La Nuova Oggettività

“Nuova Oggettività” (in tedesco: Neue Sachlichkeit) è un termine utilizzato per contraddistinguere vari aspetti della vita pubblica nella Germania di Weimar, come l’arte, la letteratura, la musica e l’architettura. Più che un preciso obiettivo filosofico, è stato concepito per definire un atteggiamento pratico, visto dai tedeschi come “intrinsecamente americano”. L’espressione fu coniata dal titolo di una mostra d’arte allestita nel 1925 dallo storico dell’arte Gustav Friedrich Hartlaub (1884-1963) – direttore della Kunsthalle di Mannheim – per identificare gli artisti dell’epoca che lavoravano con uno spirito post-espressionista; alla fine l’espressione assunse comunque anche altre connotazioni, andando oltre le intenzioni iniziali. 

La Neue Sachlichkeit ebbe punti di contatto più o meno marcati con il Realismo, l’Espressionismo, il Dadaismo e il Surrealismo: fu proprio come reazione all’Espressionismo che alcuni artisti cercarono la rappresentazione di una realtà non deformata. Si trattava di artisti disillusi e pieni di rassegnazione nel tragico dopoguerra tedesco, che desideravano osservare le cose in maniera più concreta, con una descrittività quasi glaciale. La Nuova Oggettività si distingue tuttavia dal realismo, in quanto conserva una certa componente emotiva, tipica della tradizione culturale tedesca: è a causa di questa componente che alcuni particolari vengono accentuati all’estremo e intensificati espressivamente.
La Neue Sachlichkeit terminò con la fine della Repubblica di Weimar e con la presa del potere da parte dei nazisti (1933), che considerarono il movimento come “arte degenerata”: fu allora che numerosi artisti appartenenti a questa corrente emigrarono, per lo più verso gli USA.

In campo fotografico la Nuova Oggettività si caratterizzò per la forte dimensione sociale. Per staccarsi dalla pittura, i fotografi della Neue Sachlichkeit cercarono di sottolineare ancora più la specificità del mezzo fotografico, nella resa realistica delle qualità tattili, luminose e spaziali degli oggetti.

Anche in architettura la Nuova Oggettività rappresentò una linea di demarcazione con l’Espressionismo. I rappresentanti del movimento ritenevano che il lavoro dell’architetto non fosse quello di creare una costruzione “semplicemente” bella dal punto di vista estetico, ritenendo che la bellezza fosse qualcosa di intrinseco in una struttura moderna e funzionalmente efficiente.

In letteratura la Neue Sachlichkeit cercò una direzione sobria e realistica per rappresentare la società moderna con l’accuratezza di un documentario e (apparentemente) senza sentimenti, attraverso la pura e semplice osservazione della realtà, senza il pathos tipico dell’espressionismo. Secondo questi scrittori, la concezione espressionista del poeta come guida era stata spazzata via dal mondo moderno, dominato dal progresso tecnologico.

Il disegno grafico
Per quel che riguarda il graphic design, sul cosiddetto “manifesto oggetto” (in tedesco Sachplakat), viene raffigurato solitamente un unico soggetto, disegnato in modo sovradimensionale ed elementare, conservando tuttavia un certo realismo. Il testo è raro e se presente è corto, in genere non è che il nome del marchio da promuovere o un corto slogan. Col Sachplakat si mira a divulgare un’immagine simbolo a cui viene associata una denominazione, al fine di condizionare l’impulso d’acquisto dei consumatori. È il principio della proposta di vendita unica scaturita dalle prime teorie pubblicitarie elaborate negli USA.

I grafici svizzeri eccellevano nella realizzazione di “manifesti oggetto”. Il successo di questi poster fu garantito soprattutto da una strategia di persuasione senza pretese che lasciava spazio all’incitazione attraverso l’immagine, conformemente ai nuovi metodi di vendita e di comunicazione dei prodotti. Nel poster Qualität PKZ di Otto Baumberger, ad esempio, è raffigurata una giacca in lana con il marchio del negozio. A parte il logo “PKZ” il manifesto è sprovvisto di elementi testuali. Il messaggio pubblicitario è quindi semplice: cappotto=PKZ. L’intenzione consisteva nell’attirare i consumatori verso questo marchio qualora avessero voluto acquistare una giacca. Questo genere di manifesto possedeva anche il vantaggio di aggirare le difficoltà dovute all’utilizzo di varie lingue nazionali, considerato che un unico manifesto poteva essere sfruttato in tutta la Svizzera.

Otto Baumberger (1889-1961) fu uno dei primi disegnatori grafici svizzeri a contribuire alla modernizzazione del manifesto. Fu un pioniere nel riconoscere alcuni fondamentali aspetti della propaganda dei beni di consumo. Le sue originali creazioni mostrano una grande sintesi visiva.

Per raggiungere i suoi obiettivi, la pubblicità deve colpire l’immaginazione e quindi fare affidamento sia sul medium della diffusione e dell’informazione sia sulla grafica. Il marketing moderno – ovvero la strategia globale elaborata in relazione a un prodotto e di cui la pubblicità rappresenta solo uno degli elementi costitutivi – fu proprio sviluppato negli Stati Uniti durante gli anni ’20 e venne successivamente adottato in Europa in modo graduale. Il manifesto oggetto rispondeva appieno a questi intenti promozionali. Per questo motivo conquistò subito i committenti in modo da imporsi fino a diventare uno stile principale di rappresentazione dei manifesti riguardanti i prodotti svizzeri durante e immediatamente dopo la seconda guerra mondiale.

Niklaus Stoecklin (1896-1982) è stato un pittore svizzero e grafico, principale rappresentante della Nuova Oggettività in grafica e del Realismo Magico in pittura. Niklaus era figlio di un mercante di Basilea e studiò pittura con lo zio. Nel 1914 iniziò a studiare arte applicata a Monaco di Baviera e quando scoppiò la guerra tornò a Basilea, dove iniziò a frequentare l’Accademia di Belle Arti. Tenne la sua prima mostra personale nel 1915, e nel 1925 fu l’unico rappresentante svizzero alla mostra Nuova Oggettività alla Kunsthalle di Mannheim.

Der Buchdruck fu il primo capolavoro di Stoecklin fatto nello stile del poster oggetto. È visibile in primo piano un punzone tipografico, fluttuante nello spazio, dopo che ha lasciato l’impronta della lettera “A” su un pezzo di carta. Anche se ha più testo rispetto al tipico manifesto oggetto di prodotto, possiede ancora il suo focus preciso. Questo poster rivela una conoscenza approfondita dell’arte moderna, dal Cubismo al Bauhaus. Il suo stile mostra l’influenza del Purismo, uno stile visivo preciso progettato per esprimere oggettivamente la perfezione dell’età delle macchine.

Verso la metà degli anni ’30, diversi enti pubblici e società importanti di Basilea, come Hoffmann-La Roche, incaricarono Stoecklin di progettare ed eseguire alcuni murales; negli anni ’40 e ’50 lavorò invece quasi esclusivamente su illustrazioni e grafica pubblicitaria e insegnò presso la Schule für Gestaltung, sempre a Basilea.

Donald Brun (1909-1999) è stato un graphic designer svizzero, disegnatore, illustratore e fotografo, considerato uno dei grafici svizzeri di maggior successo. Brun conobbe il suo primo successo come disegnatore grafico nel 1928, quando vinse un concorso di poster della città di Basilea per un centro benessere. Lavorò per aziende e marchi come Persil, Gauloise, Bell e Bata .
La sua produzione grafica si distingue inizialmente per un raffinato senso dell’umorismo, mentre negli anni ’40 e ’50 mostra una maggiore influenza del Bauhaus.

Herbert Leupin (1916-1999) è stato un famoso graphic designer svizzero.
Dal 1931 fino al 1934 Leupin frequentò la Kunstgewerbeschule di Basilea, mentre dal 1951 al 1964, lavorò come pubblicitario per il produttore di sigarette tedesco Reemtsma. Durante questo periodo creò anche la famosa grafica della mucca Milka.

Dopo il periodo trascorso alla Kunstgewerbeschule di Basilea, Leupin fece uno stage di un semestre nel laboratorio del grafico tedesco Hermann Eidenbenz e poi lavorò con Paul Colin a Parigi, per poi rientrare in Svizzera per lavorare con Donald Brun. Il 1939 segnò l’inizio della sua carriera con un primo ordine per il macellaio di Basilea Bell. Il primo poster che disegnò mostra un’appetitosa miscela di carni, disposte su un tagliere su cui spicca il logo Bell.

Lucian Bernhard (1883-1972) è stato un graphic designer tedesco, type designer, docente, interior designer e artista. Nacque a Stoccarda, con il nome di Emil Kahn da una famiglia ebrea, ma dal 1905 cambiò il nome con lo pseudonimo più comunemente noto. Contribuì a creare lo stile noto come Plakatstil (o Manifesto Oggetto), che utilizzava immagini semplici con una gamma cromatica limitata.

Forse il suo manifesto più famoso è quello per i fiammiferi “Priester”, premiato alla Camera di Commercio berlinese. Tra i suoi lavori più celebri è possibile citare anche il poster per le scarpe “Stiller” del 1912. Nel 1920 Bernhard diventò insegnante presso la Königlichen Akademie di Berlino e, sempre nei primi anni venti, fu cofondatore della rivista di grafica “Das Plakat” (poi “Gebrauchsgraphik”). Nel 1923 tenne una serie di conferenze negli USA, dove in seguito si trasferì stabilmente.

Di rilievo è stata anche la sua attività nel campo della progettazione tipografica. Nell’arco della propria carriera Bernhard ne realizzò 36; tra i più importanti è possibile citare il “Lucian” (1928), il “Fashion” (1929), il “Tango” (1933) e il “Bernhard Modern” (1937).

Fonti e approfondimenti