Le Avanguardie: la grafica del gruppo “Die Brücke”

Le Avanguardie artistiche di inizio Novecento abbracciarono ogni tipo di espressione artistica e agirono spesso a livello sociale, non sfuggendo a volte a implicazioni d’ordine politico. L’esigenza di sovversione nei confronti di strutture e convenzioni ritenute logore – della “distruzione” della tradizione artistica e non come base logica di ogni rinnovamento – condusse a gesti spesso clamorosi. Per la prima volta l’artista rifiutava il suo pubblico, cessava di adularlo e servirlo, arrivò anzi ad insultarlo, in alcuni casi; lo spettatore fu posto di fronte a opere incomprensibili, illeggibili, a prodotti di una esasperata soggettività, in cui dominava soltanto l’esigenza di esprimersi da parte dell’individuo o del gruppo. Le avanguardie attechirono praticamente in tutta l’Europa, anche se Parigi funse più che mai da perno, intorno a cui ruotavano molte delle varie esperienze continentali.

Da un punto di vista storico-critico, parlare di “avanguardia” significa riferirsi ai movimenti e ai gruppi artistici che nella prima metà del XX secolo si opposero strenuamente all’arte accademica. In questo caso dovrebbero essere considerati “di avanguardia” non solo coloro che aderirono ai manifesti, o chi partecipò alle attività dei raggruppamenti artistici, ma anche gli artisti che in qualche modo contribuirono al rinnovamento dell’arte, senza per forza far parte di un gruppo e firmare un manifesto.

“L’artista espressionista trasfigura così tutto lo spazio. Egli non guarda: vede; non racconta vive; non riproduce: ricrea; non trova: cerca”.
(Kasimir Edschmid, 1917)

L’Espressionismo
La cultura tedesca all’inizio del XX secolo fu segnata dalla stagione dell’Espressionismo, che fu un fenomeno per lo più artistico e pittorico, ma le cui origini si possono ricercare anche in campi diversi. L’Espressionismo in sé, del resto, non è una corrente artistica storicamente definita e con un preciso programma. Esso costituisce piuttosto una tendenza, un orientamento culturale, un’opposizione al positivismo e al conformismo imperanti nella società moderna.
È necessario distinguere bene tra “Espressionismo” inteso come avanguardia storica (quindi in quanto movimento artistico storicamente definito e comprendente vari gruppi, tra cui i più famosi: “Fauve”, “Die Brücke”, “Der blaue Reiter”) e l’Espressionismo come tendenza; in quest’ultimo caso si tratta di una sensibilità che ha continuato ad esistere fino ai giorni nostri.

Die Brücke
Su questo sfondo va collocata la vicenda del gruppo artistico “Die Brucke”, fondato nel 1905 da Ernst Ludwig Kirchner (1880-1938) e altri artisti. Il programma del gruppo non andava oltre l’intento di “attirare a sé tutti gli elementi rivoluzionari e in fermento”, Non si indicavano modelli: ciascun artista era lasciato libero di esprimere a suo modo la propria personalità e i propri sentimenti. Nacque quindi una pittura dai tratti aspri, dai colori violenti, dai contorni poderosi e affilati, che nella produzione grafica diede vita – grazie anche all’uso della xilografia – a immagini dure e molto efficaci nel loro potente impatto visivo.

“Movente della grafica è la gioia di trasfondere nella meccanica la parte manuale della personalità dell’autore”.
(Ernst Ludwig Kirchner)

Ernst Ludwing Kirchner studiò architettura a Dresda, in Germania, dal 1901 al 1905; qui divenne amico di altri tre studenti di architettura, Erich Heckel, Karl Schmidt-Rottluff e Fritz Bleyl, con i quali nel 1905 fondò il gruppo Die Brücke (“il ponte”, in tedesco), uno dei primi nuclei dell’Espressionismo tedesco.
Kirchner mostrò sin da giovane un particolare interesse per l’arte primitiva e africana, la pittura tedesca del Cinquecento, le stampe giapponesi, la scultura nera e polinesiana, e per l’opera di artisti come Paul Gauguin e Vincent van Gogh, di cui lo colpirono l’immediatezza espressiva e l’uso simbolico e psicologico dei colori.
Nel 1913 Die Brücke si sciolse a causa delle forti polemiche e rivalità sorte al suo interno. Con lo scoppio della prima guerra mondiale Kirchner si arruolò ma nel 1915 fu colpito da un fortissimo esaurimento nervoso, i cui postumi lo perseguitarono per il resto della vita. Al termine della guerra si trasferì a Davos, in Svizzera, dove continuò a soffrire di depressione malgrado il crescente successo delle sue esposizioni personali. Dopo la presa del potere dei nazisti in Germania, centinaia di sue opere furono sequestrate e rimosse dai musei. Questi avvenimenti, a cui si aggiunse anche un forte aggravarsi delle condizioni fisiche, provocarono in lui un forte shock. Kirchner pose fine alla sua vita il 15 giugno 1938 a Davos.

Questo manifesto costituì la prima dichiarazione scritta del gruppo e faceva appello a “una generazione di coloro che creano e ricercano il piacere”, esprimendo “il desiderio di un approccio diretto e genuino” per la rappresentazione. La tipografia è di chiara ispirazione Jugendstil, e la lettera iniziale, nonché il monogramma dell’artista (ELK), rivela la formazione di Kirchner nelle arti applicate con l’artista Hugo Steiner-Prag a Monaco di Baviera. Nella pagina iniziale, che mostra anch’essa un’influenza Jugendstil, viene mostrato un ponte per rappresentare l’aspirazione del gruppo nel creare una nuova comunità unita da una coscienza creativa condivisa, dove tutti i nuovi fermenti artistici si sarebbero potuti incontrare.

L’importanza della grafica espressionista non fu episodica; essa accompagnò sempre la pittura e fu anche il terreno sul quale molti artisti si impegnarono in prima linea facendone addirittura – come fu il caso di Käthe Kollwitz (1867-1945) – il mezzo espressivo privilegiato.

La xilografia legava il gruppo del Ponte all’ideale sociale di artigianato in cui l’operatore poteva diffondere il proprio messaggio ad un numero sempre maggiore di persone. Per gli artisti del gruppo, il progetto, la preparazione, l’intaglio e la stampa erano intesi come un processo unitario. Eredi dello Jugendstil tedesco, gli artisti del Ponte si rifaceva al linguaggio delle arti extraeuropee, all’alto medioevo e all’arte gotica, linguaggi a cui la xilografia riusciva ad adattarsi benissimo.

Come l’amico Kirchner, anche Erich Heckel (1883-1970) raggiunse con la xilografia altissimi risultati artistici, con composizioni ardite e una notevole forza espressiva. Anche i francesi Vallotton e Gauguin, e il norvegese Munch avevano già lavorato “in negativo”, scavando cioè quello che nella stampa sarebbe rimasto bianco, e così fecero anche molti artisti della Brücke.

Das Stiftsfräulein und der Tod – 1913
La novella Das Stiftsfräulein und der Tod (“La Badessa e la morte”), di Alfred Döblin, fu il primo libro che Kirchner illustrò nel 1913. Il racconto di Döblin racconta le paure e i desideri di una moribonda nella casa di riposo di un monastero. Le xilografie di Kirchner illustrano alcune scene chiave della storia, con le sue tipiche linee spezzate e drammatiche che esaltano la forza espressiva della narrazione di Döblin.
Kirchner aveva incontrato Döblin a Berlino nel 1912 tramite Herwarth Walden, l’editore della rivista d’avanguardia Der Sturm (La tempesta). Döblin era uno psichiatra di professione e divenne uno degli scrittori di maggior successo della Repubblica di Weimar, molto conosciuto per il suo romanzo Berlin Alexanderplatz (1929).

Neben der Heerstrasse – 1923
Utilizzando la xilografia, Kirchner creò 22 illustrazioni, la pagina del titolo, e la copertina per una raccolta di sei racconti dell’autore svizzero Jakob Bosshart. Kirchner aveva incontrato Bosshart a Davos, dove si era trasferito nel 1918. Anche Bosshart, come Kirchner, era inizialmente andato a Davos per alleviare la sua depressione e, presumibilmente tra l’estate e l’autunno del 1922, Kirchner iniziò a creare le xilografie per i testi di Bosshart.
I protagonisti di questi racconti – scritti tra il 1917 e il 1922 – sono per lo più paesani alle prese con conflitti morali, spesso innescati dalle sfide della modernizzazione.

Umbra Vitae – 1924
Kirchner illustrò la ristampa di Umbra Vitae (“L’ombra della vita”) nel 1924. Si trattava di una raccolta postuma di poesie espressioniste di Georg Heym che era stata pubblicata la prima volta nel 1912, anno della prematura morte del poeta all’età di ventiquattro anni.
Kirchner – che possedeva una copia del libro e conosceva le poesie molto bene – progettò da solo tutti gli elementi grafici presenti: 46 xilografie, la copertina, e anche la parte tipografica.

Le illustrazioni stampate in marrone fungevano da perfetto complemento visivo alle potenti poesie di Heym, che riprendevano temi come la vita e la morte, la guerra, la follia, l’alienazione, la solitudine e l’ansia.

Erich Heckel (1883-1970)
Durante gli anni in cui fu studente di architettura divenne amico di Karl Schmidt-Rottluff, di Ernst Ludwig Kirchner e di Fritz Bleyl, con i quali fondò il gruppo artistico Die Brücke.
In particolare – lo stile pittorico di Heckel durante questi primi anni di attività – era altamente emotivo, utilizzando linee aggressive e spezzate con colori brillanti, stesi in modo piatto e vigoroso. Come gli altri membri del gruppo, anche Heckel cercò ispirazione nella natura: per questo passò le estati tra il 1907 ed il 1910 sulla costa del Mare del Nord e sui laghi della Sassonia, spesso in compagnia degli amici Kirchner e Max Pechstein.

Nel 1911 Heckel si trasferì a Berlino ma ebbe difficoltà ad adattarsi alla nuova città. Cominciò allora a viaggiare per la Germania, conoscendo artisti come Wilhelm Lehmbruck, Lyonel Feininger e August Macke, e incontrò anche James Ensor, che allora viveva ad Ostenda.
Durante la prima guerra mondiale, Heckel prestò servizio nel corpo sanitario, rimanendo profondamente turbato dalle atrocità del conflitto.

Le undici incisioni, stampate per la raccolta Elf Holzschnitte, furono realizzate dopo lo scioglimento del gruppo die Brücke (avvenuto nel 1913), e coprono una vasta gamma di temi, dalla natura ai nudi, dai ritratti alla guerra. Nonostante i soggetti differenti, tutte le stampe hanno in comune un’atmosfera cupa che riflette le incertezze di quel periodo, attraverso la deformazione dello spazio, le linee spezzate e il forte contrasto tra bianco e nero.

Karl Schmidt-Rottluff (1884-1976)
Fu proprio Schmidt-Rottluff a proporre il nome “die Brücke” per definire il gruppo fondato con i suoi compagni di Dresda, nel 1905. L’anno seguente conobbe l’artista Emil Nolde e lo invitò a partecipare alle loro esposizioni.
Inizialmente i soggetti tipici della pittura di Schmidt-Rottluff erano soprattuto paesaggi e ritratti, partendo da uno stile parzialmente impressionisti; in seguito la pittura di Rottluff si accentuò emotivamente attraverso l’uso di colori puri.
Per quel che riguarda la grafica, Schmidt-Rottluff fu particolarmente attratto dalla tecnica della litografia, e nelle sue stampe la composizione appare semplificata, con forme sintetiche, spigolose e monumentali.

Il tedesco Emil Hansen (1867-1956) – più noto con il nome di Emil Nolde, che lui stesso si dette per ricordare il suo paese natale – fu pittore e incisore, e uno degli artisti più forti e indipendenti tra gli espressionisti tedeschi. Si unì al gruppo Die Brücke nel 1906, per restarvi solo un anno.
È un pittore particolarmente noto per i suoi dipinti ad olio e per gli acquerelli piuttosto che per l’opera grafica. I suoi lavori furono profondamente influenzati dalla naturale bellezza della sua patria (la Germania settentrionale), nonostante Nolde produsse pure opere con soggetti diversi.

Max Pechstein (1881-1955) iniziò a lavorare come apprendista decoratore nella città di Zwickau, tra il 1896 e il 1900, e si trasferì in seguito a Dresda per iscriversi alla Kunstgewerbeschule, dove incontrò l’architetto Wilhelm Kreis e il pittore Otto Gussmann. Tramite Kreis, Pechstein conobbe Erich Heckel nel 1906, che lo invitò da lui ad unirsi al neonato gruppo Die Brücke. Essendo i fondatori del gruppo tutti studenti di architettura, Pechstein risultava l’unico membro ad aver ricevuto una formazione accademica come pittore. Nel 1908 si trasferì a Berlino, dove fu raggiunto tre anni dopo dagli altri pittori del gruppo, col quale rimase strettamente coinvolto fino al 1910.
Pechstein venne espulso da Die Brücke nel 1912 per aver esposto alcune sue opere presso la Secessione di Berlino senza il consenso del gruppo.

Pechstein non ruppe mai radicalmente con la tradizione, come fecero invece Kirchner, Heckel e Schmidt-Rottluff; questa sua posizione relativamente conservatrice lo portò al successo prima di tutti gli altri pittori della Brücke e questo fu probabilmente una delle cause del risentimento contro di lui.
Come i suoi compagni, Pechstein sviluppò un grande interesse per l’arte cosiddetta “primitiva” e seguendo l’esempio di Paul Gauguin, nel 1914, viaggiò nei mari del Sud in cerca d’ispirazione. Alla stessa stregua di molti artisti d’avanguardia, Pechstein divenne presto vittima delle misure repressive dei nazisti: nel 1933 gli fu vietato di dipingere, di esporre e fu rimosso dal suo incarico come insegnante.

Otto Müller (1874 – 1930) si formò come litografo tra il 1890 e il 1892, e dal 1894 al 1896 studiò presso l’Accademia di Belle Arti di Dresda, proseguendo poi la sua formazione a Monaco nel 1898. Lasciò però l’Accademia dopo che il maestro Franz von Stuck lo aveva classificato come “privo di talento”.
I primi lavori di Müller erano influenzati dalla pittura impressionista, dallo Jugendstil e dal Simbolismo. Quando si stabilì a Berlino nel 1908, il suo stile si fece invece via via più vicino all’Espressionismo.
Nel 1910 entrò a far parte del gruppo “Die Brücke”, e ne fu membro fino a che il gruppo si sciolse. Allo stesso tempo, Müller mantenne anche contatti con l’altro importante nucleo espressionista tedesco, “Der Blaue Reiter”.

Müller fu probabilmente il più “lirico” tra i pittori espressionisti tedeschi: il tema principale delle sue opere è l’unità tra gli esseri umani e la natura.
I suoi dipinti sono caratterizzati spesso da una semplificazione armonica di forme, colori e contorni, lontane dalle atmosfere angosciose e taglienti di Kirchner e Heckel. La produzione grafica di Müller ammonta a 172 stampe, quasi tutte litografie, ma compre anche alcune xilografie e acqueforti.

Fonti e approfondimenti

  • Annemarie Dube-Heynig, L’opera grafica di Kirchner, Il saggiatore, 1962
  • Dietmar Elger, Espressionismo. Una rivoluzione dell’arte tedesca, Taschen, 1990