Lo Studio Boggeri: gli inizi

La nascita della moderna grafica italiana si deve fondamentalmente a Antonio Boggeri. Dopo aver approfondito le sue conoscenze nel fotomontaggio con l’esperienza acquisita presso la stamperia Alfieri & Lacroix, e prendendo come punto di riferimento i modelli offerti dalla Bauhaus, nel 1933 aprì a Milano uno studio grafico. Lo Studio Boggeri collaborò fin dall’inizio con importanti disegnatori grafici tra cui: Bruno Munari, Erberto Carboni, Irme Reiner, Xanty Schawinsky, Max Huber, Carlo Vivarelli, Walter Ballmer, Franco Grignani, Giancarlo Iliprandi, Enzo Mari, Remo Muratore, Marcello Nizzoli, Bob Noorda, Albe Steiner, Heinz Waibl, Bruno Monguzzi e Aldo Calabresi.
Si trattava di uno dei primo studi in Italia in grado di fornire un servizio completo di comunicazione per grandi aziende e conobbe il suo periodo di massimo splendore tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60. Tra i numerosi clienti dello studio figurarono aziende come Olivetti, Roche, Glaxo, Dalmine, Pirelli.

Nato a Pavia, Antonio Boggeri (1900-1989) fu fotografo, grafico e musicista. Fu tra i primi a utilizzare la fotografia nella grafica pubblicitaria traendo ispirazione dall’esperienza della Bauhaus, dai lavori di Man Ray e di László Moholy-Nagy. Fu allievo presso l’Istituto tecnico pavese e iniziò a far pratica di fotografia con una Kodak 4×4. Nel 1918 incontrò Antonio Crespi alla scuola per allievi ufficiali di Torino e quando nel 1924 Crespi acquistò Alfieri & Lacroix (la principale industria tipografica milanese), Boggeri fu chiamato a dirigerla.

Boggeri fu invitato dall’Alliance Graphique Internationale alle rassegne di Parigi (1951), Londra (1956), Losanna (1957) e Milano (1961).
Nel 1957 ricevette la Medaglia d’oro della Triennale, nel 1967 fu insignito del premio “Vita di pubblicitario” e nel 1970 fu nominato membro onorario dell’Art Directors Club di Milano.

Alexander “Xanti” Schawinsky (1904-1979)
Il basilese Schawinsky fu un designer e fotografo svizzero. Dopo aver studiato architettura e pittura partecipò all’esperienza della Bauhaus a Dessau, dove si distinse in particolare nel suo lavoro per gli allestimenti teatrali. Si perfezionò in campo fotografico e tipografico.

Chiusa la Bauhaus nel 1933, Schawinsky si trasferì a Milano iniziando una collaborazione con lo Studio Boggeri. Nel giro di poco tempo si fece notare per la realizzazione di importanti campagne pubblicitarie, come i manifesti per Cinzano, le pubblicità della Motta e soprattutto per Olivetti. Soprattutto per quest’ultima azienda, Schawinsky propose lavori decisamente innovativi, in cui spiccava l’uso del fotomontaggio.

Invitato al Black Mountain College negli Stati Uniti nel 1936 vi rimase due anni lavorando come docente applicando l’esperienza acquisita al Bauhaus. Si trasferì quindi a New York dove insegnò arti grafiche, disegno e pittura presso il City College Of New York e alla New York University, tra il 1943 e il 1945.

Partecipò alla realizzazione della macchina da scrivere Olivetti Studio 42. Questa fu progettata nel 1935 da Ottavio Luzzati, dagli architetti Figini e Pollini (in quegli anni impegnati anche nella realizzazione del Complesso Olivetti) e dal pittore Schawinsky. La progettazione durò 3 anni e fu la prima macchina da scrivere standard della Olivetti, conosciuta anche come M2. Essa si caratterizzava per le varie colorazioni disponibili: oltre al classico nero, erano disponibili il rosso, il grigio, il marrone, il celeste.

La sua formazione alla Bauhaus si manifesta nella complessa interrelazione tra arte, artigianato e design; la sua pratica ha attraversato il teatro d’avanguardia, la fotografia sperimentale, la musica (face parte di una band jazz alla Bauhaus), la danza meccanica e il design grafico.
Negli anni ’40, Schawinsky realizzò interessanti disegni: i “Disegni di testa” e “Volti di guerra”, mostrando la lotta esistenziale di un artista formatosi nell’idealismo Bauhaus che affrontava la devastazione della guerra.

Ezio Bonini
Nato a Milano nel 1923, Bonini studiò al Liceo Artistico e all’Accademia d’Arte di Brera. Fu apprendista di Albe Steiner e iniziò a lavorare nel 1946 collaborando per vent’anni con lo Studio Boggeri su numerosi progetti per importanti clienti come Bemberg, Champion, Pirelli e Roche. Negli anni ’50 fondò lo Studio HB in collaborazione con Max Huber, suo ex capo. Negli anni ’60 lavorò dapprima presso l’ufficio pubblicitario della Pirelli, per poi fondare con Umberto Capelli e Aldo Calabresi l’agenzia pubblicitaria CBC con cui collaborò fino al 1983. Disegnò per più di vent’anni i manifesti per la Fiera di Milano, città in cui morì nel 1988.

Di origine svizzera, Aldo Calabresi (1930-2004) è raramente citato nella storia della grafica italiana, eppure fu un maestro nel combinare una sensibilità più razionale e “svizzera” con una dinamica e giocosa “italiana”.

Calabresi si trasferì a Milano intorno al 1954 per unirsi allo Studio Boggeri, prima di fondare la CBC, una sua agenzia aperta con Ezio Bonini e Umberto Capelli.

Il suo opuscolo “Più Veloci Della Strada” dei 1958 mostra bene la ricerca di un design ben organizzato ma poetico allo stesso tempo.

Max Huber (1919-1992)
Lo svizzero Huber iniziò a studiare come incisore, studiando alla Kunstgewerbeschule di Zurigo ma presto si orientò, grazie ai celebri fotografi svizzeri Werner Bischof e Alfred Willimann, verso una cultura visiva di stampo più contemporaneo, influenzata dai movimenti artistici dell’epoca e la fotografia.

A Zurigo fu chiamato a collaborare dall’industria grafica Conzett & Huber, dove incontrò Max Bill e Hans Neuburg. Nel 1940 si stabilì a Milano, lavorando presso lo Studio Boggeri e studiando contemporaneamente all’Accademia di Brera, dove conobbe Bruno Munari e Albe Steiner. La sua collaborazione con lo studio Boggeri durò solamente un anno, a causa della guerra.

Se la razionalità di matrice svizzera costituiva una componente importante del lavoro di Huber, risiedere e lavorare a Milano prima e dopo la guerra, introdusse nella sua grafica un colore, una vivacità e un dinamismo alquanto lontani dagli esempi svizzeri. Queste particolarità costituiscono la specificità del suo linguaggio grafico.
Nel caso dell’annuncio pubblicitario per lo studio, è evidente il grande lavoro di sperimentazione sulla fotografia (in questo caso direttamente in camera oscura, senza l’utilizzo di una fotocamera) che Boggeri fece in quegli anni.

Secondo quanto riferito da Hans Neuburg, solo dopo il trasferimento a Milano Huber riuscì a realizzarsi pienamente. Si sentiva a casa nell’atmosfera di un paese latino e per di più lo spirito latino dei suoi committenti trovava corrispondenza nelle capacità di Huber. Nella loro estrema impetuosità ed espressività gli esperimenti di Huber sembrano spesso sconfinare nella pittura pura. Ciononostante Huber amava confrontarsi con le difficoltà della grafica commerciale. Tutto ciò che realizzava, si distingueva per vitalità e originalità.

Durante il periodo della guerra (1941-1945), Huber dove dovette tornare in Svizzera, dove lavorò per la rivista Du e fu membro del gruppo di arte astratta Allianz. Tornò in Italia terminato il conflitto per iniziare una collaborazione con Giulio Einaudi, che lo incaricò di rinnovare tutta la grafica della casa editrice torinese.

Nel 1948 studiò la grafica della nuova testata economico-finanziaria 24 Ore, il cui Direttore Piero Colombi era anche un amico. Nel 1950 disegnò marchio e logotipo per La Rinascente, per cui lavorò – con Albe Steiner – dal 1950 al 1954.

Con Achille Castiglioni e Erberto Carboni progettò importanti allestimenti per RAI, ENI, Montecatini. La sua attività lo portò a distinguersi anche in campo editoriale e collaborò con importanti realtà quali Legler, Olivetti, Esselunga. Huber preferì lavorare come grafico freelance, collaborando direttamente con ogni cliente, cercando così di trovare un equilibrio
tra le esigenze dei clienti e il personale bisogno di sperimentare.

Il poster disegnato per l’autodromo di Monza del 1948 è sicuramente uno dei più bei manifesti prodotti per lo sport automobilistico. Tutto nel manifesto suggerisce dinamismo e velocità, solo con l’ausilio di elementi astratti senza fotografie di vetture in corsa. Il senso di rotazione – opposto al movimento naturale di lettura da sinistra a destra – viene associato ad una diagonale discendente grazie al peso assunto dalle forme a freccia. Le sovrapposizioni e le trasparenze di colore creano la sensazione delle presenze fugaci, delle elevate velocità delle vetture che corrono in pista. Anche le scritte, grazie alla loro forte accentuazione prospettica, stanno ad indicare che la velocità è di casa. Si può anche notare come esse siano costruite utilizzando due distinti punti di fuga.

Huber non usò mai solamente immagini: spesso mescolava elementi fotografici con una tipografia piatta, con elementi grafici diagonali o strisce di colore per trasmettere una certa sensazione di dinamismo e velocità. Usava elementi riconoscibili nei suoi disegni, senza dover per forza raccontare una storia. Il suo lavoro si concentrava su esperimenti fotografici combinati con l’uso di forme audaci, colori primari, e caratteri chiari. Le sue griglie sono facilmente identificabili, favorendo la chiarezza, il ritmo e la sintesi. Huber usava pochi testi, suddivisi in diversi gruppi gerarchici: un grande titolo, e le informazioni secondarie in un carattere più piccolo. Nonostante il passare del tempo non venne influenzato dalle mode ma restò fedele al suo stile e ai suoi principi.

Un lavoro che lo appassionava molto era la progettazione di copertine di dischi, manifesti e pubblicazioni legati alla musica jazz. Huber era un grande appassionato di quella musica e cercò di collegare la sua grafica al jazz, portando il ritmo nelle sue immagini. La musica jazz viene così rappresentata attraverso un efficace rapporto tra segni grafici e colori.

Walter Ballmer (1923-2011)
Walter Ballmer nacque nel 1923 a Liestal, nel nord della Svizzera; quindi studiò grafica a Basilea presso la Kunstgewerbeschule. Nel dopoguerra si trasferì a Milano per collaborare con lo Studio Boggeri. Nel 1956 entrò alla Olivetti nel dipartimento di sviluppo e pubblicità per realizzare manifesti e campagne pubblicitarie. Disegnò nel 1970 il nuovo logotipo Olivetti (dopo le celebri versioni di Schawinsky, Nizzoli e Pintori) partecipando attivamente alla costituzione della corporate image dell’azienda eporediese. Nel 1971 successivo fondò lo studio Unidesign.

La versione del logo Olivetti più famosa è certamente quella di Ballmer. Il primo logo ufficiale fu elaborato da Camillo Olivetti, revisionato in seguito da Xanti Schawinsky, Giovanni Pintori e poi Marcello Nizzoli, prima di essere ridisegnato da Ballmer nel 1970.


Il logo di Ballmer raggiunge una stretta coesione grazie alla compattezza delle otto lettere, con le brevi ascendenti di uguale lunghezza. Gli angoli arrotondati dei caratteri danno inoltre un aspetto visivo giocoso e socievole.

Pubblicità in Italia
Il periodico rappresenta uno sguardo accurato sulla grafica italiana del periodo. Si trattava di una pubblicazione annuale in cui venivano racchiusi le opere pubblicitarie più rappresentative per quell’anno, divise per tipologia. La selezione delle opere raccolte veniva affidata a una giuria di professionisti del settore, definita di tecnici, come per esempio Antonio Boggeri, Dino Villani, Gillo Dorfles, Riccardo Ricas e Bruno Munari.

Fonti e approfondimenti

  • AA. VV. (Stanislaus Von Moos, Mara Campana, Giampiero Bosoni), Max Huber, Phaidon, 2013.
  • Studio Boggeri, Lo Studio Boggeri 1933-1973, Pizzi, 1974.
  • Max Huber, Max Huber. Progetti grafici 1936-1981, Electa, 1982.
  • A. Rossi, “Pubblicità in Italia 1954-56”, in: Linea Grafica, p.12.
  • Meryle Secrest, Il caso Olivetti. La IBM, la CIA, la Guerra fredda e la misteriosa fine del primo personal computer della storia, Rizzoli, 2020.
  • manifestostorico.xoom.it/Bonini
  • pubblicitainitalia.com
  • jazztime.swiss