Postmoderno: un’introduzione

ll termine “postmoderno” era già ampiamente entrato nella discussione filosofica nel 1979, con la pubblicazione di La condizione postmoderna del filosofo francese Jean-François Lyotard (Lyotard, Jean-François, La condition postmoderne, Édition de Minuit, Paris 1979). In questo testo, Lyotard definisce la società contemporanea appunto come la “società postmoderna”, una società nella quale sono venute meno le “grandi narrazioni” metafisiche (illuminismo, idealismo, marxismo) che avevano giustificato ideologicamente la coesione sociale e ispirando, nella modernità, le utopie rivoluzionarie. Con il declino del pensiero totalizzante e unitario si è aperto, secondo Lyotard, il problema dell’esistenza di criteri di giudizio e di legittimazione che non hanno più valore globale, universale ma si fermano al livello del locale, del particolare.

La parola “Postmoderno” viene usata generalmente per connotare la condizione antropologica e culturale conseguente alla crisi e al tramonto della modernità nelle società capitaliste, entrate circa dagli anni ’60 in una fase caratterizzata dalle dimensioni planetarie dell’economia e dei mercati finanziari, dall’aggressività dei messaggi pubblicitari, dall’invadenza della televisione, dal flusso ininterrotto delle informazioni sulle reti telematiche. In connessione con tali fenomeni – e in contrasto con il carattere utopico tipico dell’ideologia modernista – la condizione culturale postmoderna si caratterizza soprattutto per una disincantata rilettura della storia, per l’abbandono dei grandi progetti elaborati a partire dall’Illuminismo e fatti propri dalla modernità, dando luogo, sul versante creativo, più che a un nuovo stile, a una sorta di estetica della citazione e del riuso, ironico e spregiudicato, del repertorio di forme del passato, in cui è abolita ogni residua distinzione tra i prodotti “alti” della cultura e quelli della cultura di massa.
Rintracciabile fin dagli anni ’30 del novecento nella cultura di lingua spagnola (Antología de la poesía española e hispanoamericana, 1882-1932, a cura di Federico de Onís, 1934), diffuso poi dagli anni ’50 nella cultura di lingua inglese e soprattutto negli USA nell’ambito degli studi estetico-letterari, il termine ha trovato poi una più precisa codificazione in architettura e nelle arti, anche dello spettacolo, ed è entrato nel linguaggio filosofico.
(Enciclopedia Treccani)

È possibile riconoscere una netta divisione non solo temporale, ma più profondamente ideologica, esistenziale tra moderni e postmoderni che professano una visione dell’uomo, della società e in genere della realtà, che sono antitetiche nei loro aspetti più essenziali.

Epoca moderna
L’idea forte dei moderni è il progresso e la perfettibilità dell’uomo, della collettività politica e dell’intera umanità : essi concepiscono la storia come un processo di emancipazione progressiva nella quale l’Io, individuale e collettivo, realizza e arricchisce le proprie facoltà attraverso il lavoro, la cultura, l’arte, la scienza, la tecnica. L’uomo moderno ha quindi fiducia in se stesso e nella sua ragione illuminata e illuminante che lo rende creatore e protagonista di una civiltà sempre tesa verso più alti traguardi. Il progetto moderno di conferire un senso unitario e globale alla realtà, si è costruito sull’asse di tre grandi meta-racconti:

  • Illuminismo
  • Idealismo
  • Marxismo

Epoca postmoderna: dagli anni ’70 del Novecento
Nell’epoca postmoderna i grandi “-ismi” della modernità sono venuti meno, ma non sono stati sostituiti da altri grandi racconti lasciando così spazio alla frantumazione, alla pluralità, alla differenza, alla moltiplicazione. L’essenza della condizione post-moderna è proprio la negazione di valori ultimi, universali e eterni in grado di conferire un senso unitario all’agire dell’uomo singolo e all’orientamento della struttura sociale. Lyotard predica l’irreversibilità del postmoderno e riconosce la positività di ciò che è molteplice, frammentato, polimorfo e instabile; egli sottolinea la necessità di smascherare l’inconsistenza degli ultimi brandelli di presunte tendenze unificanti, costruite all’ombra di canoni tradizionali ormai superati, e riconosce l’irrefrenabile procedere verso una diffusa ibridazione, contaminazione dei generi, quindi “atomizzazione” e relativizzazione della società.

Temi tipici e punti chiave del postmoderno
Secolarizzazione
Il processo di secolarizzazione implica l’esautoramento della tradizione, della religione e in generale delle metafisiche universali come agenti di orientamento valoriale. Le tradizioni, le religioni e le metafisiche non devono essere cancellate, ma devono essere concepite come “affari di coscienza personale, individuale” che non possono avvalersi di universalità. L’emancipazione dall’orientamento coatto del pensiero e dell’azione imposta dalle più diverse metafisiche è conseguenza di fenomeni diversi quali l’Umanesimo e il Rinascimento, la Riforma Luterana e l’Illuminismo.

Laicizzazione
Il processo di secolarizzazione e quello di laicizzazione sono fortemente interrelati. La messa in crisi di una metafisica universale porta con sé il pluralismo delle fedi e la relativizzazione dei punti di vista. Il soggetto, libero da ogni legame coatto, si apre alla tolleranza, al pluralismo e alla diversità.

Disincanto
È il “dispositivo antropologico” dell’età postmoderna. L’uomo postmoderno si è emancipato, congedato e liberato dai vecchi ordini e dalle vecchie metafisiche, ma, allo stesso tempo, ha anche inziato a impegnarsi in un tentativo disincantato di ricerca e costruzione di nuove, parziali e locali verità. Ogni tentativo umano di orientamento attraverso la costruzione di norme d’azione è sempre e comunque “disincantato” perché l’essere umano sa che non potrà mai più auspicare alla messa a punto di metafisiche universali in un mondo in cui Dio è morto. L’uomo postmoderno è più libero, ma certamente anche più solo, desideroso, però, di impegnarsi sempre nella ricerca di un senso di sé, del mondo, dell’altro che non sarà mai assolutamente dato, ma sempre e comunque in divenire. È a partire anche da questa riflessione sul disincanto che possiamo concepire come nel mondo postmoderno la religione possa essere solo una dei tanti “incantamenti” dell’uomo che, insieme a altri, in relazione armonica o oppositiva, propone una sua lettura del senso del reale, ma non può più ergersi a depositaria del Vero ultimo.

Nichilismo
Il termine deriva dal latino nihil (nulla), il nichilismo caratterizza l’atteggiamento di chi nega l’esistenza di valori e verità oggettivi ed eterni. Il nichilismo del soggetto postmoderno è il nichilismo alla Nietzsche e non alla Turgenev, un atteggiamento distruttivo e ricostuttivo insieme che, invece di paralizzarsi di fronte al nulla derivante dalla morte di Dio, tenta un’attiva tensione verso il non-nulla, tenta, cioè, la ricostruzione di un senso che è possibile, ma non certo. Al nichilismo assoluto e passivo dell’autore russo, Nietzsche contrappone un nichilismo attivo, dimensione autentica del super-uomo che ha inglobato il nulla per muoversi oltre di esso proteso nella consapevolezza della morte di Dio e nel saluto al mattino del nuovo pensiero. Il nichilismo attivo, che è poi atteggiamento caratterizzante l’uomo postmoderno, è nichilismo problematico, insicuro, emancipato, liberatorio, ma anche e forse – soprattutto – ricostruttivo.

Postmodernità e concezione esistenziale del soggetto
L’epoca postmoderna è anche un momento di trasformazione antropologica e di messa in crisi del soggetto moderno rappresentato dall’ego cogito di Cartesio. Il soggetto del ‘900, infatti, si scopre come “soggetto problema” portatore di alterità interne (alter ego) e condizionamenti esterni (ego alter) che lo strutturano. Foucault parla di “morte dell’uomo” come destrutturazione del soggetto moderno conoscitore certo di sé e del reale; la “morte dell’uomo” è metafora di una sua nuova problematizzazione che in epoca postmoderna lo porta a scoprirsi quale risultato di un processo di negoziazione e dialogo tra le proprie e le altrui istanze. Il soggetto è sempre e comunque soggetto in divenire, progetto e identità continuamente ricostruita. In linea con il nichilismo decostruens e costruens di Nietzsche, il soggetto della postmodernità subisce un processo decostruttivo – che sgretola l’idea di una soggettività forte e definitiva – e ricostruttivo – tipico di un soggetto che non rinuncia a cercare un senso nel proprio procedere esistenziale nella consapevolezza che il senso trovato, come l’identità plasmata, non saranno mai date per sempre.

Postmoderno e pedagogia
Il postmoderno ha imposto ripensamenti importanti anche nel campo della pedagogia, soprattutto in riferimento ad una categoria chiave del pensiero pedagogico, quella di “formazione” (in tedesco bildung = formazione umana dell’uomo). Nell’epoca antropologica dell’uomo postmoderno il cammino formativo è procedere libero da ogni condizionamento, ma allo stesso tempo tragico e incerto perchè senza modelli etero-imposti il soggetto deve essere creatore di se stesso lungo un cammino che non ha mai fine; nella postmodernità attuale la bildung si fa ricerca, sforzo e impegno quotidiano in vista di una messa in forma sempre più critica e inquieta. Nell’epoca postmoderna la pedagogia riflette sulla possibilità di parlare di una formazione/bildung senza forma/bild e arriva a concludere che se per forma/bild si intende un’immagine fissa di soggetto, allora bisogna rinunciarvi perchè il soggetto postmoderno è un soggetto che cambia e negozia quotidianamente la propria identità, se invece per bild si intende una forma progressivamente in divenire e continuamente in tensione, allora possiamo ancora accettare di parlare di forma dell’uomo e di formazione del soggetto.
La pedagogia della postmodernità è studio dell’educazione e della formazione di un soggetto che, persa la sua unità, si trova a curare un sé molteplice e diviso che non rinuncia però al suo essere persona con diritti, doveri e responsabilità verso se stesso e gli altri.

Postmoderno e cura del sé
Nell’epoca postmoderna la costruzione di un’identità in divenire e la ricerca di un senso esistenziale richiedono al soggetto impegno e cura di se stesso. La pratica della “cura sui” non è tecnica specifica dell’epoca del disincanto, ma è esercizio di antica memoria che Foucault nel suo studio sulla storia della sessualità in Occidente ritrova nella Grecia ellenistica e imperiale, nell’Impero Romano e durante il Medioevo dove conosciute erano le tecniche di cura del sé – trattamenti del corpo, regimi dietetici, meditazioni spirituali – in vista anche della cura dell’altro. Nell’oggi postmoderno, esistenziali sono tutte le pratiche che portano il soggetto a prendersi cura di se stesso e dell’altro lungo tutto il percorso di vita; ecco che centrali divengono tutti gli esercizi di scrittura autobiografica che portano l’Io a riattivare la memoria del passato in vista di una lettura del presente e di una progettazione esistenziale nel futuro. La scrittura autobiografica è viaggio esistenziale che il soggetto compie in sé per curarsi e trasformarsi. Il soggetto postmoderno deve assumere a categoria esistenziale il paradigma della cura sui ascoltandosi – ascoltare se stesso è condizione poi di ascolto dell’altro – dialogando con se stesso – per poi aprirsi al dialogo con l’altro – e dando senso al proprio traguardo personale – per farsi poi fedele accompagnatore dell’altro – lungo il suo viaggio di costruzione identitaria.

Postmoderno e filosofia
La stessa filosofia, come attività che avanza pretese alla universalità del suo discorso in termini di verità, viene dichiarata decaduta, può tutt’al più sopravvivere come discorso che tenta di giustificare uno dei mondi parziali dei giochi linguistici in cui è suddiviso il mondo postmoderno frammentato. Sul concetto wittgensteiniano di “gioco linguistico, ”si impernia tutto il lavoro sul sapere postmoderno. Wittgenstein, nella sua analisi del linguaggio, definisce i giochi linguistici come tutti quegli enunciati che devono poter essere determinati mediante regole che specifichino le loro proprietà e il loro possibile utilizzo all’interno di un gioco specifico e non in riferimento a giochi altri: la validità dei giochi, delle loro regole, quindi della loro verità è sempre e comunque relativa. Viene meno l’idea di una verità delle verità, di una verità assoluta, così come di una regola che valga per tutti i giochi. I giochi sono ontologicamente eterogenei e se esiste consenso sulle regole che definiscono ciascun gioco e sulle mosse che vengono in esso effettuate– fuor di metafora, se esiste una verità – tale consenso – verità – deve essere locale, relativa e mai universale.

Postmoderno e arte
Anche il mondo dell’arte risente della fine delle “Grandi Narrazioni” e della presenza restante solo dei “piccoli racconti” le cui affermazioni e verità restano sempre circoscritte e relative. Ne deriva necessariamente una condizione di perdita di centro e frammentazione: non c’è più una finalità data per certa, ma un labirintico nomadismo in direzioni tutte egualmente aperte. L’arte è consapevole che il mondo umano che la produce e la fruisce è composto di soggetti uomini più liberi e creativi, ma anche più angosciati perché i criteri delle vecchie metafisiche si sono vanificati. L’arte della postmodernità è perciò arte del frammento, della citazione, dell’assemblaggio, dell’ipertesto, del nomadismo stilistico, delle nuove tecnologie e del virtuale, Jean Boudrillard arriva a parlare di arte postmoderna come di “simulacro”. L’arte della postmodernità non è più né indice né icona della realtà esterna, ma solo immagine assoluta, sintetica, immagine senza originale, immagine che nasce dalla stringa numerica che compone il linguaggio digitale.

I ritratti di Nancy Burson sono ritratti inesistenti di un “uomo tipo” corrispondenti alla proporzione della distribuzione delle razze nel pianeta. Attraverso la tecnologia digitale l’artista realizza un “ritratto medio” che vuole essere manifesto artistico contro le ricerche antropogenetiche delle dittature razziste del XX secolo. L’immagine è “fotorealista”, sembra una fotografia e quindi appare rimandante ad un referente esterno, ma in realtà punta a un non individuo, ad un essere umano che non esiste nella singolarità, ma, al massimo è immagine addizionata dell’intera umanità. I ritratti inesistenti dell’artista sono rappresentativi dell’arte postmoderna che è arte sintetica, ma anche di un soggetto uomo destrutturato nella sua unicità e singolarità e ristrutturato come incontro con l’alterità.

Anche i ritratti di Keith Cottingham sono immagini di adolescenti le cui identità sono puramente fittizie; i giovani rappresentati sono fantasmi figli di un artificio tecnico non biogenetico, ma digitale.

Ancora meno referenziale e più spinta verso la completa digitalizzazione è il ciclo di figure elaborate da Aziz e Cucher che propongono immagini completamente sintetiche dove la figura umana è stata completamente destrutturata e ricostruita come un corpo tutto pelle e senza sensi, né aperture verso l’esterno. Il risultato è un corpo totalmente negato, quasi, “postorganico”.
Il mondo dell’arte postmoderna non si limita a contaminare nell’immagine il naturale con l’artificiale, l’analogico con il digitale, ma arriva ad assumere lo stesso corpo dell’uomo come materiale grezzo di elaborazione artistica: il genoma umano non è il limite ultimo oltre il quale non muoversi, ma il blocco di partenza per la messa in creazione di un “uomo-oltre”.

Orlan, artista francese estrema, ha rimodellato il proprio corpo, mediante ripetuti interventi chirurgici documentati come vere performance, celebrando la plasticità dello stesso e il desiderio di avvicinarlo ad un’idea interiore o culturale di bellezza. Orlan trasforma il proprio corpo come se questo fosse materia grezza inviando al proprio pubblico di fruitori un’immagine di soggetto destrutturabile e ristrutturabile all’interno di uno spazio estetico dove natura e arte convivono.

L’arte postumana è summa delle trasformazioni filosofiche ed estetiche in un’epoca che vede camminare parallele natura e artificio, sia all’esterno dei confini della corporeità umana che all’interno della stessa.

Postmoderno e politica
Quello di democrazia è uno dei valori etici e dei modelli politici più altri e antichi elaborati dalla società occidentale. Attualmente, dopo la fine dei totalitarismi del XX secolo, essa ricopre il ruolo di principio guida della società e della politica. Nelle democrazie postmoderne è cambiato il rapporto tra soggetto/cittadino e Stato; mai come oggi essere cittadini significa coordinare la propria identità locale con il proprio essere nazionale e mondiale: il soggetto uomo è cittadino del proprio comune, partecipante alle diverse istituzioni locali, ma anche cittadino attivo della propria nazione e cittadino del mondo, soggetto consapevole delle conseguenze della propria azione a livello di equilibrio planetario. In ambito postmoderno lo statuto della democrazia vede allargarsi i propri confini inglobando non solamente la questione politica della partecipazione attiva in vista della costruzione di una volontà generale, ma anche la questione etica e culturale del riconoscimento del pluralismo dei valori e dei punti di vista. Nella postmodernità il concetto di democrazia e la sua attuazione sono diventati più complessi, perturbati, spesso anche squilibrati tanto da necessitare una rieducazione dei propri cittadini: necessità di apprendere ad essere cittadini delle democrazie postmoderne perché non si nasce disposti ad esse, ma ad esse si viene educati. Da qui la necessità dell’impegno delle istituzioni educative quali la scuola in vista dell’abitudine al pensiero democratico, tollerante, plurale, rispettoso, problematico e differente. Nella siocietà postmoderna, quello di democrazia smette di essere solamente un valore politico e diviene primariamente un valore antropologico: la democrazia, costruita prima all’interno del soggetto e assunta a suo pradigma esistenziale, diventa poi modello di azione anche a livello comunitario-politico. La politica sfida la pedagogia sul campo dell’educazione al pensiero democratico e chiede alla scienza dell’uomo di educare-formare un soggetto postmoderno responsabile, solidale e capace di comunicare e “mettere in comune” decisioni con l’Altro da sé. La democrazia della postmodernità è prima democrazia educativa e etica, quindi, politica.

Fonti e approfondimenti

  • Jean-François Lyotard, La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere, Feltrinelli, 2014
  • Elio Franzini, Moderno e postmoderno. Un bilancio, Cortina Raffaello, 2018
  • treccani.it