Campo Grafico

Tra il 1933 e il 1939 vennero pubblicati i 66 numeri di Campo Grafico, che Attilio Rossi, uno dei fondatori, descrisse così: «[Ogni numero è] progettato, redatto e composto in ore non lavorative da operai e tecnici che lavoravano in diverse tipografie e che per l’occasione si incontrano per dare le loro prestazioni gratuite nell’officina dove si stampa la rivista.» Quest’ultima venne concepita come una continuazione ideale di quanto proposto dalla scuola Bauhaus, applicando gli insegnamenti e le conquiste delle avanguardie in grafica e tipografia. 

Campo Grafico nacque quindi in seno all’ambiente grafico professionale: quello della fotografia, della tipografia e della stampa. Da subito si auspicò un contatto continuo con il mondo dell’arte, considerato l’unica via per rinnovare profondamente la grafica.

Ogni numero della rivista fu progettato ex novo, senza seguire una linea costante. Sulle pagine vennero pubblicati i contributi dei più importanti grafici e artisti italiani (Luigi Veronesi, Bruno Munari, Antonio Boggeri, tra gli altri) nonché numerosi interventi critici che ponevano al centro del dibattito la questione della comunicazione visiva.

Campo Grafico ribaltò completamente la tradizionale grafica italiana all’epoca, allargando i propri orizzonti fino a comprendere le nuove tendenze artistiche contemporanee, dall’arte di Mondrian, a Picasso, dagli astrattisti italiani alla Bauhaus.

Il lombardo Attilio Rossi (1909-1994), direttore della rivista, fu sia disegnatore grafico sia artista, vantando amicizie tra le più grandi icone culturali del momento: Carrà, Veronesi, Sisnisgalli, Modiano, Fontana, Licini, Soldati e Quasimodo. Nel 1925 Rossi iniziò a lavorare come tipografo e impaginatore presso l’Istituto grafico Bertieri e Vanzetti di Milano e, nella seconda metà degli anni ’20, frequentò la scuola serale dell’Accademia di Brera e la Scuola del libro, dove seguì i corsi di Guido Marussig e di Atanasio Soldati.

Con la pubblicazione di Campo Grafico, Rossi desiderava documentare i cambiamenti nelle tendenze e nei mezzi di comunicazione. Le varie uscite riflettevano un approccio forte e polemico nei confronti della grafica tradizionale, in particolare contro la rivista Risorgimento Grafico, il cui atteggiamento conservatore veniva considerato pomposo e accademico. All’interno del magazine era infatti presente una colonna intitolata “Rassegna del Brutto”, dedicata alla critica di lavori grafici considerati antiquati e prive di energia “progressista”.

La scarsità dei mezzi a disposizione, invece che scoraggiare gli autori, ne esaltò l’entusiasmo. Campo Grafico fu difatti progettato, redatto e stampato in ore non lavorative da professionisti del settore che si incontravano per prestare gratuitamente la propria opera alla causa.

Nel 1932 la mostra della rivoluzione fascista evidenziò brutalmente la contraddizione profonda esistente fra la retorica fascista e l’arte europea d’avanguardia. Nel 1933 Hitler chiuse la Bauhaus; lo stesso anno in Italia si inaugurò la modernissima stazione ferroviaria di Firenze. Si trattava di una differenza inizialmente esistente tra le due dittature, ma che col tempo venne inevitabilmente a mancare.

Se le caratteristiche di Campo Grafico e di altre tendenze artistiche italiane possono apparire oggi per certi versi ovvie e scontate, nel 1933 – mentre molti intellettuali e artisti di prestigio erano al servizio del regime – era tutt’altro che ovvio che un gruppo di tecnici decidessero di dar vita a una rivista d’avanguardia come Campo Grafico.

Campo Grafico portò la grafica italiana a livello delle moderne conquiste quella europee, sostenendo che non era possibile attuare un vero rinnovamento grafico, senza portare all’interno del mondo grafico le problematiche sollevate dalle avanguardie. La rivista perseguì una complessa opera di sollecitazione culturale con il mondo dell’arte. Nel corso degli anni furono pubblicate anche tre monografie dedicate a tre artisti contemporanei (Soldati, Fontana e l’architetto Sartoris), in un periodo durante il quale le pubblicazione relative all’arte moderna erano scarsissime.

Luigi Veronesi
Il milanese Luigi Veronesi (1908-1998) iniziò già a 17 anni a esplorare le potenzialità creative della fotografia, grazie alla camera oscura del padre. Negli anni ’20 iniziò la vera e propria attività artistica, frequentando un corso di disegnatore tessile e approfondendo contemporaneamente le sue ricerche in ambito fotografico, che gli consentirono di ottenere immagini di grande originalità.

Fu introdotto dallo storico dell’arte Raffaele Giolli nel gruppo di intellettuali associati alla rivista Poligono. Verso i 20 anni cominciò a interessarsi alla pittura studiando presso il pittore napoletano Carmelo Violante, allora professore presso l’Accademia di Bergamo.

Nel 1934 aderì al gruppo parigino Abstraction-Création e lavorò per molti anni come grafico e pubblicitario. Alcuni dei suoi fotogrammi furono utilizzati infatti su diverse copertine di Campo Grafico e Ferrania. Veronesi partecipò alla prima mostra collettiva di arte astratta in Italia nel 1935, che si tenne presso lo studio dei pittori Felice Casorati e Enrico Paolucci a Torino. Un anno dopo l’artista lavorò come illustratore per un libro di Leonardo Sinisgalli. Partecipò alla Triennale di Milano nel 1936 e, sempre lo stesso anno, prese parte a una mostra di arte astratta a Como, con Fontana, Licini, Melotti, Prampolini e Soldati.

«Il lavoro artistico è, secondo me, un’operazione che non si conclude con la produzione di un’opera, o meglio, l’opera prodotta non è fine a se stessa, ma deve essere uno stimolo per l’osservatore, il risultato di un complesso modo di operare che a partire dalla formulazione di un pensiero … lo traduce in un’immagine suscettibile di lettura, cioè di comunicazione. Gli oggetti ritrovano nel fotogramma la loro espressione primordiale, noi possiamo vederli al di là della loro forma reale.»

Luigi Veronesi

Carlo Dradi
Disegnatore pubblicitario, il milanese Carlo Dradi (1908-1982) fu co-fondatore di Campo Grafico assieme a Attilio Rossi, collaborando nel contempo con alcune delle maggiori riviste dell’epoca (L’Ufficio Moderno, Lo sport fascista, ecc.). In seguito Dradi aprì la sua agenzia pubblicitaria, sempre con Attilio Rossi, realizzando tra i vari lavori importanti marchi (per le Edizioni Il Milione e Jolly Hotels, ad esempio).
Negli anni ’50 proseguì nell’attività di grafico pubblicitario disegnando una serie di manifesti per le Ferrovie Nord di Milano. Partecipò inoltre a diverse mostre organizzate dalla Triennale; fondò il Centro di Studi Grafici e il periodico Linea Grafica e curò con Bruno Munari l’impaginazione del noto settimanale Tempo.

Enrico Bona
Nato nel 1900 a Trento, Enrico Bona si trovò a lavorare nel 1935 per uno dei più importanti tipografi italiani: Raffaello Bertieri. Nel 1938 Bona fu l’ultimo editore di Campo Grafico, per cui lavorò anche come disegnatore grafico introducendo molte soluzioni innovative nel layout. Morì nel 1976 a Milano.

Il Risorgimento Grafico (1902-1941)
Fu un’importante rivista del settore, anche se oggi superata in fama da Campo Grafico. Il primo numero fu stampato nel luglio del 1902 a Milano e si apriva presentando il lungo programma della rivista. Questa era nata per “dotare il mondo tipografico italiano di un gran periodico tecnico, non inferiore alle più belle pubblicazioni inglesi ed americane”.

La rivista si occupò inizialmente di grafica e tipografia indirizzandosi poi, verso gli anni ’10-’20, più specificamente nell’ambito editoriale, riducendo notevolmente il numero delle pagine scritte per lasciare più spazio a illustrazioni e a allegati esemplificativi riguardanti le nuove tecniche e applicazioni grafiche.

Il Risorgimento grafico era composto essenzialmente da due parti: la prima dedicata a nozioni tecniche, elementi commerciali, questioni di attualità e curiosità; la seconda composta da allegati e supplementi artistici, quali pagine di prova a stampa con linotype, fogli di confronto tra diversi sistemi grafici di colorazione, impaginazione e composizione dei lavori artistici, tavole dimostrative dello studio sui colori e prove di rilegatura.

Fu proprio l’azione dirompente di Campo Grafico che “obbligò” la direzione de Il Risorgimento Grafico – nonostante ciò non sia mai stato riconosciuto – a cambiare rotta.

Tra le due riviste non esistevano solo divergenze stilistiche: Campo Grafico dovette sostenere molte difficoltà per la sua ferma opposizione al fascismo. Attilio Rossi si rifiutò infatti di pubblicare i famosi manifesti per il plebiscito fascista creati da Persico e Nizzoli. Rossi era fermamente contrario al fatto che la grafica fosse utilizzata come uno strumento per diffondere menzogne.

Fonti e approfondimenti

  • AA. VV. (Roberto Mutti, Luciano Caramel), Luigi Veronesi. Lo spazio sensibile, Mondadori Electa, 2008.
  • AA. VV. (Giulia Martimucci e Lorenzo Grazzani), Carlo Dradi e il campo della grafica moderna, AIAP, 2016.
  • Attilio Rossi, Campo Grafico 1933-1939, Edizioni Electa, 1983.
  • Franco Russoli, Attilio Rossi, Giunti – Barbera, 1975.
  • archiviograficaitaliana.com
  • campografico.org