Albe Steiner

Albe (Alberto Massimo Alessandro) Steiner (1913-1974) è stato probabilmente il più importante rappresentante di una visione etica della professione grafica. Egli sosteneva la necessità della massima correttezza del graphic designer nei confronti del pubblico destinatario dei messaggi, essendo cosciente già all’epoca della forza persuasiva della comunicazione visiva. Anche l’istruzione era considerata da Steiner un elemento fondamentale e molto importante, per questo partecipò a progetti come quello della Scuola del Libro della Società Umanitaria di Milano, della quale fu anche direttore dal 1959. Il suo lavoro nell’editoria, in particolare per la rivista Il Politecnico di Elio Vittorini (1908-1966), contribuì all’identificazione della figura professionale del redattore grafico, cioè di un grafico in grado di comprendere e organizzare i contenuti editoriali.

Albe Steiner nacque a Milano nel 1913, l’infanzia e l’adolescenza profondamente segnate dalla violenza fascista che colpì la sua famiglia. Steiner aveva solo 11 anni quando venne assassinato suo zio Giacomo Matteotti (1885-1924). Da lì la forte coscienza antifascista militante e di combattente per “la libertà che è cultura”. Cominciò a lavorare in ambito grafico nel 1939, quando questa professione – così come la conosciamo oggi – era agli albori. Nel settembre del 1943 il nazifascismo lo privò anche del suocero e nel ’45 del fratello Mino, morto a Mauthausen. Dopo la Liberazione Albe Steiner collaborò alla redazione e all’impostazione grafica del Politecnico e di Milano Sera. Per Einaudi realizzò la Biblioteca Politecnico e con l’architetto Gabriele Mucchi (1899-2002) allestì le mostre della Liberazione (1945) e della Ricostruzione.

Attorno al 1939, Steiner si avvicinò al Partito Comunista Italiano e insieme con la moglie Lica conobbe Salvatore Di Benedetto e Elio Vittorini, con i quali svolse clandestinamente attività di propaganda politica e informazione. Durante la guerra partecipò attivamente alla Resistenza nelle file del battaglione Valdossola. Alla morte del padre, e dopo essersi diplomato in ragioneria, Steiner decise di studiare disegno grafico, approfondendo la conoscenza del Costruttivismo, del Bauhaus e degli astrattisti italiani. Allo stesso tempo si interessò anche alla pittura e alla fotografia, collaborando con lo Studio Boggeri. La sua prima mostra risale al 1940, per la VII Triennale di Milano.

Nel 1940 Albe Steiner e la moglie Lica (Matilde Maria Covo) fondarono lo studio milanese GraphicaFoto, dove la coppia poté sperimentare grafica e fotografia. Dal 1946 al 1948 Steiner andò in Messico, dove strinse amicizia con il politico antifascista Vittorio Vidali (1900-1983), l’ex direttore del Bauhaus Hannes Meyer (1889-1954) – con cui collaborò alla campagna di alfabetizzazione – e con gli artisti Diego Rivera (1886-1957), Alvaro Siqueiros (1896-1974) e Leopoldo Mendez (1902-1969), collaborando al Taller de grafica popular. Steiner mantenne strette relazioni col Messico, partecipando inoltre alla Confederazione generale dei lavoratori di America Latina. Rientrò in Italia poco prima delle elezioni del 1948, contribuendo attivamente alle iniziative di informazione e propaganda del Partito Comunista Italiano.

Dal 1948 insegnò al Convitto Scuola della Rinascita e poi all’Umanitaria, dove dal 1959 fu direttore della Scuola del libro, incarico che mantenne fino alla sua morte. Steiner svolse un’intensa attività volta al rinnovamento della scuola. Viene chiamato all’Istituto superiore statale d’arte di Urbino dove insegnerà dal 1962 al 1971. Tenne lezioni e brevi corsi nel 1959/60 anche alla facoltà di Architettura di Venezia, nel 1962 al Politecnico di Torino, nel 1963/64 all’Istituto Paolo Toschi di Parma, nel 1967 all’ISIA di Roma e all’ISIA di Firenze.

Attraverso diverse ricerche e proposte progettuali, Steiner fu presente nella comunicazione visiva di molte aziende, nella pubblicità e, in generale, nel campo dell’informazione del dopoguerra. Impaginò numerose riviste di fotografia, design e architettura fra cui: Note fotografiche, Radiofoto, Cantieri, Stile Industria, Metron, Casabella, Domus, Edilizia Moderna, e la rivista americana Interiors. Per quanto riguarda i periodici, Steiner lavorò sull’impostazione grafica di molte riviste culturali della sinistra italiana, quali l’Emilia, Realismo, Il Contemporaneo, Problemi del socialismo, Tempi Moderni, la Sinistra, Marche Nuove, Modena oggi, Utopia, l’Erba Voglio, collaborando a volte anche a livello redazionale. Per la rivista del PCI Rinascita, fu chiamato dal fondatore Palmiro Togliatti per disegnare la testata e progettare l’impaginazione. Collaborò alle Edizioni Sociali, alle Edizioni Avanti, con la casa editrice Feltrinelli, e con la Zanichelli, di cui fu consulente dal 1962. Lavorò inoltre per le più importanti aziende italiane tra cui: Bemberg, Agfa, Aurora, Linoleum, Pirelli, Heller, Olivetti, Bertelli, Pierrel, Coop, Rinascente.

La XIV Triennale
Albe Steiner fu il grafico responsabile per l’allestimento e esposizione della XIV Triennale, focalizzata sul tema del “Grande Numero”, che avrebbe dovuto aprire le sue porte al pubblico il 30 maggio 1968. Tuttavia, durante l’inaugurazione, la sede della Triennale venne occupata e danneggiata da operai, studenti e artisti in protesta, desiderosi di una direzione immediata e democratica di tutti i luoghi e istituzioni culturali (https://www.ilsole24ore.com/art/cinquant-anni-cosa-resta-triennale-occupata). L’occupazione durò fino al 9 giugno e la Triennale poté essere effettivamente riaperta al pubblico il giorno 23 giugno 1968. La forzata decurtazione del periodo di apertura comportò la rinuncia a due convegni che erano stati predisposti: “L’artista e il grande numero” e “Il grande numero”. Del secondo, a cui era stata assicurata una larga partecipazione internazionale, verranno, tuttavia, pubblicati le relazioni ufficiali e i contributi pervenuti per iscritto entro i termini. Due delle mostre temporanee programmate(“L’autostrada” e “Segnaletica e grafica in un centro storico”), e una delle manifestazioni previste fuori sede (“Mostra del nuovo paesaggio”) non furono aperte.

Si fa presto a dire fame
È la storia autobiografica di Piero Caleffi (1901-1978), partigiano del Partito d’Azione catturato dai repubblichini nel 1944, consegnato alle SS e deportato a Mauthausen. Nel dopoguerra diventò senatore nelle file del Partito Socialista. Il libro di Caleffi Si fa presto a dire fame uscì per la prima volta nel 1954 per la serie “Il Gallo” delle “Edizioni Avanti!”. Albe Steiner curò la grafica della sesta edizione, già nel 1958; scegliendo di incorporare la fotografia nel suo progetto: una veduta desolata del campo di concentramento di Mauthausen occupa interamente copertina e retro.

Coop
Nasceva nel 1854 a Torino la prima cooperativa di consumo, il primo spaccio dei “magazzini di previdenza”, per difendere il potere d’acquisto dei consumatori, attraverso l’acquisto della merce dai grossisti per rivenderla poi ai soci a prezzo di costo. Nel corso del XIX secolo queste cooperative divennero realtà radicate su tutto il territorio nazionale e nel 1945 fu fondata l’Associazione Nazionale Cooperative di Consumo. Soprattutto durante quegli anni di grande difficoltà, le cooperative rappresentavano un’alternativa utile rispetto ai negozi privati, garantendo un risparmio agli acquirenti aggirando l’intermediazione dei grossisti. Siccome le cooperative sparse sul territorio riportavano denominazioni diverse (La Proletaria, La Fratellanza, tra le altre) si sentì il bisogno di apparire con un’immagine unitaria, con l’abbreviazione “Coop” appunto.

Il primo marchio era costituito da una scritta con carattere corsivo; non giocava un ruolo decisivo nella comunicazione, in quanto si limitava a firmare il prodotto.

In pieno boom economico per la Coop emerse la necessità di darsi nuove prospettive per stare al passo con i tempi; si sentì pertanto il bisogno di adeguare l’identità visiva alle moderne tecniche di comunicazione. Nel 1963 Albe Steiner ridisegnò il logotipo derivandolo dal carattere disegnato da Herbert Bayer; per rendere meglio l’idea della cooperazione tra le persone, ridusse al minimo la spaziatura tra le quattro lettere in modo da annullare ogni separazione e per rappresentare visivamente il senso della cooperazione. Questo marchio apparve per la prima volta come insegna del primo “magazzino a libero servizio” di Reggio Emilia. Agli inizi degli anni ’70 ci fu un primo restyling del logo di Steiner, dove le lettere furono ingrossate nei tratti e furono modificate le giunzioni della lettera “C” e della lettera “P”. Poi nel 1985 Bob Noorda mise in atto ulteriori modifiche con interventi minimi ma efficaci: ingrandì oltremodo i tratti della scritta utilizzando lo stesso taglio sghembo per la lettera “C” e la lettera “P”. Nel 2005 un altro redesign fu affidato allo studio Advance, dove il logo venne inscritto in una figura rossa a forma d’occhio.

Steiner collaborò con enti e istituzioni culturali come Rai, Piccolo Teatro, Triennale di Milano, Teatro popolare italiano, Italia ’61, e la Biennale di Venezia. Progettò inoltre assieme all’architetto Lodovico di Belgioioso il Museo-Monumento al Deportato politico e razziale, a Carpi. Il Museo, tuttora aperto, venne inaugurato nel 1973. Le pareti di alcune sale sono state decorate da graffiti su bozzetti di noti pittori, come Cagli, Guttuso, Léger, Longoni, Picasso, mentre le teche contengono reperti, materiali e fotografie, che documentano la vita dei prigionieri nei campi, raccolti e ordinati da Lica e Albe Steiner. L’ultima sala reca incisi sulle pareti e sulle volte i nomi di circa 15.000 cittadini italiani deportati nei lager (fondazionefossoli.org/it/museo.php).

Il Contemporaneo
La rivista Il Contemporaneo si prefiggeva il compito di intervenire, con gli strumenti della cultura marxista, nei campi della produzione letteraria, del cinema, delle arti figurative e del teatro. Nacque il 27 marzo 1954 a Roma, come magazine settimanale politico e letteraria di ispirazione marxista sotto la direzione iniziale di Romano Bilenchi, Carlo Salinari e Antonello Trombadori. Nel marzo del 1958 il comitato direttivo – formato da Renato Guttuso, Carlo Melograni, Velso Mucci, Carlo Salinari, Albe Steiner, Antonello Trombadori e Glauco Viazzi – trasformò la rivista in mensile e nel 1965, affiancandosi alla rivista Rinascita della quale diventò un supplemento mensile.

Nel 1971 il socialista Mario Penelope fu nominato Commissario straordinario per le Arti figurative e organizzò la mostra Aspetti della grafica europea a Ca’ Pesaro, a Venezia. Penelope diede vita alla Biennale del 1972, articolata in una serie di mostre, proponendo per la prima volta un tema: Opera e comportamento. Nel corso di questa Biennale, diecimila farfalle furono liberate da una grande cassa di legno in piazza San Marco, mentre l’artista Gino De Dominicis (1947-1998), allora venticinquenne, “espose” un ragazzo affetto da sindrome di Down, al collo del quale era appeso un cartello con la scritta “Seconda soluzione di immortalità: l’universo è immobile”.

Fonti e approfondimenti