Information Design: i pionieri

L’Information Design è il settore della progettazione visiva che si occupa di rendere le informazioni accessibili al pubblico. Secondo la definizione data dall’International Institute for Information Design (www.iiid.net), esso: “si occupa di definire, pianificare e dare forma ai contenuti di un messaggio e al contesto in cui esso viene presentato, con l’intento di ottenere obbiettivi precisi in relazione alle necessità degli utenti.”
L’Information Design trova applicazione nei settori dell’educazione, della divulgazione scientifica e dell’orientamento nell’ambiente. Il suo intervento si applica quindi alla progettazione di sistemi di segnaletica, punti informativi, moduli, tabelle, diagrammi, mappe, orari, manuali tecnici e così via. Nell’Information Design gli aspetti estetici e persuasivi della comunicazione visiva diventano secondari rispetto ai criteri di chiarezza e funzionalità.

Harry Beck: la mappa della London Underground
Uno dei casi più interessanti di “Disegno dell’Informazione” è sicuramente costituito dal lavoro del disegnatore inglese Harry Beck (1902-1974).
La metropolitana di Londra era entrata in funzione con la prima linea nel 1863. Il suo sviluppo negli anni successivi fu disorganizzato quanto lo sviluppo urbanistico della città e il trasporto pubblico era gestito da diverse compagnie private, non vi era quindi una pianificazione comune per quel che concerne la segnaletica e la mappatura. Con il 1902 iniziò la fusione delle diverse compagnie in quella che sarebbe stata la London Underground Group. Fino a quel momento, ogni compagnia aveva lavorato separatamente, promuovendo solo le proprie linee.

Il processo di fusione delle diverse compagnie di trasporto portò anche a una riorganizzazione della comunicazione visiva, che iniziò con la realizzazione di un logo: un cerchio rosso con la  scritta Underground. Franck Pick, nominato commercial manager nel 1908, e successivamente direttore generale, commissionò a Edward Johnston il restyling del logo e un carattere tipografico disegnato ad hoc.

Nel 1920 le mappe della metropolitana riflettevano ancora il disordine e l’eterogeneità delle linee, non esistendo uno standard grafico: questo rendeva sicuramente difficile, da parte dei cittadini, orientarsi in una rete che aveva già raggiunto una notevole ampiezza.

Quando nel 1931 Harry Beck realizzò il primo schizzo della mappa per la metropolitana, collaborava saltuariamente come disegnatore tecnico con la London Underground. Osservando le mappe esistenti, Beck giunse alla conclusione che erano troppo dettagliate per permettere una rapida comprensione della rete. Le varie linee della metropolitana erano tracciate geograficamente, spesso sovrapposte alle strade delle mappe cittadine. Conseguentemente, le stazioni del centro erano molto ravvicinate tra loro, mentre quelle periferiche erano molto distanziate. Dal 1909, un nuovo tipo di mappa apparve nelle carrozze ferroviarie: un diagramma lineare, spesso una semplice linea retta, sulla quale le stazioni servite erano riportate alla stessa distanza. Per la fine degli anni ’20, questa rappresentazione era stata ampiamente adottata dai gestori delle linee della metropolitana londinese, la maggior parte delle quali disegnate da George Dow. È probabile che questi schemi abbiano ispirato Beck nell’ideazione della sua proposta.

La mappa in uso nel 1932, subito prima di quella disegnata da Beck, era stata progettata da Frederick H. Stingemore (1890-1954) e fu utilizzata sin dal 1926. Stingemore aveva leggermente espanso l’area centrale della città per facilitare la lettura della mappa.

Beck decise di non realizzare una mappa ma piuttosto un diagramma, uno schema semplificato che volutamente non fosse realistico dal punto di vista topografico e che mostrasse le relazioni tra le stazioni piuttosto che l’effettiva posizione geografica. Nel 1931 mostrò i suoi schizzi ai colleghi e, su loro incoraggiamento, li presentò all’ufficio che si occupava della comunicazione aziendale, ma l’idea venne rifiutata in quanto considerata “troppo rivoluzionaria”. Un anno dopo Beck presentò un’altra proposta, che venne finalmente accettata. La mappa venne stampata per la prima volta nel 1933 in edizione tascabile in 750.000 copie, seguite quasi subito da altre ristampe.

Beck ignorò i rapporti di scala; ingrandì la parte centrale dello schema, dove erano presenti un maggior numero di stazioni, e dispone le stazioni sulle linee a una distanza regolare l’una dall’altra. La Central Line costituiva l’asse orizzontale dello schema e tutte le linee avevano un andamento orizzontale, verticale o inclinato a 45°. Non esisteva più una rappresentazione di tipo geografico, eccezion fatta per una schematizzazione del Tamigi, che scorreva nella parte inferiore della mappa.

Ogni stazione venne rappresentata da un semplice tratto che intersecava la linea mentre le stazioni di interconnessione erano rappresentate da quadrati inclinati di 45° rispetto alla linea. Fu inoltre introdotto un codice colore per distinguere in modo immediato le diverse linee tra di loro. I nomi delle stazioni furono composti in maiuscolo nel carattere disegnato da Johnston anni prima.

Fino agli anni ’60 Beck continuò a lavorare alla mappa della London Underground, aggiornandola e aggiungendo le nuove linee e stazioni; studiando nuove soluzioni grafiche e affinando i codici colore, insomma, cercando di risolvere i problemi che si ponevano con il continuo ampliamento della rete. Alla fine degli anni 50, aggiunse una griglia per facilitare il ritrovamento delle stazioni sullo schema. Nei primi anni Sessanta la sua collaborazione con la London Underground cessò, ma dopo alcune variazioni affidate ad altri progettisti, l’azienda ritornò a lavorare sulla versione di Beck. L’ultimo schizzo di Beck risale al 1964 e sostanzialmente anche le mappe attualmente in uso non sono altro che rielaborazioni della sua idea di base.

Il logo e la stessa mappa della metropolitana londinese sono ormai entrati nella memoria collettiva degli inglesi, e costituiscono uno dei simboli della città, al punto che è possibile ritrovarli su moltissimi supporti e gadget.
Uno dei progetti più divertenti elaborati sulla mappa della metropolitana è stato quello dell’artista londinese Paul Middlewick, del 1988.
Animalsontheunderground è una collezione originale di simpatici animali che Middlewick ha “scovato” nelle mappe della metropolitana di Londra, oltre che della metropolitana di Mosca, di Parigi e di New York.

Otto Neurath e il sistema Isotype
Otto Neurath fu un filosofo, economista politico e sociologo austriaco, nato a Vienna nel 1882. Con Moritz Schlick, Hans Hahn, Rudolf Carnap, Kurth Gödel e altri, diede vita nel 1924 al Circolo di Vienna, da cui si sviluppò una corrente di pensiero nota con il nome di Neopositivismo. L’obiettivo del movimento (al quale parteciparono filosofi, sociologi, matematici e giuristi) consisteva nel superamento della metafisica e nell’introduzione del metodo scientifico in filosofia. Nel 1929 Neurath fu tra gli autori del manifesto del Neopositivismo, “Per una visione scientifica del mondo”.

«L’uomo moderno riceve una grande parte delle sue conoscenze e della sua istruzione in generale tramite impressioni visive, illustrazioni, fotografie, film. I quotidiani di anno in anno mostrano sempre più immagini. Inoltre, anche la pubblicità opera con segnali ottici e rappresentazioni visive. Mostre e musei sono certamente il risultato di questa incessante attività visiva.»
(Otto Neurath)

Nel 1925 Neurath, su incarico del Comune di Vienna, fondò e diresse il Museo Sociale ed Economico di Vienna. Obiettivo del museo era diffondere tra i cittadini la conoscenza di informazioni e dati statistici, in modo che essi potessero comprendere meglio la realtà del proprio paese nel difficile periodo post-bellico e i progetti della municipalità nel campo dell’edilizia popolare. Secondo Neurath, il cittadino medio doveva essere in grado di acquisire illimitate informazioni su ogni tema che gli interessava, così come poter ottenere (in modo semplice) informazioni geografiche da mappe e atlanti. Per realizzare il suo programma di divulgazione, studiò una teoria (il cosiddetto “metodo viennese”) per la rappresentazione visiva di dati complessi come quelli statistici, basata sul fatto che l’apprendimento avviene in modo più immediato e intuitivo tramite immagini semplici, rispetto alle parole.

Neurath immaginò un linguaggio visivo composto da icone che potessero combinarsi tra loro secondo regole stabilite, per dar vita a un sistema di comunicazione visiva universale. Questo sistema aveva anche lo scopo di superare le barriere linguistiche e culturali tra le nazioni, aiutando ad esempio un viaggiatore che si trova in un paese di cui non conosce la lingua (ad esempio per trovare un telefono, una banca, una biglietteria, ecc.). Neurath formò un team per lavorare su questo progetto, tra cui l’artista e grafico tedesco Gert Arntz (1900-1988) e Marie Reidemeister Neurath (1898-1987), che diresse l’Isotype Institute in Inghilterra.
Arntz tradusse le teorie di Neurath in un sistema di segni grafici semplice ed efficace; sotto la sua direzione vennero realizzate numerose pubblicazioni statistiche e mostre divulgative tra il 1929 e il 1939.

Al culmine della sua attività, il gruppo di lavoro creato da Neurath arrivò a comprendere venticinque persone con diverse specializzazioni:
_ ricercatori (economisti, storici, statistici), incaricati di raccogliere dati e informazioni;
_ trasformatori, il cui compito era di organizzare visivamente le informazioni in modo che potessero essere facilmente comprese. La figura del “trasformatore” era un’anticipazione di quello che oggi viene definito information architect, ed è stata una delle grandi idee di Neurath. Sua moglie Marie Reidemeister fu la responsabile di questo settore nello studio;
_ grafici, guidati da Gert Arntz, che disegnavano i simboli e progettavano la forma finale dei diagrammi;
_ assistenti tecnici, che si occupavano del lavoro di montaggio e di finitura.

Nel 1932 Neurath, Reidemeister e Arntz furono costretti a lasciare l’Austria in seguito ai mutamenti politici e si spostarono a L’Aia, nei Paesi Bassi, dove proseguirono il loro lavoro. Dopo l’invasione dei Paesi Bassi da parte dell’esercito tedesco nel 1940, Neurath fuggì in Inghilterra, dove visse fino alla morte, nel 1945. Marie Reidemeister portò avanti il progetto con l’Isotype Institute. I principi del “metodo viennese”, in seguito denominato Isotype (International System of Typographic Picture Education), si diffusero in molti paesi europei, creando le basi per lo sviluppo dell’Information Design.

I principi fondamentali di ISOTYPE International System of Typographic Picture Education

Il sistema Isotype introdusse alcuni semplici ma importanti principi per la rappresentazione dei dati quantitativi. Per ogni oggetto o categoria da rappresentare venne creato un icona: caratteristiche essenziali di questo disegno erano la semplicità, la riconoscibilità, l’immediatezza. Si doveva quindi evitare che esso avesse troppi dettagli. Nelle parole di Neurath: “Un’immagine che fa un buon uso del sistema deve trasmettere tutte le informazioni importanti riguardo all’elemento che rappresenta. Al primo sguardo si vedono gli elementi più importanti, al secondo i meno importanti, al terzo i dettagli. Al quarto, non dovrebbe cogliersi più nulla”.
Ogni icona doveva quindi essere comprensibile senza l’aiuto di parole. La semplicità permetteva anche di allineare i diversi segni Isotype su una stessa linea, come si sarebbe fatto con i caratteri tipografici.

Per rappresentare quantità variabili di uno stesso oggetto, lo stesso segno poteva essere ripetuto in modo proporzionale alla quantità. Questo, secondo Neurath, rendeva i diagrammi Isotype più accessibili rispetto ai grafici astratti, che usavano forme geometriche di dimensioni variabili. Anche la tavolozza cromatica era ristretta: i colori usati preferibilmente erano sette (bianco, blu, verde, giallo, rosso, marrone e nero), abbastanza diversi tra loro da poter essere sempre identificati dall’osservatore. Questi criteri di semplicità e immediatezza rendevano il sistema Isotype utile anche come “linguaggio internazionale per immagini” o “linguaggio visivo ausiliario”. Neurath ne suggerì l’uso anche nell’istruzione, nella realizzazione di un’enciclopedia universale delle scienze e nella comunicazione tra persone di lingue diverse.

Nel grafico soprastante (“La rivoluzione industriale in Inghilterra nel settore tessile”), ogni simbolo blu rappresenta 50 milioni di sterline di produzione; ogni figura nera rappresenta diecimila operai che lavorano in casa; ogni figura rossa rappresenta diecimila operai che lavorano in fabbrica.
Sotto: Rondom Rembrandt (“A proposito di Rembrandt”), esposizione itinerante del 1938. La vita e le opere del pittore fiammingo sono sintetizzate mediante il sistema Isotype.

Neurath si rese conto che le potenzialità del sistema Isotype sarebbero potute essere enormi: un linguaggio internazionale per immagini, un supporto visivo da usare in tutti quei contesti (luoghi pubblici, stazioni, musei) dove transitavano persone di diversa provenienza, che dovevano potersi orientare alla ricerca di un telefono, di un taxi, o di un ufficio di cambio, pur non conoscendo la lingua locale.
Neurath illustrò i principi del suo sistema in un libro pubblicato nel 1936: International picture language, che scrisse in Basic English. Si trattava di una versione dell’inglese semplificata nella grammatica e nel vocabolario (solo 850 parole), concepita da C.K. Ogden come linguaggio utile nelle comunicazioni internazionali: in un certo senso Isotype era il corrispondente visivo del Basic English.

Tra i progetti che possono essere considerati una derivazione dell’Isotype si possono citare come esempi:
_ il sistema di pittogrammi che Otl Aicher realizzò per identificare i diversi sport alle Olimpiadi di Monaco nel 1972;
_ gli studi realizzati dall’A.I.G.A. (American Institute of Graphic Arts) per il Dipartimento dei Trasporti degli Stati Uniti;
_ le icone di Susan Kare per il sistema operativo Apple Macintosh.

Nel 1974, il Dipartimento dei Trasporti del governo degli Stati Uniti d’America (D.O.T.) incaricò l’AIGA di studiare un sistema di pittogrammi da utilizzare per l’orientamento del pubblico all’interno di stazioni ferroviarie e automobilistiche, aereoporti e terminali navali. Il comitato creato per l’occasione – che comprendeva, tra gli altri, Massimo Vignelli e Seymour Chwast – realizzò una ricerca sulla situazione esistente e, dopo aver identificato quali fossero i messaggi più importanti da tradurre in forma visiva, incaricò lo studio Cook & Shanosky di progettare una serie di 34 pittogrammi, che vennero poi ampliati a 50 nel 1978. Si trattava del sistema più completo creato fino ad allora e fu ampiamente imitato negli anni successivi.

Susan Kare venne incaricata nel 1983 di studiare le icone per il sistema operativo Macintosh. Si trattava di uno dei primi progetti di interfaccia grafica per computer, e la Kare lo affrontò con l’intento di superare l’immagine di freddezza e inaccessibilità fino ad allora associata con l’informatica. Cercò quindi una serie di metafore visive che aiutassero l’utente ad associare alle icone le funzioni base del sistema operativo. Una volta identificati i concetti, il suo compito fu di visualizzarli compatibilmente con i limiti delle schede grafiche dei primi personal, avendo a disposizione solo un numero ridotto di pixel bianchi o neri (30 x 30). In seguito Kare lavorò anche alla prima versione di Windows e all’interfaccia di numerosi software.
Negli anni le possibilità grafiche dei computer si sono notevolmente evolute, ma le icone di Susan Kare sono ancora un punto di riferimento fondamentale.

“Sutnar dovrebbe essere conosciuto dai web designer di oggi: tutta la sua opera fu basata sull’interazione tra elementi grafici e una chiara struttura delle informazioni. […] Se consideriamo il lavoro di Sutnar nel contesto di Internet, diventa evidente che egli era all’avanguardia. I suoi concetti di strumenti per la navigazione logica prefigurano soluzioni simili che vengono applicate al web design.”
(Steven Heller)

Ladislav Sutnar (1897-1976) è stato un disegnatore grafico cecoslovacco nato a Plzen. Studiò alla Scuola di Arti Applicate di Praga e iniziò a lavorare come Art Director per il Teatro di marionette Scéna Drak. Dal 1929 collaborò con gli editori Druztevni Práce divenendo Direttore Artistico della loro linea di arredamento e per i prodotti per la casa Krásna Jizba, creando il primo studio di design moderno in Cecoslovacchia. Tra il 1927 e il 1939 progettò gli allestimenti delle mostre di architettura e arti applicate cecoslovacche realizzate all’estero. Nel 1939 partì per New York per allestire il padiglione cecoslovacco alla Fiera mondiale e quando il suo paese venne invaso dall’esercito nazista si trovava negli USA. Ricevette l’ordine di bloccare i lavori ma Sutnar decise di restare negli Stati Uniti e di realizzare ugualmente il padiglione, come testimonianza di un paese che stava per essere cancellato dalle mappe geografiche.

Durante la guerra, Sutnar si dedicò all’attività di comunicazione per le associazioni che sostenevano la resistenza nel suo paese. Nel 1940 iniziò a lavorare per la Sweet Catalog Service, una società di forniture di materiali industriali che distribuiva i prodotti di diverse aziende tramite un complesso catalogo. Fu proprio riflettendo sulla necessità di organizzare e rendere accessibili grandi quantità di informazioni tecniche che Sutnar arrivò ad applicare alla progettazione grafica concetti come il flusso visivo controllato o gli elementi attivi del design, che anticipavano idealmente quelli che attualmente sono gli elementi di navigazione di un’interfaccia grafica web. Altro elemento centrale del design di Sutnar in quegli anni era il trattamento delle doppie pagine come un’area unica.

Il lavoro di Sutnar tra il 1940 e il 1960 debbe molto alla sua collaborazione con l’architetto di origine danese Knud Lönberg-Holm, che lavorava per Sweet Catalog Service proprio come responsabile della razionalizzazione dei cataloghi. Sutnar e Lönberg-Holm pubblicarono i risultati delle loro ricerche in tre volumi che vengono considerati fondamentali per la storia dell’Information Design: Catalog Design, Designing Information e Catalog Design Progress.

Un altro progetto fondamentale di Sutnar fu quello per gli elenchi telefonici, realizzato agli inizi degli anni Sessanta. Oltre a riprogettare le pagine iniziali degli elenchi, introdusse un’innovazione semplice ma fondamentale: l’uso delle parentesi per separare il prefisso dal numero telefonico. Si tratta di un espediente grafico che – fino a qualche anno fa – eravamo abituati a dare per scontato, ma che si deve all’intervento di Sutnar.

Fonti e approfondimenti

  • AA. VV. (Jean Lopez, Nicolas Aubin, Vincent Bernard, Nicolas Guillerat), Infografica della seconda guerra mondiale, L’ippocampo, 2019.
  • Katrine Hütterer, Otto Neurath und die Wiener Methode der Bildstatistik, Grin Verlag, 2011
  • Otto Neurath, Linguaggio internazionale per immagini: Le prime regole dell’ISOTYPE con immagini, Mimesis Edizioni, 2019
  • Douglas Rose, The London Underground. A Diagrammatic History, Eigenverlag, 1984
  • Ladislav Sutnar, Ladislav Sutnar: Visual Design in Action, Lars Muller Publishers, 2015
  • kare.com