Milton Glaser, Seymour Chwast, Edward Sorel e Reynold Ruffins. The Push Pin Studios.

Milton Glaser è nato a New York il 26 giugno 1929 ed è morto quest’anno, nel 2020, nel mese di giugno. Glaser è stato sicuramente uno dei più famosi e apprezzati graphic designer americani contemporanei. Ha compiuto gli studi superiori alla High School of Music and Art di New York, alla Cooper Union Art School, sempre nella Grande mela, e in seguito frequentò anche l’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Nel 1954 – assieme a Seymour Chwast, Reynold Ruffins e Edward Sorel – fu uno dei fondatori dei Push Pin Studios, così chiamati per l’enorme puntina da disegno (push pin, appunto) disegnata sulla porta d’ingresso. Nel 1974, alla chiusura degli Studios, Glaser fondò una sua propria agenzia, la Milton Glaser Inc.: da lì in poi sviluppò ancor più la sua già vasta mole di progetti. Di lui sono particolarmente famosi il layout del New York Magazine (di cui fu co-fondatore), l’enorme pittura murale del New Federal Office Building a Indianapolis (1974), il parco dei divertimenti Sesame Place, a Middletown in Pennsylvania, e la grafica dei ristoranti al World Trade Center.

L’opera di Glaser ha avuto un enorme impatto sull’illustrazione contemporanea e il moderno disegno grafico. Molti sono stati i premi da lui vinti e i riconoscimenti ottenuti da parte di prestigiosi istituti quali: l’Art Directors Clubs, la American Institute of Graphic Arts, la Society of Illustrators e il Type directors Club. Nel 1979 Glaser divenne membro onorario della Royal Society of Arts ed è stato anche membro dell’AGI (Alliance Graphique International). Nel 2009 il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama gli consegnò la National Medal of Arts per l’eccezionale contributo allo sviluppo dell’arte grafica.

Nel 1966 Glaser fu incaricato di disegnare un poster per la nuova stazione radio di punta a New York, la WOR-FM. Il poster è stato stampato a quattro colori e presenta un’immagine grafica stilizzata di musicisti contemporanei, completi di chitarre elettriche, vestiti alla moda e con acconciature di tendenza. Prima che la stazione andasse in onda il poster fu affisso (e spesso rimosso dai fan) sulle banchine della metropolitana di New York, alle fermate degli autobus e su cartelloni pubblicitari.

Glaser è noto anche per aver rinnovato la grafica di numerose riviste, tra cui Paris Match, Cur, New West, L’Espresso, L’Europeo, Alma, The Washington Post, La Vanguardia, Fortune, The Nation, Jardin des Modes, Village Voice e Esquire.

Si è occupato anche di progetti grafici applicati all’architettura, come la decorazione dei ristoranti e la progettazione del Ponte di Osservazione delle Torri Gemelle del World Trade Center di New York. Nel 1974 gli fu affidato l’incarico di disegnare un murale di circa 183 metri sull’edificio GSA (General Services Administration) ad Indianapolis.

Nel 1975 il murale di Glaser, denominato Color Fuses, fu completato. L’opera, che circonda la base dell’edificio federale Minton-Capehart Federal Building a Indianapolis, è costituita da 35 bande colorate e dalla relativa illuminazione, avvolgendo la base dell’edificio in stile brutalista. Il murale è stato frutto della collaborazione tra Glaser e l’architetto Evans Woolen, che condivideva con lui l’obiettivo di rendere l’austero edificio più attraente per il pubblico. Recentemente (nel 2012) l’opera è stata restaurata; il murale è stato pulito e ridipinto mentre le lampade a incandescenza sono state sostituite con un sistema di luci a LED ad alta efficienza energetica, fornendo un’illuminazione più omogenea sulla superficie del murale.

Glaser ha progettato anche gli interni e la struttura architettonica del Childcraft Store di New York nonché gli interni del SesamePlace, un parco-giochi pedagogico in Pennsylvania (1981-1983).

Glaser ha da sempre avuto un rapporto stretto con l’Italia: dopo aver studiato alla Cooper Union Art School di New York, si recò nella penisola con una borsa di studio (nel 1951) per frequentare l’Accademia di Belle arti di Bologna, dove ebbe l’opportunità di studiare con il maestro Giorgio Morandi. Ancora nel 1968 andò a Milano, da Olivetti, con tre bozze per dei poster pubblicitari. Il primo raffigurava un cane raccolto ai piedi di una figura femminile; tra i piedi e l’animale vi era raffigurata la macchina da scrivere “Valentine”, disegnata da Ettore Sottsass. Il cliente – capendo che si trattava di una copia dell’opera rinascimentale del pittore fiorentino Piero di Cosimo (1461-1522) – fu entusiasta. Glaser rimase piuttosto sorpreso, essendo cosciente che negli USA nessuno forse avrebbe approvato una simile proposta in quanto non sufficientemente “commerciale”.

In quei (e anche in altri) poster, Glaser fu sicuramente influenzato dai grandi maestri italiani e dall’arte surrealista. L’influenza di Magritte, Dalì o De Chirico è difatti riscontrabile in numerose sue grafiche.

Milton Glaser è stato uno dei primi ad essere andato oltre le convenzioni grafico-visive del manifesto tradizionale. Oltre ad averne realizzato il logo, Glaser progettò il manifesto per l’etichetta discografica Utopia, utilizzando la forma circolare. Progettato quando la musica aveva ancora la dimensione del vinile, il poster pubblicizza – proprio attraverso la forma di un disco LP – le produzioni della casa discografica Utopia. Affidandosi alle sole suggestioni del colore, Glaser disegnò anche il marchio, che evoca le atmosfere di un mondo irreale, utopico appunto (dal greco οὐτόπος: non luogo, luogo che non esiste): un paesaggio dagli evanescenti colori pastello che rispondeva perfettamente agli ideali della cultura hippy.

Tra i vari incarichi di brand identity, Glaser riprogettò la grafica di una delle principali catene di supermercati americani, la Grand Union Company e realizzò tra il 1983 e il 1985 la corporate identity del Golden Tulip Barbizon Hotel. Numerosissimi sono stati i lavori di Glaser nel campo pubblicitario: come già accennato, in Italia realizzò vari manifesti per Olivetti, ma ne disegnò alcuni anche per Campari. Per incarico dalla World Health Organization, Glaser ha disegnato nel 1987 il simbolo e i poster internazionali per la lotta contro l’AIDS. È stato designer e scenografo per la Triennale di Milano nel 1988, presidente del comitato di selezione per lo sviluppo del Rainbow Room per la Rockfeller Center Management Corporation.

Sempre per l’Italia, Glaser ha realizzato nel 1980 il manifesto per la Biennale di Venezia e, nel 2000, per il Carnevale della stessa città.

Nel 1992 Glaser ha creato un lavoro composto da 80 pastelli originali sulla vita del pittore impressionista Claude Monet, presentato a Milano dalla galleria Nuages e successivamente anche in Giappone.

Nel 1977 William S. Doyle – vice commissario dal Dipartimento del Commercio dello Stato di New York – contattò l’agenzia di pubblicità Wells Rich Greene per sviluppare una campagna pubblicitaria per lo stato di New York. Doyle reclutò anche Glaser per lavorare sulla campagna. Il logo risultante conobbe un grande successo e continua ancora oggi ad essere stampato su molteplici supporti. Nella mente popolare (anche se questo non era l’intenzione originale) il logo è strettamente associato con New York City e il suo posizionamento su T-shirt bianche si è ampiamente diffuso, rendendolo un simbolo comunemente riconosciuto.
L’immagine è diventata ancora più diffusa dopo gli attacchi terroristici dell’undici settembre, che hanno creato un grande senso di unità tra la popolazione. Molti visitatori della città, a seguito degli attacchi, acquistarono e indossarono le magliette con il logo “I ♥ New York” come un segno del loro sostegno. Glaser creò quindi una versione modificata del logo per commemorare gli attacchi.

La macchia nera approssima la posizione del sito su Lower Manhattan Island. Il poster è stato stampato sul New York Daily News e servì per una raccolta di fondi a sostegno delle persone colpite dagli attacchi.

The Push Pin Studios 
Già durante il secondo anno di scuola, Glaser e Ruffins avevano creato una sorta di studio: Design Plus. Dopo aver completato due lavori insieme (un volantino per un evento teatrale e un libro per bambini), i due cessarono l’attività.
The Push Pin Studios furono fondati a New York nel 1954, da Milton Glaser, Seymour Chwast, Reynold Ruffins e Edward Sorel. Durante i vent’anni di attività gli studios arrivarono a comprendere una ventina d’associati, tra i quali spiccano le figure di John AlcornPaul Davis e Barry Zaid. Sebbene composti da un gruppo piuttosto eterogeneo di professionisti, ciascuno con un proprio stile, i Push Pin Studios furono caratterizzati da una produzione artistica che da un lato si collocò a metà strada tra sperimentazione e citazionismo, facendo prevalere sempre l’idea sul formalismo. Dall’altro tentò di andare oltre la pura illustrazione, spingendosi verso una grafica figurativa che faceva spesso leva sull’ironia. Tale approccio figurativo si contrapponeva ad una delle più importanti correnti dell’epoca in ambito grafico, ovvero lo “Stile svizzero”, che privilegiava invece l’impiego di griglie e una comunicazione chiara e oggettiva.
Seymour Chwast e gli alti componenti del Push Pin Studios hanno contribuito a formulare un nuovo lessico grafico basato sulla conoscenza, l’apprezzamento e la riapplicazione di stili e forme del passato, che ha avuto effetti a lungo termine sul graphic design internazionale.

In quegli anni era possibile avviare quest’impresa con pochi capitali: l’affitto del Push Pin era basso e i lavori grafici e di illustrazione permisero ai soci di pagare anche gli stipendi dell’assistente e del segretario, oltre che di avere un incasso per ogni membro dello studio di circa 25 dollari alla settimana. Collaborarono agli studios anche Richard Hees, Paul Davis, Barry Zaid, Isadore Seltzer e James Mc Mullan.

Quando Seymour Chwast (1931) fondò gli Studios nel 1954 – assieme a Glaser, Ruffin e Sorel – era già piuttosto noto per il suo stile illustrativo. La sua giocosità e il tipico approccio espressivo sono stati il punto di partenza di una nuova progettazione grafica basata sul “revivalismo”, allontanandosi radicalmente dal formalismo dello Stile Internazionale allora dominante.
Chwast è nato nel 1931 nel Bronx, a New York, iniziando a disegnare già all’età di sette anni. Frequentò in seguito la Cooper Union School con indirizzo artistico e fu presto attratto sia dal fascino dei cartelloni pubblicitari sia dall’arte di Picasso e Mondrian, nonché dal lavoro di Walt Disney, dai film e dagli eroi dei fumetti, tra cui “Jim Fulmine” e “Lucky Day”.
La famiglia di Chwast si trasferì a Coney Island, dove Seymour fu iscritto alla Abraham Lincoln High School. Lì fu influenzato dal graphic design dei suoi docenti, Leon Friend e Alex Steinweiss. Fu proprio alla Abraham Lincoln High School che Seymour imparò ad apprezzare la grafica commerciale; Steinweiss gli insegnò che non vi poteva essere maggior gloria se non quella di vedere il suo lavoro stampato, e incitò spesso i suoi studenti a partecipare a vari concorsi. A sedici anni, la prima immagine di Chwast fu pubblicata sulla la rivista Seventeen, la cui rubrica d’arte era diretta dalla grafica Cipe Pineles (1908-1991).

Uno dei primi lavori grafici di Seymur Chwast ad essere pubblicato risale al 1957 ed è intitolato A book of battles. L’impegno sociale dimostrato in questo libro divenne un tema ricorrente per l’autore, così come per altri lavori i cui riferimenti possono essere André François e Saul Steinberg, maestri del paradosso e dell’ironia e da un rimando evidente alla commedia surreale.

Dopo la laurea alla Cooper Union, Chwast lavorò per un anno al The New York Times, creando illustrazioni sotto la tutela del direttore artistico George Krikorian, dove Chwast imparò i principi della tipografia e gli furono dati anche incarichi di progettazione e illustrazione. In seguito Chwast lavorò per vari clienti, una serie di errori durante il suo lavoro per la rivista Esquire portò al suo licenziamento. Poi, nel corso di una collaborazione con Condé Nast, Chwast cominciò a svolgere il suo lavoro come freelance.

Il Push Pin Graphic
All’epoca The Push Pin Studios aveva la necessità di promuovere la propria attività e fu così che venne l’idea ai quattro fondatori di realizzare e spedire a tutte le agenzie il Push Pin Almanac (ad imitazione della famosa rivista Farmers’ Almanac, che proponeva oroscopi e consigli quotidiani). Tre anni dopo, nel 1957, l’Almanac si trasformò nel Push Pin Monthly Graphic. Dal 1957 uscirono 86 numeri della rivista, presentando al pubblico i lavori di ricerca dello studio e di tutti i giovani talenti (come Paul Davis, Isadore Seltzer, John Alcorn, James McMullan, ecc.). Il Push Pin Graphic fu una pubblicazione promozionale ma questo non impedì che tematiche sociali e politiche emergessero con forza, con il rischio d’inimicarsi alcuni clienti, data la delicatezza di alcuni temi trattati, come la segregazione razziale negli stati del Sud o la politica interventista degli USA.

Nel 1976 il Push Pin Graphic cambiò il suo formato e divenne una pubblicazione bimestrale, continuando fino al 1981. Articoli e narrativa, a cura di Ken Robbins, arricchivano ogni numero; la grafica era diretta e progettata direttamente da Chwast e le uscite mostravano sia sue illustrazioni sia i lavori di altri illustratori.

Tra la metà e la fine degli anni Sessanta gli Studios costituirono un vero e proprio ”magnete” per designer e illustratori, tra cui James McMullan, Paul Davis, Barry Zaid, Sam Antupit, John Alcorn e George Stavrinos.
Il modello collaborativo dei Push Pin Studios divenne presto un importante modello anche per altri studi grafici. Nel 1970 una storica mostra a Parigi ne sottolineò l’importanza: era la prima volta che uno studio di design americano veniva onorato in questo modo. La critica applaudì The Push Pin Studios per il non conformismo; la mostra viaggiò in tutta Europa e in Brasile diffondendo e codificando il Push Pin Style. Quest’ultimo è stato spesso visto come un’anticipazione del postmodernismo degli anni ’80, per l’originalità e il grande eclettismo.

The Nose
Dopo l’esperienza per il Push Pin Studios, Seymour Chwast ha continuato ad occuparsi di grafica ed illustrazioni con la pubblicazione The Nose, pubblicata dal 1997 al 2009. Inviato ad amici, clienti e colleghi, The Nose è una pubblicazione progettata per attirare l’attenzione su importanti questioni sociali, oltre ad argomenti banali. Ogni numero consta di 24 pagine ed è progettato e illustrato da Chwast.

Edward Sorel
Tra i fondatori dei Push Pin Studios – assieme a Milton Glaser, Seymur Chwast e Reynolds Ruffin – Edward Sorel è nato nel Bronx a New York il 26 marzo 1929. È noto soprattutto per il suo lavoro come illustratore, e si formò con i coetanei Glaser e Chwast alla Cooper Union Scool of Art a New York. Le sue illustrazioni sono caratterizzate da uno stile molto personale e da un’accesa critica e satira sociale. Al di là della sua intelligenza e umorismo – immediatamente evidenti nelle sue immagini – la sua opera grafica è dotata di una sottile e complessa potenza e vitalità.

Dai Push Pin Studios Sorel si distaccò nel 1958 per seguire strade creative autonome, fra l’altro realizzando numerose illustrazioni per pubblicazioni destinate all’infanzia. La sua ampia produzione comprende numerose copertine per The Nation, The Atlantic e The New Yorker. Realizzò anche delle illustrazioni per riviste come Harper’s Bazaar, Fortune, Forbes, Esquire, American Heritage e per il The New York Times. Nel 1997 è stata pubblicata una raccolta di sue illustrazioni dal titolo Unauthorized Portraits. Nel 1998 gli è stata dedicata una mostra personale alla National Portrait Gallery di Washington.

Reynold Ruffins
Nato nel 1930, anche Ruffins si è laureato alla Cooper Union Art School ed ha ricevuto il Premio Augustus St. Gaudens per lo straordinario successo professionale nelle arti. Professore emerito al Queens College, Ruffins ha anche insegnato alla School of Visual Arts. Principalmente pittore e illustratore, Ruffins è stato il quarto membro fondatore del famoso Push Pin Studio e ha lavorato anche in un proprio studio di design con Simms Taback (1932-2011).

Ruffins ha lavorato per una vasta gamma di clienti, tra cui IBM, AT & T, Coca-Cola, CBS, Pfizer, The New York Times, Scribners, Random House, Life, Fortune, Gourmet Magazine, oltre ad aver illustrato oltre quindici libri per bambini.

Fonti e approfondimenti

  • James Berry  (Autore), Reynold Ruffins (Illustrazioni), Everywhere Faces Everywhere, Simon & Schuster, 1997.
  • Seymour Chwast, The Push Pin Graphic: A Quarter Century of Innovative Design and Illustration, Chronicle Books, 2014.
  • Steven Heller (Autore), Seymour Chwast (Illustrazioni), Graphic Style: From Victorian to Hipster, Harry N Abrams Inc, 2018.
  • Seymour Chwast, La Divina Commedia di Dante, Quodlibet, 2019.
  • Milton Glaser, Milton Glaser: Graphic Design, Harry N Abrams Inc, 2000.
  • Denize Lauture (Autore), Reynold Ruffins (Illustrazioni), Running the Road to ABC, Aladdin, 2000.
  • Edward Sorel, I diari bollenti di Mary Astor. Il grande scandalo a luci rosse del 1936, Adelphi, 2017. 
  • Edward Sorel, Zillionaire’s Daughter, Warner Juvenile Books, 1990. 
  • condenaststore.com
  • designobserver.com
  • dezeen.com
  • edwardsorel.com
  • huffingtonpost.it
  • miltonglaser.com
  • pushpininc.com
  • reynoldruffins.com
  • seymourchwastarchive.com