme basilari: i volumi geometrici fondamentali del cono, del cilindro, della sfera, ecc.
Su questo sfondo si collocano le opere di Pablo Picasso, prodotte dal 1907 alla fine della prima guerra mondiale, e le contemporanee composizioni di Georges Braque (1882-1963) e di Juan Gris (1887 -1927), oltre all’iniziale ricerca di Marcel Duchamp (1887-1968). In quel contesto, l’opera Les Demoiselles d’Avignon di Picasso (1907) creò in un certo qual modo lo spartiacque tra un prima e un dopo l’avvento del Cubismo.
L’avanguardia cubista – pur non arrivando a costituire un vero e proprio “gruppo” e anche se priva di un manifesto – influenzò in modo radicale il mondo dell’arte, proponendo un’idea rivoluzionaria dello spazio ed esercitando una significativa influenza sulla grafica moderna.

Pablo Picasso (1881-1973) è stato un artista spagnolo, pittore, scultore e anche un prolifico incisore. Nacque a Malaga, primogenito di José Ruiz y Blasco Lopez de Onate, un pittore ed insegnante d’arte spagnolo, e di María Picasso, spagnola di origine ligure.
Il giovane Picasso manifestò sin da piccolo passione e talento per il disegno. Dopo aver trascorso a Malaga i primi dieci anni della sua vita e dopo aver abitato a La Coruña nel periodo tra i dieci e i quattordici anni, Picasso arrivò a Barcellona dove restò fino all’età di diciannove anni. Da allora in poi, pur cambiando talvolta residenza ed effettuando anche diversi viaggi, si stabilì in Francia dove restò fino alla sua morte, avvenuta l’8 aprile del 1973.
Da bambino Picasso aveva già le capacità artistiche di un adulto, imparate sì dal padre ma dovute anche all’innato talento che fu ben presto in grado di sviluppare. Durante i quattro anni che passò a La Coruña, Picasso sviluppò queste nozioni tecniche a tal punto che suo padre – notando un giorno la qualità eccezionale di un esercizio che egli stesso aveva proposto al figlio – spinto dall’emozione, decise di consegnare definitivamente al giovane Pablo la sua tavolozza e i pennelli, ritenendolo già in grado di farne un uso migliore rispetto a lui.

La produzione grafica
Anche se Picasso è conosciuto più che altro per la sua attività pittorica e scultorea, è bene ricordare che ha avuto anche una vasta produzione grafica. Quando si trasferì a Parigi nel 1904, Picasso utilizzò le tecniche di incisione più tradizionali, sperimentando però già da subito per ottenere risultati differenti. Arrivò anche a comprare un proprio torchio per poter stampare autonomamente.
La produzione grafica di Picasso è molto ampia: le prime opere risalgono già al 1899 e durante la sua vita l’artista stampò e pubblicò circa 2000 immagini, usando qualsiasi tipo di matrice. Tra il 1911 e il 1971 Picasso contribuì con le sue stampe alla pubblicazione di 163 libri. Tra le principali raccolte di incisioni vanno ricordate sicuramente:

  • Suite dei Saltimbanchi (15 incisioni), 1904-5;
  • Suite Vollard (100 stampe), 1930-37;
  • Suite 60 (60 incisioni), 1966-68;
  • Suite 347 (347 stampe), 1968;
  • Suite 156 (156 stampe), 1969-71.

La Suite dei Saltimbanchi
Comprende 15 incisioni originali – acqueforti e puntesecche – che Picasso dedicò al mondo dei saltimbanchi e che furono prodotte tra il 1904 e il 1905, edite da Ambroise Vollard a Parigi nel 1913. Le opere raffigurano una serie di personaggi circensi che ritroviamo anche nei quadri realizzati da Picasso nella fase di passaggio dal periodo blu al periodo rosa.

In seguito, dal 1907 fino al 1909, Picasso fu influenzato dall’arte africana e iberica; l’inizio di questo periodo è esemplificato proprio dal quadro Les demoiselles d’Avignon, le cui idee – ulteriormente sviluppate – portarono al successivo periodo cubista.

Cubismo analitico (1910-1912) e Cubismo sintetico (1912-1914)
L’inizio del cosiddetto “cubismo analitico” viene fatto tradizionalmente risalire al 1910. Picasso e Georges Braque dipinsero in quegli anni numerose nature morte, a cui si aggiunsero alcune figure umane e ritratti. L’immagine arrivò a frantumarsi, i visi e gli oggetti (chitarre, bicchieri, violini, boccali…) si frammentano in una miriade di schegge. L’adozione di molteplici punti di vista permise di raggiungere una “visione totale” estremamente strutturata. In questa prima fase del Cubismo, risulta complicato distinguere con precisione i lavori di Picasso da quelli di Braque; opere in cui, fra l’altro, i colori sono volutamente ridotti alla gamma degli ocra e dei grigi. Dopo il Cubismo analitico – che portò ad una sorta di “esplosione” dell’oggetto rappresentato – la pittura cubista giunse al periodo denominato “sintetico”. Questa sintesi – visibile anche in alcuni dipinti di Juan Gris – iniziò con l’introduzione progressiva all’interno dell’opera di lettere stampate, listelli di legno e altri oggetti, attraverso il collage e i papiers collés, presentandosi come autentici brandelli di realtà integrati al quadro.
Lungi dal restare qualcosa che coinvolse solo la pittura, anche nella scultura e nella produzione grafica di quel periodo è possibile ritrovare la sperimentazione cubista.

Guardando la maggior parte delle opere cubiste – al di là delle distinzioni tra Cubismo sintetico e analitico – è evidente il passaggio di priorità dalla tipologia di soggetto rappresentato alle modalità della rappresentazione. Viene annullata la distinzione tra lo sfondo e la figura, riducendo quest’ultima a una semplice dislocazione dei piani visivi, caratterizzati da una marcata bidimensionalità, in cui traspare l’intrinseco grafismo delle soluzioni.

Saint Matorel, 1911 (incisioni del 1910)
Saint Matorel fa parte di una trilogia di libri scritti dal poeta Max Jacob, intimo amico di Picasso. I primi due libri della trilogia – stampata con una tiratura di 106 esemplari – furono illustrati da Picasso e contengono probabilmente le più belle incisioni cubiste realizzate dall’artista. Le calcografie realizzate per l’edizione di Saint Matorel (tre acqueforti e una puntsecca) mostrano bene l’incorporazione del linguaggio cubista nella grafica di Picasso. Mentre la scomposizione formale cubista influenzò gran parte dell’attività dell’artista anche nei decenni successivi, il lavoro grafico di Picasso dagli anni ’20 in poi rimase decisamente più allineato alla figurazione. Nelle grandi stampe degli anni ’30, ad esempio – realizzate in collaborazione con lo stampatore Roger Lacourière – rimane molto più evidente l’influsso surrealista.

La seconda parte della trilogia scritta da Jacob s’intitola La siège de Jerusalem e include tre incisioni di Picasso che l’artista realizzò nel 1914: un’acquaforte, una puntasecca ed un’acquaforte con aggiunta di puntasecca (vedi sotto).

Picasso produsse successivamente ancora molte illustrazioni a corredo di pubblicazioni editoriali e riedizioni di capolavori letterari. Tra le tante ricordiamo quelle per:

  • Le Metamorfosi di Ovidio, 1931;
  • Le Chef d’Oeuvre Inconnu di Honoré de Balzac, 1931;
  • La Barre d’Appui di Paul Eluard, 1936;
  • Histoire Naturelles di Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon, 1936;
  • Corps Perdu di Aimé Césaire, 1949;
  • Poèmes et litographies di Pablo Picasso, 1954;
  • Tauromaquia di José Delgado, 1957;
  • Celestina di Fernando de Rojas, 1968;

Fonti e approfondimenti

  • Werner Hofmann, Georges Braque: His Graphic Work, French & European Pubns, 1961. 
  • Picasso: Sixty Years Of Graphic Works, LA County Museum of Art, 1996.
  • Picasso Fifty Five Years of His Graphic, 1965.
  • Dora Vallier, Braque: The Complete Graphics, Alan Wofsy Fine Arts, 1983. 
  • moma.org