Il poster in Italia tra fine ‘800 e inizio ‘900

In Italia la storia del manifesto tra fine XIX e inizio XX secolo porta il nome delle Officine Grafiche Ricordi. La Ricordi è stata una casa editrice di edizioni musicali fondata nel 1808 e diretta fino al 1919 dai membri della famiglia Ricordi, inizialmente da Giovanni Ricordi. Nel corso dell’Ottocento la Ricordi fu innanzitutto editore dei grandi operisti italiani e un importante committente di opere grafiche.
Nel 1958 un membro della famiglia Ricordi, Nanni, decise di aprire anche una casa discografica, la Dischi Ricordi, che ebbe il merito di lanciare tutti i più grandi cantautori italiani di quel periodo. La Ricordi fu poi acquistata nel 1994 dalla BMG (Bertelsmann Music Group), appartenente al gruppo Sony.

Nel 1888 Giulio Ricordi diventò il capo dell’azienda di famiglia e legò il suo nome alla scoperta di diversi musicisti, tra cui Giacomo Puccini, di cui fu grande amico e attraverso il quale l’attività editoriale della Ricordi toccò l’apice tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Nel 1912 Giulio Ricordi morì e il figlio Tito prese il suo posto continuando l’opera familiare e sostenendo ancora l’attività di Puccini, scoprendo  allo stesso tempo nuovi autori.
Per la Ricordi lavorarono importanti cartellonisti, i più famosi dei quali furono: Hohenstein, Dudovich, Cappiello, Metlicovitz, Sacchetti e Terzi, oltre a Mauzan, Nomellini, Palanti, Laskoff.

Dalle Officine Ricordi uscirà uno dei più importanti capolavori di Adolf Hohenstein (1854 –1928): il grande manifesto per la Tosca, caratterizzato da un teatrale gioco di luci e ombre e dal serpente sulla “O” della scritta in stile liberty.
Hohenstein era di origini tedesche, benché nato in Russia e cresciuto in Austria; lavorò comunque per gran parte della sua vita in Italia, sperimentando in vari campi delle arti visive: fu pittore, pubblicitario, illustratore, scenografo e figurinista. Di origini tedesche, ma nato a San Pietroburgo, crebbe a Vienna, dove intraprese i suoi studi artistici. Si stabilì a Milano intorno al 1880, lavorando come scenografo e come costumista per La Scala e per altri teatri. Incontrò l’editore musicale Giulio Ricordi e iniziò a lavorare per le Officine Grafiche Ricordi dal 1889, divenendo in breve tempo il direttore artistico dell’azienda, curando sia la grafica pubblicitaria, sia le scene e o costumi per diverse opere rappresentate.

Hohenstein lavorò anche come pittore per il re del Siam, (a quell’epoca l’unico stato indipendente del Sud Est asiatico) e qui avrebbe dipinto palazzi della nobiltà locale. Nei primi anni del XX secolo, si spostò frequentemente tra Italia e Germania, fino al 1906 anno in cui (dopo aver vinto il concorso per il marchio e la cartolina bandito nell’ambito dell’Esposizione per il Traforo del Sempione), lasciò definitivamente Milano per trasferirsi a Düsseldorf, e due anni dopo a Bonn. Gli anni passati in Germania, lo videro impegnato soprattutto come pittore in molte esposizioni e nella decorazione di numerosi edifici.

Già i primi artisti del cartellone pubblicitario capirono presto l’esigenza di distaccarsi da uno stile troppo didascalico e illustrativo. Forse spronati dalle esigenze dell’industria, scoprirono una sintesi di gusto più moderno, che caratterizzava meglio il messaggio pubblicitario. Ne è un esempio il manifesto per il film Cabiria disegnato da Leopoldo Metlicovitz, con cui si aprì un nuovo capitolo nella storia del manifesto italiano. Metlicovitz (1868-1944) iniziò la sua collaborazione con la Ricordi nel 1891, inizialmente come litografo, ma nell’arco di un anno diventò direttore tecnico. Nel 1894 iniziò la sua attività come pittore risentendo dell’impostazione artistica data dal maestro Hohenstein.

Nel poster “Fleurs de Mousse” si nota una delle caratteristiche principali presente in quasi tutti i primi manifesti dell’artista, che ritroviamo anche in molti lavori di Hohenstein: la presenza di una cornice di gusto liberty e di uno sfondo trattato invece in modo analitico. La cornice riserva lo spazio centrale al soggetto, lasciando una superficie omogenea per i testi.
Rompono con questo tipo di linguaggio due manifesti successivi: “Melenis” – che risente maggiormente dello stile viennese – e il manifesto per l’estratto “Liebig”, che invece mostra un’impronta decisamente tridimensionale e uno stile molto più analitico. Quest’ultimo stile caratterizzerà le opere di Metlicovitz dall’inizio del ‘900.

Anche Marcello Dudovich lavorò per la Ricordi. Dudovich nacque nel 1878 a Trieste e si formò nel clima artistico triestino e mitteleuropeo. Si trasferì nel 1898 a Milano, dove venne assunto alle Officine Ricordi come litografo, dietro raccomandazione del conterraneo Leopoldo Metlicovitz, che fu suo maestro. Nel 1899 il litografo Edmondo Chappuis lo invitò a Bologna dove iniziò a produrre cartelloni pubblicitari e in seguito anche copertine, illustrazioni e schizzi per varie riviste, tra cui quella per “Italia Ride” (1900).
Inizialmente Dudovich compose ancora grafiche influenzate dal decorativismo Liberty ma se ne distaccò presto per approdare ad uno stile più diretto e dinamico; fece infatti spesso ricorso all’immagine fotografica come base per l’elaborazione dei suoi manifesti, ottenendo composizione di grande impatto.

Nel 1900 fu premiato all’Esposizione Universale di Parigi con la medaglia d’oro e negli anni successivi collaborò con molte riviste e giornali – tra cui “Simplicissimus”, “Ars et Labor” e “La Lettura” – disegnandone le illustrazioni. Dopo una breve parentesi genovese, nel 1905 tornò nuovamente a Milano presso le Officine Grafiche Ricordi, dove continuò la produzione di manifesti, tra i quali restano famosi quelli per i magazzini Mele di Napoli (1907-1914) e quello per Borsalino, premiato nel 1911.

Un altro grande contributo al manifesto moderno italiano è stato sicuramente dato da Giovanni Maria Mataloni nato a Roma nel 1869. Di nobile famiglia marchigiana, Mataloni fu un importante esponente dello stile Liberty in Italia, collaborando con Ricordi, De Agostini, Chappuis di Bologna e l’editore Bocca di Torino, tra gli altri.
Oltre a dedicarsi al disegno di manifesti, fu anche pittore e tenne la cattedra di nudo presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma. Tra i suoi allievi ci fu anche Umberto Boccioni, i cui pochi manifesti prodotti risentono delle atmosfere liberty del maestro.

Il siciliano Aleardo Terzi (1870-1943) fu pittore, disegnatore e cartellonista.
Nacque da una famiglia agiata e cosmopolita: suo padre Andrea era un celebre illustratore, mentre la madre Rose Engel, di origine svizzera, proveniva anch’ella da una famiglia legata al mondo dell’industria libraria; il fratello Amedeo John Engel Terzi diventò un disegnatore scientifico e occasionalmente collaborò con il fratello.
Aleardo Terzo frequentò l’Accademia di belle arti di Palermo ma non terminò gli studi, scegliendo di collaborare con la rivista “La Tribuna illustrata”. In redazione conobbe Giovanni Maria Matalonim che nel 1898 lo invitò a trasferirsi a Milano per collaborare con le Officine grafiche Ricordi.
In questo periodo Terzi iniziò ad affinare il proprio stile grafico, concentrandosi soprattutto sulla figura femminile, che rimase tra i soggetti preferiti.
Oltre alla collaborazione con la Ricordi, Terzo avviò presto una propria attività di cartellonista pubblicitario, realizzando importanti manifesti e proseguendo l’attività di illustratore per varie riviste (“La Lettura”, “Natura ed Arte”, “Vita Internazionale” e “Novissima”). Nel 1904 fu nominato direttore e disegnatore presso la casa editrice Danesi di Roma e per circa cinque anni, dal 1925 al 1930, dirisse l’Istituto del libro di Urbino.
Terzi abbandonò progressivamente lo stile pittorico classico per avvicinarsi al gusto Liberty che imperava all’epoca e che già era proprio della Ricordi. Nonostante molti manifesti presentino la tipica decorazione in Stile Floreale, già in alcuni esempi della sua produzione grafica realizzata all’inizio del ‘900 si può notare l’utilizzo di una gamma cromatica più ristretta e un particolare uso delle Leggi della Gestalt, definendo in modo sintetico le figure dallo sfondo. Questa sintesi formale si sviluppò ulteriormente nelle grafiche realizzate nei decenni successivi.

Di origini cremonesi, ma nato e morto nella città di Milano, Giuseppe Palanti (1881-1946) già dall’età di quindici anni si iscrisse ai corsi serali della Scuola Superiore d’Arte Applicata all’Industria e contemporaneamente frequentò la Scuola degli Artefici dell’Accademia di Brera. Già in quel periodo cercò lavoro come decoratore e cartellonista, giungendo in tal modo alle arti grafiche attraverso la pratica lavorativa. Nel 1898 si iscrisse al corso di pittura della stessa accademia e nel 1900, ancora studente, fu inviato dal Ministero dell’Agricoltura e del Commercio a Parigi, per seguire l’Esposizione Universale: un’esperienza che segnò profondamente il suo gusto.
Nel 1902 diventò docente del corso Superiore di composizione presso l’Accademia di Brera, lavoro che portò avanti per dieci anni.
Quasi tutta la sua attività, nel corso degli anni, fu orientata verso l’arte applicata, come nel caso dei manifesti. Fu figurinista e cartellonista fino al 1916 per il Teatro alla Scala con opere utilizzate tra l’altro per la prima rappresentazione della Madama Butterfly di Giacomo Puccini.

Enrico Sacchetti (1877 – 1967) lavorò soprattutto come caricaturista, pittore, e illustratore ma fu anche un apprezzato cartellonista pubblicitario. Nacque a Roma e dopo il diploma in fisica-matematica conseguito nella capitale, si trasferì a Firenze. Nel 1901 collaborò al periodico “Il Bruscolo” di Luigi Bertelli (Vamba) e a “La Nuova Musica”, quindi si trasferì a Milano, dove collaborò con il settimanale satirico milanese “Verde e azzurro” di Umberto Notari, per il quale realizzò nel 1903 anche il manifesto di lancio. Nello stesso anno illustrò “Le Roi Bombance” (“Re Baldoria”) di Filippo Tommaso Marinetti e collaborò con la sua rivista “Poesia”. Dal 1908 al 1911 si trasferì a Buenos Aires dove collaborò con il quotidiano “El Diario”, mentre nel 1912 raggiunse in Francia l’amico Libero Andreotti e lavorò soprattutto per la moda. Ritornato poi in Italia collaborò con “Il Corriere dei piccoli” e “La lettura”, periodici del “Corriere della sera”.

Achille Luciano Mauzan (1883 –1952) è stato un pubblicitario, illustratore e pittore francese ma che si trasferì presto in Italia, dove lavorò lungamente. Dapprima fu illustratore per riviste, cartoline o ceramiche, in seguito disegnò diverse locandine per la nascente industria cinematografica, producendo tra il 1909 e il 1913 circa 1500.
Nel 1924 Mauzan fondò una propria casa di produzione grafica con Ettore Moretti e nel 1927 si trasferì in Argentina prima di far ritorno in Francia nel 1932, dove continuò a lavorare nel disegno di manifesti pur dedicandosi alla pittura negli ultimi suoi anni.

A differenza di molti cartellonisti a lui contemporanei, Mauzan dimostrò un interesse particolare per il cinematografo e per la sua promozione, attività che portò avanti per gran parte della sua vita. Per svolgere l’attività di cartellonista cinematografico nel 1911 si trasferì a Torino, capitale produttiva del cinema italiano dove hanno sede alcune tra le principali case di produzione italiane tra cui la Savoia Film, l’Itala Film e la succursale della francese Gaumont. Oltre ai contratti stipulati con la Fox, la Milano-Films e le tedesche Raschmann e la Markt, Mauzan si legò con la Gaumont alla quale fornì per contratto tre manifesti al mese. Nel 1912, annullati i rapporti con la Milano-Films e la Fox, iniziò un’intensa attività per la Cines di Roma e per le torinesi Savoia, Itala e Ambrosio Film.

Un altro importante disegnatore di manifesti italiano, fu il marchigiano Federico Seneca, nato a Fano nel 1891 e morto nel Comasco nel 1976.
Seneca studiò all’Accademia di belle arti di Urbino e successivamente si trasferì a Milano dove incontrò Dudovich. A partire dal 1919, e fino al 1935, collaborò con la Perugina e la Buitoni per le quali, col ruolo di direttore artistico, curò l’immagine grafica creando manifesti pubblicitari d’ispirazione cubista, con elementi riconducibili anche all’opera di Depero.
Simili sono infatti gli sfondi omogenei e la sintesi formale dei personaggi rappresentati: una comunicazione semplice e diretta che lo avvicina anche allo stile del livornese Cappiello.

Nel 1933 Seneca aprì un proprio studio a Milano, dove lavorò fino al 1935 per il consorzio Italrayon, per Fiat e Cinzano. Negli anni della seconda guerra mondiale interruppe la propria attività, per riprenderla solo nel 1950, occupandosi delle campagne pubblicitarie di Agipgas, Pibigas, Energol, Lane BBB e nuovamente Cinzano.

Fonti e approfondimenti

  • AA. VV. (F. Parisi, A. Villari), Liberty in Italia. Artisti alla ricerca del moderno, Silvana, 2016.
  • AA. VV. (M. Mazza, N. Ossanna Cavadini), Federico Seneca (1891-1976). Segno e forma nella pubblicità, Silvana, 2016.
  • AA. VV. (R. Curci e N. Ossanna Cavadini), Marcello Dudovich (1878-1962). Fotografia tra arte e passione, Skira, 2019.
  • Mirande Carnevale-Mauzan, The Posters of Achille Mauzan: 1883-1952 : Catalogue Raisonne, Poster Auctions Intl Inc, 2003.
  • marcellodudovich.it