Art Nouveau e grafica

Il Liberty o Art Nouveau fu una filosofia e uno stile artistico che interessò le arti figurative, l’architettura e le arti applicate. Ebbe origine e diffusione in Europa tra il 1890 e il primo decennio del Novecento, come reazione all’eclettismo stilistico che aveva caratterizzato l’Ottocento.
Il movimento – conosciuto internazionalmente soprattutto con la denominazione francofona – assunse localmente nomi diversi ma dal significato di fondo affine, tra i quali: Style Guimard, Style 1900 o Scuola di Nancy (Francia), Arte Modernista o Modernismo in Spagna, Modern Style in Gran Bretagna, Jugendstil (“Stile giovane”) in Germania, Nieuwe Kunst nei Paesi Bassi, Styl Młodej Polski (Stile di Giovane Polonia) in Polonia, Style Sapin in Svizzera, Sezessionstil in Austria, Secesija in Serbia e Croazia, Modern in Russia. In Italia si diffuse inizialmente con la denominazione Stile Floreale ma successivamente divenne noto soprattutto come Liberty, dal nome dei magazzini inglesi di Arthur Lasenby Liberty (1843-1917), che vendevano stampe e oggetti erotici ispirati alle forme vegetali, tipiche di questa corrente artistica. Benché si possano ravvisare elementi comuni, che fanno del Liberty uno stile internazionale, ogni paese sviluppò in parte declinazioni tipiche e proprie, dando forma ad originali interpretazioni dello stile.

Una delle caratteristiche più evidenti dell’Art Nouveau – che influenzò tutti i campi dell’arte, dall’architettura al design d’interno, dalla moda alla pittura – è sicuramente l’ispirazione alla natura, di cui vengono studiati gli elementi strutturali, traducendoli in linee dinamiche, ondulate e stilizzate, con il cosiddetto tratto “a frusta”. Sono caratteristiche le forme organiche, le linee curve, con ornamenti a predilezione vegetale e floreale.
Le immagini orientali, soprattutto le stampe giapponesi, con forme altrettanto curvilinee, superfici decorate, vuoti e pieni in contro, e l’assoluta piattezza di alcune superfici, costituirono un’importante fonte di ispirazione per artisti e decoratori.
In campo pittorico e grafico, l’Art Nouveau presenta certe affinità con i lavori dei pittori Preraffaelliti e Simbolisti e alcuni artisti – come Aubrey Beardsley, Alfons Mucha, Edward Burne-Jones, Gustav Klimt, e Jan Toorop – possono essere collocati all’interno di più di uno di questi stili. Diversamente dai pittori simbolisti tuttavia l’Art Nouveau possedeva un determinato stile visivo e contrariamente all’arte preraffaellita, che prediligeva uno sguardo al passato, l’Art Nouveau non si formalizzava nell’adoperare nuovi materiali, superfici lavorate e anche l’astrazione.

Eugène Samuel Grasset
Nacque a Losanna, in Svizzera, nel 1841 ma lavorò soprattutto in Francia, dove morì nel 1917. Fu pittore, incisore e grafico pubblicitario, considerato uno dei pionieri dello stile Liberty.
Grasset studiò architettura al Politecnico di Zurigo ma nel 1871 si trasferì a Parigi dove, influenzato dal movimento simbolista e preraffaellita, lavorò in vari campi delle arti applicate. Fu un prolifico cartellonista pubblicitario e illustratore. Il suo più importante lavoro come illustratore è rappresentato dalle tavole per l’Histoire des quatre fils Aymons del 1883, dove Grasset riuscì a fondere perfettamente testo e immagini, rinnovando di fatto l’estetica del libro illustrato.

Alphonse Maria Mucha
Uno degli artisti più famosi legati allo stile Art Nouveau, è stato sicuramente Alphonse Mucha (1860 – 1939). L’artista nacque in Moravia (attuale Repubblica Ceca), dove lavorò inizialmente come pittore e decoratore, occupandosi principalmente di scenografie teatrali. Nel 1879 si trasferì a Vienna ma rientrò in patria nel 1881 per lavorare come decoratore e ritrattista. Assunto dal conte Karl Khuen di Mikulov per decorare il Castello Emmahof a Hrušovany (ora municipio), l’artista dette prova di tale bravura da convincere il conte a pagare la sua formazione all’Accademia di Belle Arti di Monaco.
Mucha si trasferì quindi a Parigi nel 1887, continuando i suoi studi presso l’Académie Julien e l’Académie Colarossi. Oltre a studiare, lavorò nella produzione di riviste, pubblicità e illustrazioni, e nel Natale 1894 fu incaricato di produrre un manifesto pubblicitario per una commedia che vedeva come protagonista Sarah Bernhardt, la più famosa attrice di Parigi, al Théâtre de la Renaissance. Mucha si offrì di creare un manifesto litografato entro due settimane e il 1° gennaio 1895 il poster per lo spettacolo “Gismonda” fu affisso in tutta città, attirando molta attenzione. Sarah Bernhardt fu talmente soddisfatta di questo lavoro che firmò un contratto di collaborazione di sei anni con Mucha.

Nel corso della sua vita Mucha fu un artista estremamente prolifico, creando moltissimi dipinti, manifesti, pubblicità e illustrazioni per libri, così come anche disegni per gioielli, tappeti, carta da parati, locandine teatrali, dando vita a quello che poi divenne noto proprio come Stile Mucha. I suoi disegni presentano quasi sempre giovani e belle donne in vesti morbide e fluenti, circondate da fiori e tralci vegetali, spesso con aloni dietro le loro teste. Le opere di Mucha furono ampiamente apprezzate durante l’Esposizione Universale di Parigi, nel 1900. Tra le opere prodotte per l’occasione, spiccavano sicuramente i murales esposti nel Padiglione della Bosnia-Erzegovina, da poco annessa al regno austro-ungarico. Si trattava di una commissione di grande prestigio e dopo l’esposizione Mucha fu insignito dell’Ordine di Francesco Giuseppe I per il suo contributo artistico.

Nonostante imitato spesso, Mucha tentò di dissociarsi da una definizione precisa di “stile”, insistitendo sul fatto che i suoi quadri costituivano un prodotto a sé stante e appartenevano all’arte ceca. Dichiarò anche che l’arte sarebbe dovuta esistere solo per comunicare un messaggio spirituale e nulla di più, di conseguenza l’artista lamentava il fatto di avere guadagnato più notorietà con la sua arte commerciale, quando invece avrebbe preferito concentrarsi su progetti artistici.

La fama di Mucha come artista di manifesti gli procurò anche incarichi per disegnare packaging. Nel 1896, mentre stava lavorando sul manifesto pubblicitario per il profumo “Rodo”, gli fu anche chiesto di progettare l’etichetta e la confezione del prodotto. Per quest’ultima usò la stessa immagine della donna disegnata sul manifesto e quindi creò una vera e propria “immagine coordinata”. Mucha collaborò regolarmente anche con l’azienda Lefèvre-Utile (LU), la principale azienda francese di biscotti, fondata a Nantes nel 1846. Per loro disegnò manifesti pubblicitari e calendari e nel 1896 fu il primo artista a utilizzare le sole iniziali della società (LU) come motivo decorativo nel loro calendario del 1897.

Un altro artista molto attivo in Francia in campo pubblicitario, fu Théophile Alexandre Steinlen (1859-1923), un pittore e incisore svizzero, nato a Losanna benché il padre fosse di origini tedesche.
Terminato il Liceo, si iscrisse alla Facoltà di Lettere dell’Accademia di Losanna, ma ben presto dovette andare a lavorare presso un parente a Mulhausen, in una fabbrica di tessuti di lino ed il suo talento nel disegno lo aiutò a creare i disegni decorativi per i tessuti. Nel 1881 si trasferì a Parigi e cominciò a creare i suoi primi poster: la sua prima affiche fu “Trouville sur Mer” del 1885.
Nel boulevard Rochechouart fu aperto il primo caffè artistico da Rodolphe Salis e, qualche anno dopo, Le Chat Noir, in rue Victor Masci. Il cabaret di Salis dette occasione a molti artisti e poeti di far conoscere le loro opere al pubblico, fra questi artisti vi era Steinlen che, a Le Chat Noir, conobbe anche Toulouse-Lautrec. Salis aveva molte opere di Steinlen, fra le quali un quadro rappresentante un concerto di gatti sui tetti di Montmartre; anche la famosa insegna Le Chat Noir (1896) affissa sulla porta del cabaret fu dipinta da Steinlen.

Dal 1913 al 1919, Steinlen produsse molti manifesti di guerra, denunciando la miseria dei soldati e della gente (“Deux mères et trois enfants”, “C’est la guerre”); collaborò inoltre con le sue illustrazioni al settimanale rivoluzionario Chambord, fondato da Gérault Richard. Tra le sue più assidue e riuscite collaborazioni con periodici, vanno certamente ricordate perlomeno quelle con L’Assiette au Beurre e soprattutto per Gil Blas (dal 1891), per il quale realizzò in 10 anni oltre 700 disegni, narranti la vita quotidiana, tra miseria e poesia, dei bassifondi di Parigi.

Aubrey Vincent Beardsley
Nonostante la sua breve vita (1872-1898), l’inglese Aubrey Beardsley fu un prolifico illustratore, nonché uno scrittore. I suoi disegni, spesso realizzati a inchiostro, erano fortemente influenzati dallo stile delle xilografie giapponesi, sottolineando il grottesco, il decadente e l’erotico. Fu una figura di spicco del movimento estetico che includeva anche Oscar Wilde, di cui era amico, e James A. McNeill Whistler.
Il contributo di Beardsley allo sviluppo della grafica Art Nouveau e del manifesto è stato molto significativo, nonostante la brevità della sua carriera, a causa della sua prematura morte per tubercolosi.

Nel 1892 Beardsley si recò a Parigi, dove scoprì i manifesti di Henri de Toulouse Lautrec e la moda parigina per le stampe giapponesi: entrambi esercitarono una forte influenza sul suo stile grafico.
La prima commissione di Beardsley risale al 1893, per illustrare Le Morte d’Arthur di Sir Thomas Malory.

Fondò la rivista The Yellow Book con lo scrittore americano Henry Harland, e per le prime quattro edizioni ne realizzò anche le copertine oltre a molte illustrazioni. La maggior parte delle sue immagini sono disegnate solo con inchiostro nero, e le ampie aree scure contrastato fortemente con le bianche, mentre le aree dettagliate e decorate si contrappongono a quelle più spoglie in un perfetto equilibrio.

William Henry Bradley
Anche noto con il diminutivo di Will, Bradley fu un pittore, incisore, e grafico statunitense, vissuto tra il 1868 e il 1962. Fu tra i primi negli USA ad adottare lo stile Liberty e ad introdurre tematiche tipiche del movimento inglese delle Arts and Crafts.
Principalmente autodidatta, Bradley iniziò a lavorare giovanissimo come stampatore e si cimentò presto come illustratore, tipografo e litografo. Il suo primo incarico importante risale al 1894, per la rivista americana di stampa The Inland Printer, di cui Bradley realizzò diverse copertine.

Sempre nel 1894 realizzò manifesti e copertine per la rivista The Chap-Book, ma soprattutto quello che viene considerato uno dei suoi lavori più emblematici: The Serpentine Dancer, un disegno che rappresentava Loïe Fuller, o più precisamente una stilizzazione in bianco e nero della celebre danzatrice statunitense (di lei si scorgono soltanto i piedi in un angolo).
Tale opera è considerata un’interpretazione figurativa della linea-forza (il cosiddetto “colpo di frusta”) ipotizzata da Henry van de Velde e nella quale s’identificherebbe la sinuosità lineare dell’Art Nouveau.

Fonti e approfondimenti

  • AA. VV. (Agnes Husslein-Arco, Jean Louis Gaillemin, Michel Hilaire, Christiane Lange), Alphonse Mucha, Prestel Pub, 2014.
  • Will Bradley (Autore), Clarence P. Hornung (a cura di), Will Bradley’s Graphic Art, Dover Pubns, 2017.
  • Jan Marsh, Aubrey Beardsley: Decadence & Desire, Thames & Hudson, 2020.
  • Anne Murray Robertson, Grasset: Pionnier de l’art nouveau, 1981.
  • Linda Gertner Zatlin, Aubrey Beardsley: A Catalogue Raisonné, Paul Mellon Ctr for Studies, 2016.