Introduzione

Il disegno grafico (in inglese “graphic design”), la comunicazione visiva e la pubblicità fanno parte della vita di tutti i giorni, sono un aspetto costante del mondo contemporaneo. Eppure anche queste manifestazioni del pensiero e del talento umano hanno delle radici, un’origine, uno sviluppo: una storia, quindi, che è molto importante conoscere, soprattutto per chi lavorerà nel settore grafico. Da un lato per sentirsi veramente parte di una comunità ideale di persone legate dalla capacità di comunicare con il segno grafico, dall’altro per avere un riferimento costante nella propria attività e nella progressiva crescita professionale. 

La parola grafica deriva dal latino graphĭcus, ossia “che riguarda la scrittura o il disegno”. Il termine deriva a sua volta dal greco γραϕικός (graficòs), derivazione di γράϕω ovvero “scrivere”, “disegnare”.

Pubblicità è invece un termine che deriva dalla parola “pubblico” ed assume quindi il semplice significato di “rendere noto”. Il corrispondente termine inglese advertising (da to advertise: avvertire) privilegia invece il processo di natura commerciale finalizzato al raggiungimento del destinatario del messaggio. La parola francese réclame (richiamo) mette in evidenza l’aspetto di “richiamo” ad un’azione, insito nel messaggio.

“Il graphic design è la professione che consiste nel creare o scegliere segni ed organizzarli su una superficie per trasmettere un’idea.”

Richard Hollis

Il disegno grafico è tipografia, immagine; è informazione; è organizzazione dei contenuti testuali e visivi su un supporto pensato per essere replicato, diffuso e compreso.
Anche se tradizionalmente la nascita della comunicazione grafica viene fatta risalire all’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg (e quindi alla metà del XV secolo), in un certo senso si può dire che esiste fin dall’antichità: l’uomo ha sempre provato il bisogno di comunicare.
Il primo utilizzo del termine “graphic design” è tuttavia decisamente più recente e risale al 1922. In quell’anno l’americano William Addison Dwiggins (1880-1956) coniò l’espressione per descrivere le sue varie attività nel campo della comunicazione stampata, riferendosi alla progettazione editoriale, l’illustrazione, la tipografia e il disegno di caratteri. Ad ogni modo il termine non divenne di uso comune fino al secondo dopoguerra.

Anche se negli ultimi decenni le frontiere tra disegno grafico e arte si sono assottigliate – a volte fino a scomparire – tradizionalmente esistono tra questi due settori delle fondamentali differenze. Il graphic designer lavora normalmente per altre persone, occupandosi della risoluzione di loro problemi. L’artista, anche quando usa strumenti e tecniche che coincidono con quelli del disegnatore grafico, lavora generalmente per sé stesso, per comunicare un proprio messaggio. Il designer, nel suo lavoro, utilizza dei codici che il destinatario deve poter comprendere; l’artista può invece non preoccuparsi di questo problema. Inoltre le modalità di fruizione tra grafica e opera d’arte sono generalmente diverse e il progettista grafico deve fare i conti con le tecniche di produzione in copie multiple: lo scopo della grafica è di trasmettere un messaggio nel modo più chiaro e convincente possibile al maggior numero di persone del target pianificato, e per far ciò il supporto grafico deve essere replicato e diffuso (e non necessariamente conservato). Viceversa, la maggior parte degli artisti cercherà di evitare in tutti i modi che la propria opera venga replicata e ancor più raramente distrutta.

“La pratica del graphic design è una combinazione complessa di due tipi di attività, una comunicativa e l’altra estetica. L’attività estetica consiste nel dare forma al testo fornito dal cliente. [Il designer] trasforma il testo in un’immagine… allo stesso tempo quello che progetta è un mezzo di comunicazione tra il cliente e il suo pubblico. Queste due attività si intersecano. Ognuna influenza l’altra e ne determina le condizioni.”

Hugues C. Boekraad