La grafica di Matisse

Fauves”, in italiano “bestie selvagge”, è l’espressione francese che fu adottata inizialmente in senso dispregiativo per definire il gruppo d’artisti che tenne la propria collettiva al Salon d’Automne di Parigi nel 1905. Il primo ad utilizzare il termine “fauves” fu il critico d’arte Louis Vauxcelles, che definì la sala in cui esponevano questi artisti come una “cage aux fauves” cioè una “gabbia delle belve”, a causa della violenza espressiva del colore, steso in tonalità pure. Successivamente questo termine arrivò ad identificare quei pittori, legati tra loro da una comune percezione dell’arte e da una profonda amicizia. Il gruppo dei Fauves fu attivo solo fino al 1908 e giunse a comprendere molti pittori, dei quali il più famoso è stato Henri Matisse.
Culturalmente vicini ai gruppi espressionisti tedeschi, questi artisti si differenziano generalmente dalle opere del “die Brücke” per una minore angoscia esistenziale; le loro linee appaiono spesso più morbide, rispetto a quelle dei loro colleghi tedeschi, ma analogo è l’interesse per il colore, acceso e antinaturalistico.

Oltre Matisse e André Derain – probabilmente i più noti – il gruppo includeva anche altri artisti, tra cui Albert Marquet, Charles Camoin, Louis Valtat, il belga Henri Evenepoel, Maurice Marinot, Jean Puy, Maurice de Vlaminck, Henri Manguin, Raoul Dufy, Othon Friesz, Georges Rouault, Jean Metzinger, l’olandese Kees van Dongen e il francese Georges Braque (che accompagnò in seguito Picasso nel Cubismo).
I dipinti fauves sono caratterizzati da pennellate apparentemente selvagge e colori stridenti, mentre i loro soggetti mostravano un alto grado di semplificazione e astrazione.

Henri Matisse (1869-1954)
Dopo alcune tele influenzate ancora dal Pointillisme, i suoi lavori divennero sempre più caratterizzati dalle forza autonoma del colore e – malgrado Matisse non rinunciò mai completamente alla figurazione – gli sviluppi della sua opera furono un modello imprescindibile per le seguenti generazioni di pittori astratti, fino alla grande pittura americana del secondo dopoguerra. 
Alla consacrazione ufficiale del gruppo, al Salon d’Automne del 1905, a chi lo criticò per aver usato troppi colori per dipingere “La femme au chapeau”, Matisse rispose,: “Signore, io non creo una donna, io faccio un quadro”. Questa frase mostra quanto il soggetto, come anche nelle altre opere di Matisse, fosse solo un pretesto attraverso il quale ottenere e sviluppare le idee costruttive del suo lavoro. Ciò che contava il colore che sviluppava al massimo la forza espressiva.

Matisse e la grafica
Oltre ad essere stato un grande pittore, Henri Matisse fu anche autore di veri e propri capolavori grafici. Negli anni della maturità, nell’ultima stagione della sua vita, il maestro, sempre curioso di nuovi e inediti percorsi artistici, riscoprì la straordinaria tecnica dei papiers découpés, le carte colorate, che ritagliava e ricomponeva creando immagini di sorprendente sintesi formale, e si dedicò anche e soprattutto ai libri illustrati. A partire dalle Poésies di Stéphane Mallarmé, con ventinove incisioni, edite nel 1932 dallo svizzero Albert Skira, per continuare con l’Ulysses di James Joyce, edito nel 1935, per il quale il maestro – che non aveva mai letto il romanzo di Joyce – si ispirò direttamente ai poemi omerici, raffigurando episodi famosi quali: Calipso, Circe, Itaca, la battaglia contro Polifemo, la nave di Ulisse in balia della tempesta e il suo incontro con Nausicaa.

Matisse lavorò con la stampa durante più di cinquant’anni: dal 1900 fino alla sua morte, nel 1954, completò più di ottocento intagli, litografie, xilografie, linoleografie, e monotipi. Il suo atteggiamento verso la stampa d’arte fu sempre un po’ non convenzionale; per lui la grafica rappresentava un’estensione del disegno, e anche un mezzo per rilassarsi dopo lunghi e intensi periodi di pittura.
A differenza di molti artisti, che dipendevano dagli stampatori per poter realizzare i propri bozzetti, Matisse installò subito un torchio calcografico nel suo studio e ciò gli permise di stampare quando e come gli piaceva.

Le acqueforti e le puntesecche di Matisse sono state eseguite con una gran fluidità lineare, dando un senso di immediatezza e spontaneità prossime al disegno a mano libera. Le sue litografie presentano invece maggiori effetti di volume e profondità.

I libri Illustrati formano una parte significativa dell’opera grafica di Matisse: l’artista collaborò infatti a trentotto progetti grafici nel corso della sua carriera. Le sue prime illustrazioni per un libro sono quelle prodotte per Poésies di Stéphane Mallarmé, e risalgono al 1932.

Matisse iniziò a lavorare alle Poésies di Stéphane Mallarmé in seguito a un viaggio a Tahiti nel 1930. In contrasto con la sua opera pittorica, intrisa di luce e colore, nelle sue incisioni Matisse cercò l’essenziale, senza ombreggiatura, integrando il testo visualizzato nella pagina a fronte. La sensualità delle figure femminili, le finestre e i fiori riflettono la sua esperienza di Tahiti, che l’artista combina con le immagini ricorrenti evocate nei testi di Mallarmé, come cerbiatti, cigni, capelli e le piante.

Ulysses – 1935
Lo scrittore irlandese James Joyce aveva un atteggiamento ambivalente verso la pittura. La sua fiducia nelle proprie capacità era tale che si credeva capace di superare, attraverso la parola scritta, tutto ciò che poteva essere raggiunto attraverso la musica e le arti visive. Joyce fu comunque contento quando seppe che un artista del calibro di Matisse era stato incaricato di illustrare il suo “Ulisse” (la prima edizione era stata stampata nel 1922). Ma dopo l’iniziale entusiasmo, si cominciò a preoccupare che Matisse potesse non essere abbastanza istruito sull’Irlanda e Dublino, per poter fare un buon lavoro (“Ulisse” è la storia di una giornata, il 16 giugno 1904, di un gruppo di abitanti di Dublino). Joyce provò quindi a far recapitare all’artista un settimanale illustrato irlandese perché l’artista potesse trovarvi qualche spunto. Presto le scrittore scoprì però che Matisse non aveva nemmeno letto il libro ma lo stava illustrando rappresentando sei episodi dell’Odissea di Omero. Il libro era comunque già andato in stampa con le incisioni di Matisse e Joyce si rifiutò di firmare le copie.

Florilège des Amours de Ronsard – 1941
Nel 1941 Matisse iniziò per l’editore Skira uno dei suoi progetti grafici più importanti: le illustrazioni per Florilège des Amours de Ronsard, una raccolta di poesie amorose del XVI secolo del poeta Pierre de Ronsard. Si trattava di testi molto adatti allo stile aggraziato di Matisse, anche se per l’artista quello era un periodo difficile, durante in quale si stava riprendendo da una serie di procedure chirurgiche che lo avevano lasciato però su una sedia a rotelle.
A causa della seconda guerra mondiale, la mancanza dei materiali reperibili e problemi durante la stampa, il progetto non poté essere completato fino al 1948, ma alla fine fu portato a termine con 126 litografie.

Pasiphaé – 1944
Le stampe che Matisse realizzò per l’opera di Henri de Montherlant invertiva i rapporti tra bianco e nero, rispetto ad altri suoi lavori editoriali.
Il testo era stato scritto da Montherlant nel 1936 e raccontava una rielaborazione del mito di Pasiphae, moglie del re cretese Minosse, che fu maledetto da Poseidone per essersi rifiutato di sacrificargli un toro. Montherlant propose il progetto a Matisse nel 1943, dopo che l’editore Martin et Fabiani aveva accettato di pubblicare un’edizione illustrata del testo.
Le elegantissime stampe di Matisse non restituiscono molto la tragedia della storia, ma piuttosto i temi dell’amore, del desiderio e della bellezza femminile.

Matisse era ammalato durante il periodo in cui lavorò sulle immagini per Pasiphae. Per lui era sempre più difficile vedere bene alla luce del giorno, e lavorava quindi con le persiane chiuse oppure di notte. Cercando di far corrispondere l’atmosfera del racconto classico con i suoi disegni, Matisse prese come modello la decorazione greca sulla ceramica nera. Per ogni scena Matisse selezionò una frase e la interpretò visivamente; fedele al suo stile, le immagini non trattavano la tragedia del racconto, bensì temi universali come la passione, la bellezza femminile e l’amore.

Lettres d’une religieuse portugaise – 1946
Soror Mariana Alcoforado (1640-1723) visse a “Nostra Signora della Concezione”, un convento di Beja, in Portogallo. Intorno al 1665 incontrò il marchese de Chamilly che era arrivato in Portogallo come parte di un contingente militare francese. Sedotta dal marchese la religiosa gli scrisse cinque lettere al suo ritorno in Francia. Le lettere furono pubblicate per la prima volta a Parigi nel 1669 da Lavergne de Guilleragues, seguita da successive edizioni. L’intensità dell’amore, lo scandalo della passione confessata da una suora che si sentiva abbandonata, così come il fatto che fosse un romanzo epistolare, contribuirono certamente al successo del testo e Soror Mariana divenne una figura leggendaria nel mondo della letteratura romantica.
L’editore Tériade pubblicò un edizione illustrata da Matisse nel 1946, con disegni delicati e leggeri, che impreziosivano ulteriormente il delicato testo di Alcoforado.

I Poèmes di Charles d’Orléans – 1950
Matisse aveva sviluppato un interesse per le ballate e le canzoni del trovatore medievale, Charles d’Orléans (1394-1465) che si era specializzato in canzoni d’amore cortese. Nell’elaborare le illustrazioni per i Poèmes, Matisse usò i pastelli e le matite colorate per ricopiare pazientemente le antiche strofe del poeta, mostrando la sua inesauribile vena creativa e perizia tecnica.
Matisse fece una selezione delle poesie che riscrisse con la matita nera, circondandoli con fregi di colore. Disegnò poi il ritratto del poeta basandosi su una serie di immagini di altri membri della sua famiglia, dato che non esisteva nessuna immagine certa di Charles d’Orléans.
L’opera terminata si componeva di 48 litografie, e fu pubblica solo nel 1950.

Jazz – 1947
Opera fondamentale della maturità dell’artista, Jazz venne pubblicata nel 1947. Finalmente il colore entrava prepotentemente nell’attività di illustratore del maestro: il “libro fiore”, come lo definì l’editore Tériade, nasceva infatti dalle carte ritagliate, composto con la tecnica del pochoir. Matisse aveva già più di settant’anni e versava in cattive condizioni di salute quando iniziò a lavorare a Jazz. L’artista non riusciva ormai più a disegnare o dipingere facilmente con una matita o un pennello; usò quindi le forbici per tagliare le forme semplici su carta colorata, poi le sistemava su un altro foglio di carta dipinta a gouache.

L’idea iniziale di Matisse sarebbe stata quella di illustrare delle poesie ma l’artista aveva cominciato ad usare un pennello grande per scrivere delle note a corredo dei disegni abbozzati. L’aspetto semplice e visivo delle parole soddisfaceva Matisse, che suggerì quindi all’editore Tériade di utilizzare le sue parole dipinte piuttosto che le poesie originali e l’editore accettò, pubblicando il libro interamente composto da Matisse.

Verve è stata una rivista d’arte parigina pubblicata da Tériade tra il 1937 e il 1960. Ha pubblicato 38 temi in 10 volumi, tra cui alcune litografie degli artisti più importanti della scena artistica parigina della prima metà del XX secolo.

Fonti e approfondimenti

  • Schirn Kunsthalle Frankfurt, Henri Matisse. Drawing With Scissors. Masterpieces from the Late Years, Prestel Pub, 2003
  • Margrit Hahnloser, Matisse: The Graphic Work, World Pubns, 1992
  • Michele Tavola (a cura di), Matisse. I capolavori della grafica, Ed. Silvana, 2010
  • moma.org