Jean Widmer

Il disegnatore grafico Jean Widmer è nato a Frauenfeld, in Svizzera (Canton Turgovia) nel 1929 ma si trasferì in Francia già negli anni ’50 dove poi lavorò per la maggior parte della sua vita. Widmer è stato un grafico svizzero d’importanza internazionale; ha rivoluzionato i canoni della grafica, essendo uno dei primi a mescolare fotografia e graphic design e facendo della tipografia un elemento importante delle sue composizioni. Notissimi sono i suoi progetti di immagine coordinata, studiati per importanti istituzioni culturali. Sono famosi anche i suoi lavori di segnaletica per le aziende di trasporti e comunicazione.

Principali incarichi

1959-1961Galeries Lafayette, Art Direction
1961-1969Le Jardin des Modes, direzione artistica della rivista
1979Kiel, festa nautica e culturale in Germania,
concorso di Visual Identity
1974-1977Centre Georges Pompidou, marchio, C/I e segnaletica
1972-1978Autostrade francesi, disegno delle icone turistiche
1983-1987Musée d’Orsay, C/I e segnaletica
1985Autostrade nazionali, segnaletica turistica
1987Institut du Monde Arabe, marchio e C/I
1989Bicentenario della Rivoluzione francese,
Creazione del carattere Bi-89 e segnaletica
1990Galerie Nationale du Jeu de Paume, C/I e segnaletica
1994Chaumont, Biennale internationale de design graphique,
manifesti e comunicazione stampata
1994Bibliothèque Nationale de France,
logo e C/I

Gli inizi
Dal 1946 al 1950 studiò alla Scuola d’Arte Applicata di Zurigo, sotto la guida di Johannes Itten (1888-1967) che in passato era stato uno degli insegnanti di punta del Bauhaus. In seguito si recò a Parigi dove seguì un corso di litografia all’École Nationale Supérieure des Beaux-arts (ENSBA) di Parigi, dove incontrò Fernand Mourlot, un famoso litografo che operava nel suo omonimo studio. Nel 1953 fece uno stage presso uno dei migliori stampatori della capitale: la Maison Tolmer, sull’Ile Saint Louis. Durante questa esperienza progettò il packaging per la Marquise de Sévigné, una famosa e storica marca di cioccolato. Dopo aver trascorso 3 anni da Tolmer, dal 1956 al 1959, Jean Widmer diventò direttore artistico della Société Nouvelle d’Information et de Publicité (la S.N.I.P.). Ispirato da alcuni movimenti artistici e sulla scìa di quanto aveva già fatto Brodovitch, Widmer mescolò elementi grafici, fotografia e tipografia, per ottenere layout che rompevano con il modello classico della rivista di moda.

Dal 1959 al 1961 fu direttore artistico presso il grande magazzino francese Galeries Lafayette. Quando nel 1959 subentrò al precedente art director (il fotografo svizzero Peter Knapp), Widmer ruppe con il linguaggio grafico vigente creando pubblicità fantasiose ed evocative. Progettò nuovi codici visivi usando calligrammi, foto, collage e non utilizzando più la tipografia in modo tradizionale.

Dal 1962 al 1969 fu direttore artistico (e anche fotografo) della rivista Le Jardin des modes, specializzata sì in moda ma che includeva anche articoli sulla decorazione e l’arte in generale. Si trattava di un magazine creato nel 1920 da Lucien Vogel (1886-1954), e il suo target era rappresentato principalmente da lettrici colte e impegnate. Questa rivista consentì a Widmer di liberare il suo potenziale creativo dai troppo stretti vincoli puramente commerciali.

Widmer collaborò con fotografi esperti del calibro di Terence Donovan (1936-1996) e Helmut Newton (1920-2004) ma concesse lo spazio e l’opportunità di esprimersi anche a illustratori principianti (all’epoca) come Roland Topor (1938-1997). La rivista fu rinnovata in modo radicale, annullando il divario tradizionalmente esistente tra haute couture e prêt-à-porter, contribuendo a modernizzare l’immagine del giornale. Widmer iniziò col rinnovare il logotipo della testata e poi lavorò sull’intera copertina, che venne da lui trattata come un manifesto. All’interno della rivista, la tipografia fu semplificata e resa omogenea in modo che immagine e testo fossero più integrati. Widmer decise inoltre di aumentare l’importanza della fotografia in quanto considerata più diretta, e arrivò ad occuparsi direttamente anche dei servizi fotografici.

Visual Design
Dal 1960 Jean Widmer insegnò anche all’Ecole Nationale Supérieure des Arts Décoratifs di Parigi. Durante questo periodo si recò inoltre in Giappone, dove studiò scrittura tradizionale e l’elaborazione di timbri e sigilli. Nel 1969 Widmer aprì con la moglie Nicole e Ernest Hierstand lo studio Visual Design, dove realizzò la maggior parte dei suoi progetti di identità visiva, come quella per il Centre Georges Pompidou e per il Musée d’Orsay.

Il Centre Georges Pompidou (anche detto Centre Beauburg) era suddiviso in quattro parti, o dipartimenti: il Musée National d’Arte Moderne (MNAM), la Bibliothèque Publique d’Information (BPI), il Centre de Creation Industrielle (CCI), l’Istitute de Recherche pour le Design la coordination acoustique e la musique (IRCAM); raggruppando quindi campi multidisciplinari come pittura, scultura, architettura, design, letteratura e musica.

Widmer e i soci progettarono un codice identificativo che rispondeva a necessità funzionali e non decorative. A ogni dipartimento del CGP fu corrisposto un colore che ne permettesse il rapido riconoscimento. Widmer scelse i colori in base ad associazioni simboliche: per esempio l’IRCAM era rappresentato dal porpora, che simboleggia frequentemente la musica e spiritualità.

Widmer inizialmente non voleva occuparsi anche del disegno del logo: il suo sistema visivo e la segnaletica erano a suo avviso sufficienti per identificare il centro, ma la direzione del Beaubourg insistette e lo studio Visual Design progettò quindi anche il marchio nel 1978, un anno dopo l’inaugurazione del centro. Nel logo è stilizzato l’edificio, con la caratteristica scala sulla parte anteriore della facciata. L’architettura del Beauburg è quindi immediatamente riconoscibile e allo stesso tempo risulta quasi astratta.

Già nella fase di progettazione dell’edificio, l’architetto Renzo Piano aveva immaginato le facciate come un “vettore per le informazioni”, rendendo il centro una vera e propria “macchina di comunicazione”. Lo studio di Widmer pensò inizialmente anche a un fascio di luce notturna per localizzare in modo permanente il Beaubourg al centro della città. Inoltre furono pensati percorsi luminosi nell’edificio per guidare il visitatore alla sezione desiderata. La progettazione delle luci fu affidata all’artista Piotr Kowalski (1927-2004). La ricchezza di quelle soluzioni fu però ostacolata dalla mancanza di soluzioni tecniche e di coraggio da parte dei politici dell’epoca.

Per adattarsi alla pluridisciplinarità e alla complessità dell’architettura del Beaubourg si richiedeva una tipografia originale e una segnaletica adeguata e funzionale. Il font utilizzato fu il Beaubourg (detto anche CGP), progettato dal type designer svizzero Adrian Frutiger (1928-2015). La segnaletica aveva le seguenti caratteristiche: l’integrazione verticale e un preciso codice di identificazione. Widmer e il suo studio volevano integrare fortemente la segnaletica nell’architettura sia per non ingombrare l’area sia per informare chiaramente il pubblico, senza interferire con la visione d’insieme, attirando comunque l’attenzione del pubblico.

Il Centre de Creation Industrielle
“Per la sua apertura nel 1969, il Centre de Creation Industrielle (CCI) del Museo di Arti Decorative mi ha affidato la sua identità visiva. Mi sono occupato di venti manifesti per le prime mostre di questa istituzione che aveva lo scopo di promuovere il design e la progettazione industriale dei designer francesi. Tutti i poster sono stati sviluppati su uno stesso concetto: un insieme di forme ripetute, una gamma di colori pieni e contrastanti, una grafica minimalista che escludeva ogni rappresentazione della mostra, e come font ho utilizzato l’Helvetica e un’impostazione su griglia. Sono passati quarant’anni, e questo approccio mi sembra ancora significativo.” (Jean Widmer)

La Segnaletica culturale per le autostrade francesi
Nel 1972 la Società delle Autostrade Francesi commissionò allo studio di Widmer la segnaletica autostradale culturale per le autostrade nel sud della Francia. L’obiettivo era quello di rompere la monotonia dei viaggi in macchina, suscitando contemporaneamente la curiosità degli automobilisti verso l’ambiente naturale, il patrimonio artistico, architettonico e urbano. Per far ciò Visual Design pensò ad un linguaggio semplice e universale che permettesse una lettura rapida da parte degli automobilisti e che si differenziasse dalla segnaletica stradale già in uso e con la quale avrebbe dovuto convivere.

Durante i sette anni di lavoro, Jean Widmer e il suo team crearono 500 icone. L’ispirazione partì dai geroglifici egizi: i pittogrammi disegnati per la segnaletica sono composti da segni essenziali, evocando il patrimonio culturale della regione. Il messaggio poteva così venire compreso rapidamente. Nelle icone definitive l’uso del bianco e il rapporto tra pieni e vuoti risulta essere ben definito. Si è voluto mantenere un equilibrio formale, che ha portato a ridisegnare e segmentare alcune icone: il cavallo intero, ad esempio, sarebbe risultato poco leggibile se riprodotto in piccolo e osservato in movimento, quindi Visual Design scelse di disegnarne solo una parte, rendendolo comunque ben riconoscibile

Nel 1986 Visual Design e il graphic designer Bruno Monguzzi collaborarono per la creazione del logo e dell’identità visiva del Musée d’Orsay.
L’apertura dell’Institute du monde arabe fu un altro dei grandi progetti messi in atto sotto la presidenza di François Mitterrand. Assieme all’agenzia di Jean Widmer partecipò alla creazione della C/I anche Laurent Ungerer. Il logo si basa su un sottile equilibrio formale tra la scritture araba e l’alfabeto latino, entrambe inscritte in una forma quadrata, tipicamente araba. Inoltre il logotipo riprende la piazza antistante l’edificio progettato da Jean Nouvel.

Il carattere Bi-89
Nel 1989 il Ministero della Cultura e della Comunicazione commissionò a Visual Design la progettazione di un carattere tipografico per commemorare il Bicentenario della Rivoluzione francese. Il team guidato da Widmer sviluppò un primo font destinato a supportare la segnaletica di cerimonie e eventi mentre un secondo carattere per tutti i supporti editoriali e di comunicazione. Il font fu chiamato Bi-89 e venne utilizzato soprattutto per la segnaletica interna di cerimonie del bicentenario. Visual Deisgn si basò sugli insegnamenti tratti dalle esperienze di animazione e di segnaletica per le autostrade e creò un carattere tipografico stretto che permetteva di comporre delle parole con un gran numero di segni.

Bi-89 si presenta con una pendenza molto leggera di 4 gradi, appena visibile, e ciò impedisce al carattere di essere statico. Il corpo delle maiuscole è stato ridotto per una migliore percezione. Inoltre il font è stato progettato in modo che i caratteri di misura di un centimetro di altezza fossero leggibili a distanza di 3 metri con una normale acuità visiva. Sono state create anche due serie di numeri: una per gli usi storici, una per i supporti quotidiani. Anch’esse sono disegnate con una leggera inclinazione.

Logo e C/I della Bibliothèque Nationale de France
Il 14 luglio 1988, durante un’intervista, il presidente François Mitterrand annunciò la costruzione di una delle più grandi e moderni biblioteche al mondo. Il progetto durò dieci anni e fu affidato all’architetto Dominique Perrault (1953). Nel 1994 fu lanciato il concorso per la progettazione del nuovo marchio. La Visual Design fu designata per la progettazione del logo e scelse un segno tipografico forte e caratteristico, ulteriormente stilizzato: la parentesi graffa. Questa è l’emblema della classificazione e quindi ben rappresenta l’accesso alla conoscenza e all’archiviazione razionale, di cui la biblioteca è simbolo. A questo segno grafico fu associato il font Plantin.

Oggi il font del logotipo è stato cambiato, mentre il segno grafico è ancora lo stesso.

Fonti e approfondimenti