The New Bauhaus: American School of Design

Dopo la breve esperienza berlinese (1931-1933), il Bauhaus dovette chiudere i battenti nel 1933. L’eredità della scuola non fu però smarrita e il suo modello didattico fu adottato da numerosi istituti di formazione artistica. Se in Germania il lascito del Bauhaus fu raccolto dalla HfG (Hochschule Für Gestaltung) di Ulm (vent’anni più tardi), negli USA ciò avvenne prima, essendo emigrati negli Stati Uniti numerosi artisti ed intellettuali europei. Tra i molti, Herbert Bayer nel 1938 si trasferì a New York; l’anno prima Walter Gropius era stato invitato ad insegnare all’università di Harvard, dove nel 1938 fu nominato direttore della sezione di architettura. Anche Piet Mondrian – dopo l’invasione dei Paesi Bassi e la caduta di Parigi nel 1940 – lasciò l’Europa per New York, dove rimase fino alla morte. Tra gli ex insegnanti del Bauhaus pure Josef Albers emigrò negli Stati Uniti nel 1939: insegnò in Carolina del Nord fino al 1949. Nel 1928 Marcel Breuer aveva lasciato il Bauhaus e insieme a Gropius aveva aperto uno studio di architettura a Berlino. Alla fine di settembre del 1932, il Bauhaus berlinese cessò le attività e – in seguito alla presa del potere da parte di Hitler nel 1933 – in molti furono costretti a ritirarsi dalla loro professione. Nel 1934 Breuer e Gropius emigrarono entrambi in Inghilterra e pochi anni dopo si trasferirono negli USA.

Figura di fondamentale importanza nel Bauhaus tedesco e fondatore del New Bauhaus negli Stati Uniti, László Moholy-Nagy nacque nel 1895 a Borsod, un piccolo villaggio nel sud dell’ex Austria-Ungheria. La sua ambizione sarebbe stata quella di diventare uno scrittore, ma suo zio lo incoraggiò a studiare legge a Budapest, quando la sua famiglia si trasferì nella capitale. Prima della guerra László interruppe però gli studi in giurisprudenza, cominciati nel 1915, per arruolarsi nell’esercito austro-ungarico come ufficiale di artiglieria. Moholy-Nagy disegnava già prima di entrare nell’esercito e durante la guerra continuò a produrre centinaia di schizzi sul retro di cartoline e sulla carta che riusciva a reperire. Nel 1917 il suo pollice sinistro fu distrutto da una granata e l’artista fu costretto a una lunga convalescenza a Budapest. La guerra fu per lui un’esperienza terribile, non solo per il trauma della ferita ma anche per le condizioni di vita in trincea.

Berlino (1928-1934)
Prima di approdare a Chicago, lasciata la docenza al Bauhaus, Moholy-Nagy si trasferì a Berlino, città in cui fu estremamente attivo. Oltre a proseguire nella sua ricerca artistica, si dedicò anche alla grafica pubblicitaria realizzando copertine per libri, manifesti, scenografie e costumi. Anche alcune delle sue più celebri fotografie risalgono proprio al periodo berlinese. Nel 1929 Moholy-Nagy si separò dalla moglie Lucia Schulz (1894-1989), la quale – tra le varie occupazioni – insegnò anche in una scuola privata berlinese diretta da Johannes Itten.

Tra il 1929 e il 1937 Moholy-Nagy realizzò diversi cortometraggi, quasi tutti in formato 16 mm, di cui sette esistono ancora. Tutti erano in bianco e nero, e alcuni avevano colonne sonore, anche se le copie che sono giunte fino a noi non hanno il sonoro. Il suo film più noto realizzato in questo periodo è del 1930: Lichtspiel weiss schwarz grau: in esso movimenti ed effetti luminosi sono prodotti da una scultura cinetica che lui stessi aveva progettato e chiamato “Modulatore spazio-luce” (Light-space modulator), costruito in metallo e vetro e azionato da un motore elettrico.

Nel 1932 Moholy-Nagy si sposò in seconde nozze con la storica dell’arte tedesca Sibylle Pietzsch (1903-1971). Dopo la salita di Hitler al potere in Germania e la conseguente chiusura del Bauhaus, nel 1935 Moholy-Nagy si trasferì con la moglie a Londra e mise in piedi uno studio di design con l’amico e connazionale Gyorgy Kepes (1906-2001), con cui aveva già collaborato a Berlino. In Inghilterra, Moholy-Nagy scattò molte fotografie, esplorando le potenzialità della fotografia a colori e producendo anche due cortometraggi. Se già dalla metà degli anni ’20 Moholy-Nagy aveva sperimentato la pittura su materiali plastici opachi, durante il periodo londinese iniziò a lavorare anche con materiali trasparenti, perseguendo effetti dinamici e luminosi. L’artista scrisse che l’utilizzo della plastica trasparente lo costrinse a reintrodurre texture e sfumature nelle sue composizioni, nonché una maggior componente dinamica. I primi lavori di questo tipo consistevano in lamine di plastica mobili collegate al supporto, successivamente Moholy-Nagy iniziò a incidere direttamente il supporto plastico montandolo sopra una superficie chiara: quando la luce veniva proiettata sull’opera, le ombre s’incorporavano alla composizione muovendosi secondo il posizionamento della sorgente luminosa.

Chicago (1937-1946)
Nel 1922 fu fondata a Chicago la Association of Arts and Industries con lo scopo di promuovere l’applicazione del buon design nella produzione industriale, permettendo al mercato americano di competere con i prodotti europei più innovativi. A questo scopo, l’associazione sperava di creare una scuola che formasse artisti e designer che potessero lavorare nell’industria americana. Alcuni membri dell’associazione pensarono al Bauhaus come modello a cui ispirarsi: erano rimasti colpiti dal sistema della scuola di Gropius, e nel 1937 il creatore della famosa scuola tedesca fu invitato a dirigere il nuovo istituto. L’ex direttore Bauhaus aveva tuttavia appena accettato una posizione come docente presso l’Università di Harvard e raccomandò quindi per il ruolo László Moholy-Nagy, che era stato uno dei suoi collaboratori più vicini già in Germania. Costui fu molto felice dell’opportunità offertagli e nell’autunno del 1937 si trasferì con la sua famiglia a Chicago.
Moholy-Nagy decise di chiamare la nuova scuola New Bauhaus: American School of Design e iniziò ad attuare il programma del Bauhaus come lo aveva pensato Gropius. Ma il New Bauhaus chiuse già nel giugno del 1938, in seguito alle agitazione studentesche e alle difficoltà finanziarie. Moholy-Nagy dovette ritornare al lavoro commerciale ma non abbandonò l’idea di portare il sistema educativo Bauhaus negli USA e nel mese di febbraio del 1939 fu finalmente in grado di riaprire la scuola, che venne chiamata semplicemente School of Design.

Anche se la docenza presso la scuola di Chicago lo assorbiva molto, Moholy-Nagy portò comunque avanti la sua attività artistica. Le sue opere degli anni ’40 sono fortemente dinamiche, caratterizzate da forme curvilinee, luci e colori chiari. Dopo il suo arrivo negli USA, l’artista realizzò anche sculture in plexiglas sia fisse che mobili, a volte montate su superfici lucide, a volte con l’aggiunta di bacchette curve di metallo lucido. Continuò inoltre a produrre fotogrammi dallo stile energico e forme dinamiche. Sebbene non sia stato Moholy-Nagy ad inventare la tecnica del “fotogramma” – che prevedeva il posizionamento di oggetti su carta fotosensibile per poi esporli alla luce – ne fece comunque un uso straordinariamente innovativo, dilettandosi nella creazione di forme astratte e ottenendo sorprendenti contrasti.

Analogamente al Bauhaus tedesco, Moholy-Nagy non solo mantenne il corso preliminare e i laboratori ma volle difendere anche la grande sperimentazione che si richiedeva agli studenti. È così che venne concepito il Light Workshop: un centro per la creazione fotografica sperimentale e il design multimediale. Con la collaborazione di Kepes e del fotografo Henry Holmes Smith (1909-1986), Moholy-Nagy sviluppò un preciso programma all’interno della scuola, le cui caratteristiche furono applicate per circa quattro decenni. Il nucleo del programma di fotografia era duplice: il corso concepito dal 1937 era basato sulla sperimentazione e sull’interdisciplinarietà, pensato per avvicinare tutti gli studenti alla fotografia. La tesi di master fu introdotta solo nei primi anni ’50 e rimase in vigore fino al 2001, quando la fotografia cessò di esistere come programma indipendente nella scuola.

Nel Bauhaus tedesco Gropius aveva pensato i programmi didattici basandosi principalmente sul connubio “arte-tecnica”. A Chicago Moholy-Nagy propose la triade “arte, tecnologia e scienza”: sulla base di questa tripartizione venne organizzato il corso preliminare in varie sezioni. La componente tecnologica si concretizzò nel laboratorio di Basic Design; quella artistica rientrava nei corsi di Visual Fundamental o Visual Design; infine – rispetto al Bauhaus tedesco – venne rafforzata la formazione scientifico-culturale.

La scuola di Chicago acquisì fama soprattutto in virtù dell’insegnamento della fotografia, al punto da poter affermare che l’influenza della scuola sulla fotografia americana nella seconda metà del XX secolo è stata fondamentale. Oltre a Moholy-Nagy, tra gli insegnanti più importanti dell’istituto spiccano György Kepes, che insegnò dal 1937 al 1943, Arthur Siegel, docente tra il 1946 e il 1978 (con varie interruzioni), Harry Callahan, dal 1946 al 1961 e Aaron Siskind, professore dal 1951 al 1971. Il corpo degli insegnati comprendeva anche ex docenti del Bauhaus tedesco, e arrivò poi a integrare altri professionisti americani. Insegnanti come Archipenko e Werner Drewes (arte), Marianne Willisch (interior design), George Fred Keck (architettura), rappresentavano il fronte più avanzato dell’architettura e del design a Chicago.

Moholy Nagy morì di leucemia nel 1946 a 51 anni. Il suo successore a capo dell’istituto fu l’architetto Serge Chermayeff (1900-1996), che rimase inizialmente fedele ai principi del vecchio Bauhaus. La situazione cambiò nel 1950, dopo la fusione della scuola con l’Illinois Institute of Technology.

Nel corso di Visual Design, l’atelier sulla luce rappresentava una delle novità più significative proposte da Moholy-Nagy. L’artista invitava gli studenti a studiare nuovi effetti visivi, agendo anche con sostanze chimiche o tecniche insolite e non “solamente” tramite l’esposizione di oggetti su carta fotosensibile. Quest’ultimo procedimento – che permetteva di imprimere luci e ombre direttamente sulla carta – fu usato molto anche da Man Ray; Moholy-Nagy chiamava le stampe risultanti Photograms.

Le opere create dagli studenti mostrano il desiderio della scuola di indagare su vari materiali in modo sperimentale, spaziando da pezzi di carta accartocciati (vedi il lavoro di Jerome Sharff) all’immagine di Eugene Whitehorne: una carta fotografica su cui sono stati impressionati vari materiali, esplorati in modo tattile. Nel 1938 Myron Kozman (1916-2002) esplorò le potenzialità di alcune sostanze come l’olio di nocciolo su materiale fotosensibile, creando così i suoi “chemiogrammi”.

Alla New Bauhaus di Chicago Nathan Lerner (1913-1997) fu dapprima studente e poi anche docente. I suoi genitori erano emigranti ucraini, ma Nathan nacque a Chicago nel 1913. Già all’età di nove anni Lerner frequentò corsi di pittura e a sedici anni iniziò a usare la fotocamera. A 18 anni andò a studiare con Samuel Ostrovsky, un pittore post-impressionista franco-russo e nel 1935 iniziò un progetto fotografico che fu sviluppato nella sua famosa serie Maxwell Street. Nel 1937 Archipenko raccomandò a Lerner la New Bauhaus, dove lui stesso era professore. Premiato con una borsa di studio da Moholy-Nagy, Lerner si iscrisse alla scuola sperimentando soprattutto in ambito fotografico: proiezioni luminose con riflessi, cliché-verre fotografando attraverso sostanze viscose, solarizzazioni. Lerner inventò la cosiddetta Light box che permise ai fotografi di creare studi astratti su oggetti e luce. La scatola luminosa fu anche menzionata da Moholy-Nagy in The New Vision (1939).

Nel 1939 Lerner divenne l’assistente di Gyorgy Kepes e fu co-autore con lui del testo The Creative use of Light (1941).

Interessante fu l’approccio didattico del tedesco Hin Bredendieck (1904-1995). Allievo di Josef Albers, Bredendieck nutriva un grande interesse per le tematiche morfostrutturali e l’uso di materiali particolari, come plastica e plexiglas, che proponeva agli studenti.
Già da studente Bredendieck si era ribellato all’insegnamento artistico tradizionale, guadagnandosi la reputazione di polemico e seccatore. Trovò comunque altri studenti che la pensavano al suo stesso modo e decise quindi di iscriversi al Bauhaus di Dessau nel 1927, diplomandosi nel 1930. Svolse la pratica negli studi berlinesi di Laszlo Moholy-Nagy e Herbert Bayer – suoi ex docenti al Bauhaus – e lavorò in seguito presso la B.A.G., un’azienda produttrice di illuminazione a Turgi, in Svizzera. Dopo essersi occupato per diversi anni dell’illuminazione per il CorsoTheater di Zurigo, Bredendieck tornò in Germania per lavorare con Herman Gautel, un produttore di mobili a Oldenburg. Nel 1937 fu invitato da Moholy-Nagy a unirsi al New Bauhaus e nel 1952 divenne il primo direttore del nuovo programma di design al Georgia Institute of Technology, carica che mantenne fino al suo pensionamento nel 1971.

Un’altra importante figura all’interno del New Bauhaus fu György Kepes (1906-2001), un pittore di origine ungherese, designer, educatore e teorico dell’arte. Quando Moholy-Nagy accettò di diventare il direttore della scuola di Chicago, invitò Kepes a lavorare come docente. I due avevano già collaborato prima a Berlino e poi a Londra. A Berlino Kepes aveva incontrato anche Gropius e quando Moholy-Nagy andò a Chicago, Kepes si unì a lui per tenere un corso sulla luce e il colore, il primo nel suo genere negli USA.

Docente alla scuola di Moholy-Nagy, l’americano Arthur Siegel (1913-1978) è noto per il suo uso sperimentale della fotografia, in particolare per a colori, e per i suoi grandi contributi nel campo della didattica. Siegel aveva già 10 anni di esperienza nel campo fotografico quando ottenne una laurea in sociologia presso la Wayne State University di Detroit nel 1937. Quello stesso anno gli fu concessa una borsa di studio per frequentare l’Institute of Design, recentemente fondato da Laszlo Moholy-Nagy. La sua carriera come fotogiornalista iniziò con il New York Times alla fine degli anni ’30, e sucessivamente gestì diversi incarichi per molte riviste. Nel 1946 accettò l’invito di Moholy-Nagy per insegnare e organizzare un workshop di fotografia presso l’Institute of Design, diventando capo del dipartimento di fotografia.

Dal 1951 Siegel fu coinvolto nella sperimentazione di nuove tecniche. Fu un pioniere nell’esplorare le possibilità creative della fotografia a colori, utilizzando il colore e le variazioni di tono per esprimere gli stati emotivi, essendo le sue fotografie spesso astratte.
Siegel lasciò l’Institute of Design nel 1955 per poter dedicare tutte le sue energie all’attività di reporter e alla fotografia commerciale. Curò il libro Chicago’s Famous Buildings (1965) e scrisse molti articoli sulla fotografia. Nel 1965 tornò a lavorare all’Institute of Design come professore e nel 1971 ne divenne direttore.

Siegel realizzò intricati fotogrammi già all’inizio della sua carriera. Tra gli anni ’40 e ’50 creò alcune opere introducendo la retroilluminazione e la proiezione della luce sulle superfici, oltre a mostrare un uso innovativo del colore sia nelle fotografie sperimentali sia nei reportage. Photogram 1, del 1973, anticipa alcuni suoi successivi fotogrammi, nella sua semplicità e nella natura concettuale.

Fonti e approfondimenti

  • AA. VV. (Petra Eisele, Isabel Naegele, Michael Lailach), Moholy-Nagy and the New Typography: A-Z, Verlag Kettler, 2019.
  • AA. VV. (Nicolas Feuillie, Laurence Sigal), Nathan Lerner: l’héritage du Bauhaus à Chicago, ARCHIBOOKS, 2008.
  • Jeannine Fiedler, Hattula Moholy-Nagy, Laszlo Moholy-Nagy, Color in Transparency: Photographic Experiments in Color, 1934-1946, Steidl, 2006. 
  • László Moholy-Nagy, The New Vision: Fundamentals of Bauhaus Design, Painting, Sculpture, and Architecture, Dover Publications, 2005.
  • New Bauhaus Chicago: Experiment Fotografie, Hirmer Verlag GmbH, 2017.
  • Arthur Siegel Retrospective. Vintage Photographs and Photograms, 1937-1973. September 10 – October 30, 1982, Edwynn Houk Gallery, 1982.
  • bauhaus-imaginista.org
  • harvardartmuseums.org
  • mocp.org
  • moholy-nagy.org
  • nathanlerner.com
  • nytimes.com/1997/02/15/arts/nathan-lerner