Il Concretismo e Max Bill

Arte concreta
Tra il 1936 e il 1949 nacquero le prime opere d’arte concreta: un tipo di arte non figurativa e prevalentemente geometrica, che proponeva un tipo di astrattismo libero da ogni imitazione e riferimento con il mondo esterno.
Il nome del movimento si rifaceva ad una accezione del termine “concreto”, introdotto inizialmente negli anni ’30 da Van Doesburg e Kandinskij. Fu proprio attorno a Theo Van Doesburg che si formò il gruppo Art Concret nel 1930, i cui membri scrissero un manifesto nell’unico numero della rivista che pose le basi teoriche del movimento in sei punti.

L’approccio concreto afferma che la pittura sia una creazione della mente: i mezzi pittorici devono essere quindi ridotti all’essenziale, alla tecnica e alla forma, padroneggiata nell’interesse della totale chiarezza. Questo atteggiamento si inseriva perfettamente nelle tendenze razionalistiche e nello spirito scientifico che si stavano manifestando in molti campi dell’arte e della grafica all’epoca.
Il termine “arte concreta” fu utilizzato nel 1938 anche da Kandinsky e poi nel 1944 da Jean Arp, appunto per descrivere questo tipo di produzione artistica.

M. A. C.
Il cosiddetto MAC o “Movimento d’Arte Concreta” nacque ufficialmente a Milano nel 1948, in occasione della mostra alla Libreria Salto, dove vennero esposte le prime dodici stampe realizzate dagli artisi: Dorazio, Dorfles, Fontana, Garau, Guerrini, Mazzon, Monnet, Munari, Perilli, Soldati, Sottsass e Veronesi. Il MAC nacque come contrapposizione al realismo politicamente impegnato e agli influssi della pittura Informale. Il concretismo si rifaceva al concetto secondo cui l’arte doveva utilizzare forme, linee e colori elaborati dalla personale immaginazione dell’artista.

Atanasio Soldati
Nacque a Parma nel 1896 e morì nel 1953. La sua pittura fu sempre dominata da una certa composizione geometrica, probabilmente perché l’artista si formò come architetto. Dopo una sua mostra personale alla Galleria il Milione di Milano nel 1931, Soldati si trovò a far gruppo con altri artisti orientati verso la pura astrazione di ispirazione geometrica. Terminata la guerra, Soldati tornò quindi a partecipare all’intensa vita artistica milanese, frequentando il gruppo con cui si andavano ponendo le premesse del concretismo in Italia (Borra, Radice, Munari, Reggiani, Veronesi, Rho e Dorfles). Con loro partecipò a numerose mostre collettive, fra cui alcune contribuirono a reinserire l’arte italiana nel flusso dei grandi movimenti contemporanei internazionali. Il risultato di questi fermenti e di questi scambi fu la fondazione a Milano, nel 1948, del MAC.

Gianni Monnet
Monnet (1912-1958) nacque a Torino dove si laureò in architettura. Si trasferì a Milano nel 1946 e due anni dopo partecipò alla fondazione del MAC. Fu il principale animatore del movimento per ogni attività, da quella organizzativa a quella teorico-critica, grafica, editoriale ed espositiva.
Nel 1949 tenne la sua personale Pitture concrete proprio alla Libreria Salto, presentata da Gillo Dorfles; nel 1950, sempre alla Libreria Salto, partecipò alla mostra con Galliano Mazzon mentre nel 1952 espose alla Galleria Bergamini di Milano con Augusto Garau. Fu sempre presente alle esposizioni del MAC e nel 1954 divenne membro attivo del gruppo Espace.
La sua morte segnò inesorabilmente la fine del MAC, che si sciolse infatti nel maggio dello stesso anno.

Bruno Munari
È con due opere, Ora X del 1945 – un orologio a variazione cromatica, con semidischi trasparenti – e la struttura Concavo/convesso del 1947 – una forma tridimensionale in rete metallica continua – che per Munari si aprì un nuovo capitolo artistico. Dopo aver partecipato alla mostra Arte astratta e concreta del 1947 – organizzata a Milano da Lanfranco Bombelli Tiravanti, Max Bill e Max Huber – nel 1948 Munari partecipò alla costituzione del MAC.

Nell’ambito dell’esperienza del MAC, portata avanti fino al 1958, Munari curò la veste grafica dei bollettini e delle raccolte di materiale del gruppo. Già intorno al 1948 Munari aveva iniziato a lavorare ai suoi Negativi/positivi, dipinti solitamente di forma quadrata nei quali sagome geometriche bicolore annullavano la classica contrapposizione tra primo piano e sfondo. Nel complesso furono stampati quindici bollettini prodotti dal MAC, a cura di Bruno Munari e Gianni Monnet. Contengono litografie, serigrafie, collage e interventi manuali degli artisti del gruppo.

Max Bill
Bill (1908-1994) nacque nel 1908 a Wintherthur, in Svizzera, e morì a Berlino nel 1994. Iniziò a studiare nella Kunstgewerbeschule a Zurigo, dopodiché dal 1927 al 1929 andò a Dessau dove frequentò il Bauhaus. Cominciò a lavorare solo nel 1932 in Svizzera, come architetto, decoratore, scultore, pittore, designer e disegnatore grafico.
Già dal 1936 Bill seppe dare un grande impeto al movimento concretista, diffondendo in Svizzera i temi dell’arte concreta attraverso varie esposizioni e pubblicazioni. Bill realizzò molte pitture e sculture, dove utilizzò varie forme geometriche, che sviluppò in sequenze logiche e strutture rette da regole matematiche.

Dal Bauhaus Bill imparò a conciliare l’individuale e il sociale, trovando un comune denominatore alla libertà totale della ricerca artistica e alle possibilità di ogni realizzazione, sia che si trattasse di architettura o di oggetti d’uso comune. In ogni sua opera Bill necessitava di una base matematica; realizzò dipinti e stampe caratterizzati da disegni precisi, geometrici e basati su rapporti funzionali. Influenzò l’arte e il design europei non solo come direttore di alcune scuole (Zurigo e Ulm) ma anche attraverso la sua vasta produzione saggistica.

Il negozio Wohnbedarf vendeva mobili e oggetti d’arredo contemporanei, opera di architetti svizzeri e non, inclusi alcuni ex membri del Bauhaus. I progetti grafici firmati da Bill all’inizio degli anni ’30 costituiscono un ottimo esempio di “design totale”, dallo stile del marchio al materiale promozionale, dalle scritte sul davanti del negozio alla cancelleria. Come in tutti i suoi lavori – e nel pieno rispetto dello stile Bauhaus – Max Bill non utilizzò maiuscole nei suoi testi.
Nella maggior parte dei suoi disegni destinati alla stampa, adottò i formati DIN standard e l’uso delle minuscole nei suoi testi.

Il Bauhaus pose delle basi che ancora oggi possono essere considerate valide. Per ogni forma d’arte, grafica, o di design, si possono utilizzare elementi geometrici e forme fondamentali, come il quadrato, il triangolo, o il cerchio, che servono come “base d’appoggio” per l’impaginazione o la struttura. Il risultato, sia che si tratti di uno stampato o di un oggetto, corrisponde a un progetto decisamente distante dalla casualità. In certi manifesti di Bill, troviamo come in Tschichold anche l’utilizzo della fotografia, dove però diventa quasi un semplice elemento costruttivo.

La struttura della maggior parte dei suo manifesti mostra chiaramente l’utilizzo della “gabbia”, cioè in una partizione della pagina basata su precisi rapporti di dimensione e regole ottiche.

In occasione della mostra Zeitprobleme in der Schweizer Malerei und Plastik del 1936, Max Bill applicò il concetto di arte concreta, riallacciandosi alla definizione elaborata da Theo van Doesburg già nel 1930 di un’arte “che nasce dai suoi stessi mezzi e leggi, senza che questi debbano essere ricavati o ripresi da fenomeni naturali esterni e la cui estrinsecazione visiva si basa sul colore, sulla forma, sul volume, sulla luce, sul movimento.”

Allianz è stato un gruppo di artisti svizzeri formatosi nel 1937. Il gruppo sosteneva le teorie artistiche concretiste di Max Bill, con più enfasi sul colore rispetto al Costruttivismo russo. La prima mostra collettiva di Allianz “Neue Kunst in der Schweiz” si tenne alla Kunsthalle di Basilea nel 1937 e fu seguita da una seconda esposizione, questa volta alla Kunsthaus, prima nel 1942 e poi nel 1947. Ulteriori mostre si svolsero presso la Galerie des Eaux Vives a Zurigo, il cui fondatore e direttore fu John Konstantin Hansegger. Artisti del gruppo Allianz furono: Max Bill, Camille Graeser, Fritz Glarner, Max Huber, Leo Leuppi, Richard Paul Lohse, Verena Loewensberg. Le mostre del gruppo proseguirono fino al 1950.

Membro del gruppo Abstraction-Création dal 1932 al 1936 e del gruppo Allianz, Bill fondò nel 1944 la rivista Abstrakt-Konkret.

Il bernese Robert Maillart (1842-1940) è stato uno dei più grandi ingegneri di tutti i tempi, famoso per le sue eleganti costruzioni di ponti. Alcuni dei suoi ponti più belli sono stati costruiti in Svizzera. Nove anni dopo la sua morte, Max Bill si occupò della progettazione grafica di una sua monografia.

Questo lavoro mostra chiaramente che Bill seguiva le innovazioni nella grafica della fine degli anni ’20 da parte di Tschichold. Tre anni prima della pubblicazione del libro di Maillart, Bill e l’autore della Neue Typographie ebbero una lite proprio sulla ritrattazione, da parte di Tschichold, dei principi esposti nel suo famoso saggio.

Max Huber
Huber iniziò a lavorare come incisore dopo aver studiato alla Kunstgewerbeschule di Zurigo e presto si indirizzò, grazie al fotografo Werner Bischof (1916-1954) e all’artista Alfred Willimann (1900-1957), verso una cultura visiva di stampo contemporaneo, influenzata dai movimenti d’avanguardia, tra cui il futurismo russo e la fotografia. Fin dagli anni di studio a Zurigo, Huber acquisì una grande capacità tecnica e una curiosità teorica interdisciplinare. Accanto ai primi progetti grafici nacquero le prime sperimentazioni in camera oscura e i primi studi astratti su carta, influenzati dalla lezione del Bauhaus e dalle visite alla Kunsthaus di Zurigo. Lo colpì in modo particolare la mostra Zeitprobleme in der Schweizer Malerei und Plastik: una panoramica sulle diverse tendenze dell’arte contemporanea svizzera, con un’attenzione particolare alle correnti surrealista e concretista.

Huber fu chiamato a collaborare dallo studio grafico Conzett & Huber, dove incontrò Max Bill e Hans Neuburg. In seguito, nel 1940, si stabilì a Milano per collaborare con lo Studio Boggeri, studiando contemporaneamente all’Accademia di Brera ed entrando in contatto con artisti e professionisti della scena milanese, tra cui Bruno Munari e Albe Steiner.

Sempre legato alle ricerche sviluppate vicino al gruppo Allianz è il manifesto del 1947 per la mostra Arte astratta e concreta, organizzata insieme a Max Bill e Lanfranco Bombelli (1921-2008) a Milano, dove Huber si era nuovamente trasferito nell’immediato dopoguerra. Il poster per la mostra a Palazzo Reale divenne l’emblema della tendenza concretista in Italia, che l’esposizione intendeva far conoscere in un paese segnato dal dibattito tra realismo e astrattismo. Il gioco tra elementi “in positivo” e elementi “in negativo” sottolinea il rapporto tra il titolo e la forma geometrica che lo contiene e rappresenta. L’impaginazione – inedita per il contesto italiano – ha le sue radici nella grafica costruttivista, nei principi della Nuova Tipografia di Tschichold e nei lavori di Bill, nonché dalle ricerche condotte nell’ambito della pittura astratto-geometrica.

Oltre alle forme geometriche, nel disegno di Huber per i diplomi della Triennale di Milano, l’alternanza dei colori rappresenta le bandiere dei paesi partecipanti.

Benché sviluppatosi in Italia, l’interesse di Huber per un’astrazione di tipo concreto era nata già nel clima di scambio tra le arti che caratterizzava l’ambiente zurighese degli anni ’30, maturando in seguito a contatto con quelli che ne furono i maggiori protagonisti a Milano. Lo stretto rapporto che intercorreva tra la pittura e la grafica emerse soprattutto all’inizio degli anni ’40, quando Huber diventò membro dell’Allianz Vereinigung moderner Schweizer Künstler (l’Unione dei pittori moderni svizzeri) fondata nel 1937.


Fonti e approfondimenti